Archive for the ‘storica dichiarazione di intenti’ Category

LOGICA STRINGENTE

22 giugno 2009
Bene. Da oggi è aperta ufficialmente la caccia al nuovo appartamento. Probabilmente ogni diciotto anni le mie cellule abitative e lavorative si rinnovano, e io devo cambiare lavoro e casa.
Beh, insomma, c’è chi trasloca decisamente più spesso. Guardando indietro poi ogni volta c’è da chiedersi come diavolo io abbia fatto a resistere, ma si sa, sono persona di grande pazienza.
La goccia che fece traboccare il bilocale fu la lamentela per l’abbaiare canino del primo piano e la logica stringente e sopraffina della proprietaria della casa e del cane:
“i cani abbaiano, non posso mica impedirgli di abbaiare. E poi abbaia anche quando viene gente da te.”
Ai tempi in cui leggevo l’opera omnia delle avventure del commissario Maigret, ricordo bene di come Simenon non mancasse mai di sottolineare di come fosse il criminale stupido, quello che metteva in crisi il famoso commissario durante gli interrogatori: un conto è fare domande che ottengono delle risposte sensate, lavorare il sospettato ai fianchi, costringerlo alla contraddizione, al ripiegamento, all’incoerenza, e farlo cadere sull’inattendibilità delle sue risposte.
La persona che ragiona si vergogna del pensiero incoerente e, incalzato dalla logica, non potrà che piegarsi, confondersi, lottare seguendo la ragione contro la propria insensatezza, e arretrare fino alla confessione.
Il criminale stupido invece no. Non ha vergogna della propria irrazionalità, e il pensiero della propria stupidità non può certo sfiorarlo, quindi il suo non-ragionamento può svolgersi, inattaccabile per ore e ore, e giorni e giorni, e anni e anni, e il commissario, e noi con lui, potremmo rimanere in eterno sul pianerottolo, con la bocca leggermente aperta, le sopracciglia lievemente alzate per la sorpresa, le braccia distese lungo i fianchi, o cadute inesorabilmente a terra.
Tramortiti, consapevolmente sconfitti, dalla logica stringente della stupidità.

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LIBERA MENTE (storica dichiarazione di intenti)

17 aprile 2009
I primi soldi che ho guadagnato nella mia vita furono, a diciotto anni, il compenso per aver disegnato delle cinture.
Avevo un’amica, anche lei diciottenne, che bazzicava come indossatrice, venditrice, segretaria, rappresentante-schiava, il mondo della moda, lavorando ventisei, ventisette ore al giorno, e propose le mie creazioni al suo capo.
Erano semplici disegni fatti con le matite colorate su fogli da disegno, per delle possibile cinture da donna, in pelle. Il capo collaborava con un non ben identificato laboratorio artigiano toscano di pelletteria.
I miei disegni piacquero e le cinture furono realizzate.
Ne vidi solo un paio, una volta, di striscio: ne ricordo una di pelle verde, una bluette e una sul violetto. In realtà ne furono prodotte a decine, e furono vendute attraverso rappresentanti e show room di moda pronta. Mi diedero centonovantamila lire, se non ricordo male, e ci comprai il mio primo (e penultimo) stereo.
Uno di quegli affari portatili che si vedevano portati a spalla in spiaggia da qualche tipo hiphop ante litteram.
Poi mi chiesero dei disegni per realizzare delle borse. Ne sfornai a decine. Disegnai anche un marchio. Mi dissero che non erano piaciuti, ma so che vennero prodotte delle borse sulla base dei miei disegni e in giro cominciai anche a vedere un marchio che, se non era proprio il mio, ci assomigliava proprio tanto. Però non mi diedero più una lira e la mia carriera di disegnatrice di moda finì lì. In fondo mi ero divertita e poi stavo facendo altro. Con quale scopo ancora non lo sapevo, ma era comunque altro.

Diciamo che oggi, dopo aver ricevuto l’ennesima proposta per un possibile lavoro pagato poco più di un ridicolo niente, ho deciso, e prendo voi, oh miei lettori affezionati, a testimoni di tale mia decisione, e che possiate non commentare mai più i miei post, che splinder possa esplodere e cancellare il blog intiero, che mi si fulmini la lampadina della spia dell’olio se cambio idea e rispondo ancora a qualche annuncio di lavoro o accetto un qualche altro grottesco colloquio di lavoro, di diventare una libera professionista.
Non del crimine, sia ben chiaro, ma del libero, entusiastico, fervido, diversificato, eclettico, appassionato e miracolosamente (ci conto) produttivo fervore della mia mente.
In fondo per tutti questi anni mi sono mantenuta solo con lei, senza dipendere da alcuno né da alcunché, tanto vale che cominci a crederci.
 

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