ANGELO CUSTODE

Questo è un vecchio post, già pubblicato qualche anno fa.
Lo rimetto qui per tutti quelli, e sono tanti intorno al mondo, in questo momento, che hanno bisogno di un angelo custode.

Io sarei una che crede agli angeli. Non si capisce bene il perché, come per molte altre cose della mia vita, ma sta di fatto che, anche senza ammetterlo del tutto, ed in fondo è la prima volta che lo faccio, gli angeli per me ci sono.
Dico ci sono, perché dire esistono sarebbe ben diverso: esistono presuppone un credo, ci sono mi suona più improvvisato e meno impegnativo, ed in fondo più adatto ad una che, come me, non crede molto in nulla.
Ma insomma, ho deciso di mollare un po’le maglie del controllo, e ho pensato che, nella mia vita, potrei anche concedermi una bizzarria così poco razionale.
Sarà che da piccola, avevo, attaccato al muro, a fianco del mio letto, un angiolino di ceramica rosa con un bel faccino alla Beato Angelico, un’aria calma ed eterna e una lanterna in mano con dentro una lucina che accendevo prima di entrare nel letto. Sì, perché io entravo, ed entro, nel letto, come uno che entra in una barca, alzando prima una gamba e poi l’altra, e salendoci sopra, per poi scivolare, come un bruco, sotto le coperte senza muoverle.
Da piccola quindi, accendevo la lucina dell’angelo calmo ed eterno ed entravo nel letto barca, solo dopo averci ben guardato sotto, facendomi coraggio e piegandomi a metà, con il fiato sospeso e  con un certo terrore, a scrutare il parquet immobile, innocuo e in penombra.
Fino a che non mi addormentavo poi, facevo ben attenzione a non lasciare sporgere una mano o un piede dal letto, perché ero sicura, e già i miei occhi lo vedevano nel buio, e mi facevano trattenere il respiro, e fermare il cuore, che una mano enorme, fortissima, pelosa e verde di alghe di palude o nera di tenebre, sarebbe uscita fulminea da sotto il letto per afferrarmi per il polso o la caviglia in una morsa potentissima per trascinarmi poi giù giù giù giù e giù, lontano e per sempre, in quell’abisso buio che si apriva tutte le notti sotto il mio letto tappezzato di quell’orribile raso, fortemente voluto da mia madre per la cameretta dell’unica figlia femmina, a rose rosse, gialle e rosa, e per non farmi mai più risalire.
Invece, l’angelo calmo e sereno mi proteggeva. Mi proteggeva sicuramente anche durante la notte, quando, incosciente e inconsapevole, muovendomi nel sonno, avrei abbandonato la mia posizione di sicurezza, girata sul fianco destro, vigile ed attenta, occhi aperti nel buio, verso la porta semiaperta, a controllare che un pazzo assassino non entrasse come una furia brandendo alto un coltello luccicante, pronto a piantarmelo nella schiena, non appena mi fossi girata verso il muro. Chissà come, invece, l’angelo cacciava via tutti quei mostri. Forse creava un campo magnetico, sicuro e protetto, un golfo riparato dove, silenzioso e tranquillo, galleggiava il mio letto nel debole chiarore della sua lucina.
 
Un campo magnetico era riuscito di sicuro a crearlo anche quel giorno di maggio di venti e più anni fa in cui, in quattro su una 127, per uno scherzo finito male, facemmo testa coda sulla Callalta, e sfiorando una decina di auto che correvano nel traffico di una domenica sera, riuscimmo a passare tra due platani e a planare senza capottare in un fosso miracolosamente asciutto. Gli unici miei danni furono una gran botta alla tempia e la sfilacciatura di una fettina laterale di lingua rimasta presa tra quattro molari.
Quando ripresi i sensi, dopo aver visto dai finestrini il mondo volarmi intorno e diventare nero in un attimo, riuscii perfino ad uscire dal sedile dietro e a risalire da sola dal fosso, arrampicandomi ostinatamente ai ciuffi d’erba verde della riva, aiutata da un infermiere bianco e sorridente dell’ambulanza che vedevo lontana, irraggiungibile, parcheggiata sul ciglio della strada. Ma sono sicura che non era un infermiere. Era il mio angelo, che silenzioso e attento come sempre, si complimentava con me, e mi incitava con un sorriso. Poi, mentre al pronto soccorso aspettavamo le radiografie, forse andò a bersi una birra con gli angeli degli altri tre. Birra meritata, visto che in quattro ci procurammo solo un taglio da tre punti al pronto soccorso.
Good job, direbbero in america.
Quante ne ha viste poi, in questi anni. Almeno due voli in moto, si andava piano però, poi un altro paio di incidenti sicuramente mortali, che mortali però non furono, e non diventarono neanche incidenti, (ma quella golf targata germania me la ricordo benissimo mentre ci sfrecciava a fianco in galleria dopo un sorpasso rientrato, e pure il camion alla fine della retromarcia nella stradina in toscana), e una curva presa troppo larga dopo una cena in collina.
Il bello è che non ero mai io alla guida, e il mio angelo doveva essere assai incazzato e avere in più ottimi rapporti con i suoi colleghi.
Cosa manca? Ah beh, forse quella volta che ho fatto autostop a quindici anni, quella sera nella metropolitana di Londra, i vari maniaci, pedofili per fortuna solo esibizionisti, e alla fine innocui, incontrati ai giardinetti da bambina e poi insomma, mettiamoci pure il giro del mondo, via.
In fondo con tutti gli aerei e autobus e metropolitane che ho preso, e quartieri sconosciuti e ostelli e strade mai viste, e onde australiane e traghetti neozelandesi, e treni, e vie deserte, avrà avuto il suo daffare anche se io non mi sono accorta di nulla.
Ci metterei poi anche qualche periodo in cui entravo in casa e, con il cappotto addosso, mi lasciavo cadere sul divano a guardare il muro, o un paio di sere in cui mi sono fermata nell’ingresso e, lentamente, senza credere che succedesse davvero, sono scivolata piangendo lungo il muro. Di sicuro, dopo un po’è stato lui, il mio angelo, a farmi alzare, a lavarmi le mani piano piano come una convalescente, guardando l’acqua scorrere dal rubinetto come fosse la prima volta, e a lavarmi la faccia senza guardarmi nello specchio. O forse sono stata io, pensando a lui, o lui, pensando a me. O tutti e due insieme, così insieme che ormai non sappiamo neanche più dove comincia l’angelo e dove finisco io, tanto siamo abituati a lavorare fianco a fianco e ad arrangiarci.
Come direbbero gli americani, siamo una bella squadra. Good job, angelo.

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10 Risposte to “ANGELO CUSTODE”

  1. anonimo Says:

    Un racconto stupendo, Dipòk…non riesco a dire altro…
    Quando parli di te nella cameretta che lotti mentalmente contro i mostri 🙂 mi sono venute in mente due cose…

    Una è che facevo anche io qualcosa di simile da piccolo, i confini del letto, immaginariamente proiettati sul pavimento, dettavano il limite della zona di sicurezza: oltre c'erano terribili creature in agguato 🙂

    L'alta cosa è il film "Monsters & Co."…se non lo hai visto, te lo segnalo come un mini-capolavoro di divertente interpretazione dei fantasmi infantili 🙂

    Smirki 175 – Presidente della AAD ("Associazione Adoratori di Dipòk") 🙂

  2. anonimo Says:

    Mi son rivisto con la schiena contro un muro di una stanzetta anonima a Stavanger mentre non avevo neppure la forza di pensarlo il futuro. I giorni erano solo una sequenza insignificante di albe e tramonti, mentre il lavoro era solo una scusa per non pensare ad altro. Dici che puo' essere stato un angelo a tirarmene fuori? Forse hai ragione, ma allora credevo di essere fortunato, perche' il mio angelo aveva un nome ed un viso con occhi castani e capelli lisci e morbidi. Poi, come succede spesso agli angeli anche lei se ne e' andata…

    Il tuo racconto e' veramente bello!

    JGWolf

  3. dipocheparole Says:

    @smirky: grazie smirkiolo.  cercherò Monsters & Co., ma se poi ho paura che faccio ?:))

    @jgw: credo che almeno una volta nella vita capiti a tutti di guardare il muro o di sentirsi contro un muro, o di strisciare giù per un muro e di chiedersi le peggiori cose.
    Alla fine credo che a salvarci sia solo l'angelo che ci portiamo dietro.
    Di solito quelli che incontriamo, e che scambiamo per angeli, prima o poi se ne vanno.:))

  4. anonimo Says:

    ciao dip 🙂
    anzi, ci mettiamo una i (fonetica) in più e facciamo deep? perché molto profonde sono le tue riflessioni sulle forze che ci circondano e che ci proteggono.
    Anzi, mi viene da dire che "talvolta appare anche come se" ci proteggessero, come se ci fossero "persone" attorno a noi, quando invece io sono convinto che siano forze nostre, energie che tutti abbiamo in potenza ed alcuni (come te) riescono a tirare fuori. La tentazione dell'ipostatizzazione è potente, ma mi piace di più pensare che quando ci riesco sono io ad averne il merito :-).
    Mi sembra di vederla, la tua energia potente che mette in fuga maniaci, pedofili, aborigeni e canguri… quando hai fatto il giro del mondo non gli avevi dato fiducia totale dando fiducia totale a te stessa??
    Fortuna audentes adiuvat (sapienza romana!)
    smack
    MP

  5. anonimo Says:

    Una volta o due deve aver buttato un occhio anche al sottoscritto, nel periodo dei vent'anni in cui tornavo a casa i fine settimana quasi regolarmente tra le sei e le otto di mattina, mi immagino ora le notti dei miei genitori. Quando invece racconti dell'angelo presente nei momenti di sconforto, non ho potuto non pensare a Il cielo sopra Berlino di Wenders, la mano dell'angelo appoggiata sulla spalla… Sarebbe bello se fosse vero, anch'io avrei bisogno ogni tanto di una mano sulla spalla.
    s|a

  6. dipocheparole Says:

    @caro mp, (e per fortuna che ogni tanto ritorni!:)) in effetti a me piace pensare all'angelo che si prende cura di me. Alla mano sulla spalla di cui parla sopra s|a, perché mi sembra di avere sempre qualcuno vicino e di essere così meno sola di fronte alla vita.
    In realtà poi questo angelone laico che ogni tanto mi figuro al mio fianco, alla fine (probabilmente, ma non voglio esserne certa!)  è la mia parte saggia e avveduta che in qualche modo si sa salvare.

    Però sai che non ho mai pensato di avere tutta questa fiducia in me? Questa fiducia totale in me stessa non la sento. e neanche questa energia che mette in fuga i canguri!! :))))
    Semplicemente certe cose mi vengono facili facili, senza neanche pensarci troppo. Per altre cose invece sono sprovveduta come una dodicenne. Mi sa che mi tocca farci un post..

    @s|a: credo che tutti intorno a venti anni abbiano una schiera di angeli- teste-di-cuoio intorno.
    "Il cielo sopra Berlino" è uno dei miei film preferiti. Non mi ricordo assolutamente niente del film se non la figura dell'angelo, dimesso e vagamente triste, chiuso nel cappottone grigionero,  che vaga per la città e la osserva dall'alto. Stupendo. Devo rivederlo.

  7. anonimo Says:

    "Un ange passe…" dicesi per un improvviso e invalicabile silenzio che viene ad instaurarsi senza una ragione, o forse per qualche ragione…
    Altri angeli di ogni sorta mi lasciano, ben che vada, indifferente.
     

    http://the-madame-hatter.tumblr.com/post/4107971649/fuori-dal-mondo-hahahoohooheehee-flashbacks

  8. anonimo Says:

    Mi è appena capitata sotto gli occhi per caso, la butto lì:
    "If you govern the shark in you, why, then you will be an angel. For an angel is nothing but a shark well governed."
    Herman Melville, Moby Dick
    siu
    (oups, era mio anche il commento precedente… vedo adesso che non l'avevo firmato, sorry)

  9. anonimo Says:

    Mi chiedo dove sia il mio angelo custode… mai visto

    http://www.radicchiodiparigi.wordpress.com

  10. Luce Says:

    Ciao
    ho un angiolino in ceramica rosa, con lanterna e piccola lucina elettrica.
    Se ti interessa acquistarlo, scrivi qui il tuo indirizzo e-mail, così potrò inviarti una foto ed eventualmente i dati per la spedizione.
    Luce

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