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Motivi per alzarsi al mattino

4 novembre 2007

Mi invade sempre una strana euforia quando mi capita di prendere l’autostrada. Quando ritiri il biglietto, esci dal casello e premi l’acceleratore guardando le corsie che si aprono davanti a te. Certo non mi capiterebbe, se tutte le sante mattine io dovessi prendere qualche trafficatissima tangenziale per andare a lavorare. L’abitudine deteriora e uccide anche le più belle sensazioni. Ma quando invece mi capita di trovarmi una strada davanti, penso spesso che passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, paese dopo paese, potrei arrivare ovunque.
Chessò, uno parte da Palermo, da Roma o da Milano, prende la A4, prosegue su Trieste, e poi via, Zagabria, Belgrado, Salonicco, e da lì la Turchia, e cosa c’è dopo? Iran, Afghanistan, Pakistan e oltre.
La mattina diventerebbe pomeriggio, la luce piena smorzerebbe in crepuscolo, mentre il paesaggio cambia. Case, panorami, contorni, diventerebbero sempre più distanti dai soliti. Infine arriverebbe la sera, ai lati della strada ormai il buio, luci lontane, città straniere, avremmo fame, ci fermeremmo in qualche autogrill sloveno o serbo, la gente comincerebbe a non capire più l’italiano, a vestirsi in un altro modo. Le pubblicità non sarebbero più le stesse, l’autoradio non prenderebbe più Radiodue e Ondaverde. Potremmo pure spegnere il cellulare.
Scenderemmo dalla macchina, stirandoci un poco, faremmo un gran respiro e l’aria avrebbe un altro odore.
Non troveremmo più il panino Capri, e non si chiamerebbe neanche panino, anzi dovremmo cominciare ad esprimerci a gesti e indicare al cameriere la nostra scelta nella vetrinetta dei sandwich. Dovremmo cambiare moneta ad un certo punto, tirar fuori il passaporto, pensare a dove passare la notte, e siamo ancora vestiti da ufficio, così come eravamo usciti stamattina di casa. E non ci passava minimamente per la testa che avremmo dormito a Skopje. Certo per proseguire oltre la Turchia ci servirebbe qualche visto. Magari averci pensato qualche giorno prima. Magari aver deciso qualcosa di importante.

Per me è sempre stato consolante il pensiero che mentre me ne sto qui davanti al computer o sul divano di casa a leggermi il giornale, o a incazzarmi davanti all’ultimo telegiornale, il mondo è lì, è sempre aperto, fa orario continuato. Anzi è come quei piccoli negozi che si usano tanto all’estero, che vendono di tutto e sono aperti 24 ore su 24. E puoi decidere di uscire di casa a qualunque ora e andare a comprarti un giornale o una birra o il latte per il mattino. Il mondo è così. A portata di mano. Perchè non ci facciamo un salto?
Ho deciso di aprire questo blog in perfetto anonimato. Solo poche parole, solo pochi indizi. Voi non saprete chi sono, e io non saprò chi siete. Starò qui seduta a vedere chi passa. Come se fossi seduta ad un tavolino d’angolo di quei caffè con grandi vetrate a Parigi, o sotto un albero su una panchina in qualche piazzetta italiana. Andrò in cerca di motivi per alzarsi al mattino.
Ben sapendo che comunque in giro c’è da fare. C’è sempre un sacco da fare. Ma mi piacerebbe distinguere le cose importanti da quelle no.Scriverò quello che voglio e accoglierò con un sorriso chi mi farà un sorriso. Con uno sguardo pensieroso chi mi lancerà uno sguardo pensieroso.
O magari niente sorrisi e niente sguardi: non vedete che sto scrivendo? Qualcuno scriverà di rimando e io leggerò. Qualcuno magari mi guarderà e mi chiederà pure chi sto aspettando o se si può sedere al mio tavolo. Beh, deciderò lì per lì. Dipenderà dal tempo.


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