SESSO AL MARTEDI’ GRASSO

La “Waka Waka” di Shakira va un casino tra i carri mascherati di questo martedì grasso.
Cercavo di arrivare all’agenzia pratiche auto (sì, ho fatto il gesto epocale: ho comprato l’auto nuova) e mi sono trovata tra la folla moderatamente festante, anzi quasi leggermente perplessa, che assisteva al passaggio dei carri. Il carro dell’Allegra compagnia di Maserada sul Piave in quel momento cercava di farsi largo per le strade del centro, ondeggiando plasticose canne d’organo variopinte eruttanti coriandoli sulla curva a gomito che sbocca in Corso del Popolo.
Era preceduto, appunto, dai membri festanti dell’Allegra compagnia: una ventina di quarantenni, qualcuno sospetto anche cinquantenne, abbigliati a mo’di note musicali che, illividiti dal freddo dopo tre orette di sfilata, il viso serio e accigliato da chi me l’ha fatto fare e maledetta quella volta che Bepi mi ha portato alla riunione quest’inverno che te assicuro che xe pien de fighe, intrecciavano coreografie danzanti sulle note di musicacce disco.
Tre passetti a destra, tre passetti a sinistra, una giravolta, chiudi le braccia, stendi le braccia, una alla volta, prima la destra, poi la sinistra, un battimano e via. Sulla scia delle scuole di balli sudamericani (dio quanto li odio), tutti dietro al gran beccatore, il maestro fustacchione bicipitato: a la derecha a la izquierda, un pochito de qua e un pochito de là.
Dietro arrivava il carro degli Amici di San Giuseppe che sparava “Mamma mia” degli Abba. Sponsor la carrozzeria Bettiol Denis. Altra pattuglia di quarantenni (ma le ragazzine dove sono sparite, non ambiscono più a fare le majorettes?): meduse violette, polipastre verdognole sovrappeso, il gallo del quartiere in versione Capitan Findus, che con due manacce da muratore guidava le danze e il trattore che trainava il carro.
Parte la “Waka Waka” e il ragazzo nero, presunto ghanese (è insieme a Adjatay, il ghanese che ho trovato nel gruppo di alfabetizzazione agli stranieri a scuola) che assiste alla sfilata con le mani in tasca e lo sguardo un po’assente sul marciapiede di fronte, accenna un sensualissimo movimento d’anca. Gli è partito naturale al suono della “Waka Waka”, ma subito si blocca. Non è posto questo per ballare, anche se la musica è pompata a tutto volume, mica siamo al sambodromo o in piazza a Accra o dove diavolo ballano i ghanesi. Non si balla sulla pubblica via di una cittadina del nord est, tra uomini nativi imbacchettati che non saprebbero muovere il bacino neanche sotto ingiunzione del fisioterapista, ora retrofletta su!, e donne che volentieri si lancerebbero in ancheggiamenti lascivi, retroflettendo di gusto, in stile velina intorno al palo della lap dance, ma mai per strada, o meglio, in piazza.
E così corre via l’ennesimo Carnevale, le polipesse verdastre ai lati del carro degli Amici di San Giuseppe, imbottite di maglioni sotto i costumi che tirano sui fianchi, cercano di sculettare come le mulatte del carnevale di Rio e accennano con le braccia il famoso gesto di Shakira: mani unite all’altezza del petto in un su e giù vagamente evocativo di altro movimento sussultorio. Il risultato è così goffo che mi vergogno per loro.
Non commento l’ultimo carro che avanza: una enorme biga azzurra carica di fulmini e saette simil-raggi di fuoco e sovastata da un truce sole giallo e fiammeggiante. Titolo dell’opera a grandi lettere sul cartello davanti al trattore che traina il carro, ma solo per chi non avesse capito il senso dell’opera: Il ritorno di Ben Hur? Il carro del sole? E’ tornata la primavera? No, la risposta esatta è: “Non ci resta che la biga”.
Tutto intorno, il pubblico da sfilata dei carri a carnevale o da fiera degli osei o da autoscontri alla sagra. Quelli che ti chiedi dove stiano nascosti tutto il resto dell’anno: branchi di ragazzini magrissimi e torvi, mani in tasca, jeans strettissimi e ciuffi abnormi, schiere di ragazzette fumanti, spavalde e urlanti che si tengono a manina, tipacci rudi in anfibio e passo montanaro, tris di punk: lei grassissima con le calze smagliate e la minigonna, lui altissimo un po’ gay, l’amico con la cresta viola, sette orecchini per orecchio e un po’ ingobbito, coppiette di emo pallidi e depressi. Insomma tutto l’atteggiarsi della presunta contemporaneità giovanile, ritenuto ancora trendy nei paesi, ma definitivamente out per il capoluogo.
Dio come sono snob.

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10 Risposte to “SESSO AL MARTEDI’ GRASSO”

  1. anonimo Says:

    Be', allora ad essere snob siamo almeno in due. Ieri mi ero ripromessa di starmene a casa, ma un frigo un po' troppo da quaresima mi ha poi convinta ad uscire: dal fondo della mia strada arrivava solo un vago rumore, del corteo mascherato; eppure ti assicuro che mi è bastato quello per pensare a quanto fosse volgare. Assurdo, triste. Inutile.
    siu

  2. anonimo Says:

    Sarai pure snob, ma questa " natura morta con folla" che hai dipinto è da manuale…
    giovanni

  3. bepiberto Says:

    c'ero anch'io con i miei cuccioletti. ho visto quello che hai visto tu e ho pensato le stesse cose. solo che se con me ci fosse stata la donna della della mia vita  sarebbe stato quello il sambodromo, anche con la cicciona in minigonna.

  4. anonimo Says:

    Io mi son visto il carnevale di Luanda, in stile Brasiliano… Vabbe', quasi.
    Non riesco a capire perche' si seguiti a scimmiottare tradizioni di altri, senza averne lo spirito. Una festa non e' fatta dai costumi, ma dall'allegria dei partecipanti. Tutti, anche quelli ai bordi della strada.
    Ammetto che in Africa son sempre pronti a far festa, forse hanno una vita talmente dura che cercano ogni occasione per dimenticarsene

    JCWolf

  5. anonimo Says:

    Bellissimo racconto in agrodolce, Dipòk πŸ™‚ l'ho letto con un po' di ritardo, ma non me lo sarei mai perso πŸ™‚ Sono monotono e noioso, ma te sei proprio bravissima πŸ™‚
    E per questa frase, da oggi in poi ti adoro ancor di più:

    "…Sulla scia delle scuole di balli sudamericani (dio quanto li odio)…"
    Grande!!! πŸ™‚

    Le scuole di balli latini americani, "violentemente" trapiantate nei nostri scenari nebbiosi, sono quasi tristi quanto i capannoni dei quartieri artigianali…è in ogni caso una gara dura πŸ™‚

    Smirki πŸ™‚

  6. dipocheparole Says:

    @siu: ne convengo. Comunque siamo due snob.:))

    @grazie Giovà :)) bello il titolo "natura morta con folla". Ci sta.

    @jcw: vero che son molto più pronti a far festa. Noi invece ce la mettiamo tutta ma non ci riusciamo.

    @smirki: sìì! li odio li odio li odio!! ma tutto quanto è trapiantato senza alcun senso in posti che non hanno nulla a che fare con quello che viene propinato. Esempio: cosa ne dici di un centro di hata yoga tra i capannoni di una zona artigianale? C'è n'è uno giusto giusto qui intorno!! :))

  7. anonimo Says:

    I capannoni prefabbricati sono gli assassini del genius loci…un delitto compiuto sotto gli occhi di tutti, ma senza che nessuno o quasi se ne renda pienamente conto πŸ™‚
    Dipòk…mi vuoi sposare? πŸ™‚
    …se non proprio subito, combiniamo la data almeno per il periodo della nostra comune di arzilli ottuagenari :-)…ehehehehhe πŸ™‚
    Smirki πŸ™‚

  8. dipocheparole Says:

    @smirky: sì, ti sposo! :))) l'unico problema credo che sia che quando tu avrai ottant'anni io sarò sui cento.. Ti va bene lo stesso?
    Però pensa che bello:  tu che mi adori, e io che faccio l'adorabile per una vita intera! E tutti e due contenti. La coppia ideale!

  9. anonimo Says:

    Eheheheheheh πŸ™‚ Secondo me si può fare, Dipòk πŸ™‚ oppure possiamo anticipare un tantinino πŸ™‚ in ogni caso, io prenoto le bomboniere che almeno su quel fronte siamo coperti πŸ™‚
    …sei simpatica πŸ™‚ ti mando un bacino sulle ali di un sorriso πŸ™‚
    Smirki πŸ™‚

  10. anonimo Says:

    Ma si… sono davvero più solari. Non so dalle tue parti, ma dalle mie fino a una ventina di anni fa c'erano un bel po' di persone che si davano da fare per organizzare le varie sagre di paese e coinvolgevano una bella fetta della popolazione. Oggi troppa gente pensa che per fare una festa basti pagare il biglietto e allora mi sento dire cose tipo "beato te che giri il mondo e vedi un sacco di posti dove la gente non ammuffisce come da noi"…
    Lo ripeto, la voglia di far festa deve essere dentro di noi… ma di certo non è che aiuti molto vedere la distesa di poli logistici che stan costruendo in questi anni
    Ancora peggio sono le distese di capannoni commerciali vuoti che deturpano la campagna…
    Mah… quando cominciamo a prendere a calci un po' di amministratori locali?  πŸ˜‰

    Ciao

    JGW

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