MARTEDI’ GRASSO (replica)

Questo post l'ho già pubblicato giusto due anni fa. Ma faccio come in televisione d'estate, non ho tempo di scrivere, né tantomeno so cosa scrivere, così siccome leggendo dall'amico s|a mi è venuto in mente il mio vestito da moschettiere, ve lo rimetto qua. In replica.

Va beh, ho capito, vi piacciono i post intimistici.
Ieri ho parlato della mia faccia allo specchio e sono passate di qua un centinaio di persone.
Come facessero a saperlo, che parlavo della mia faccia, e soprattutto come questo potesse risvegliare tutto questo interesse, non mi è molto chiaro, però oggi voglio riprovarci parlandovi del costume di Carnevale di quando ero bambina.
Non c’è molto da dire, in effetti, se non che quell’anno, l’anno dei miei quattro o cinque anni, mia madre decise di comprarmi un costume da Carnevale vero.
Prima non l’avevo mai avuto, e neanche ho ricordo di altri costumi indossati dai miei fratelli.
Se ci fossero stati, di sicuro mi sarebbero stati appioppati, come quell’orribile soprabito di velluto a coste marrone di mio fratello L. che un giorno, in quarta o quinta elementare, mia madre decise di farmi indossare, e dio quanto mi vergognavo, e che per fortuna mi convinse a portare solo per un paio di giorni, finché i miei amici Anna e Sergio mi dissero che faceva davvero schifo.
O i pigiami di cotone blu, o azzurro, con i bordini bianchi, che però, insomma, mettevo anche volentieri, perché mi piaceva il colore e poi tanto, di notte, nessuno mi vedeva.
Probabilmente di costumi di Carnevale ce n’erano stati per i miei fratelli, ma erano andati rovinati negli anni, loro erano grandi ormai, terribilmente grandi: se io avevo cinque anni, L. ne aveva undici ed E. ne aveva addirittura tredici. Tra di noi ormai c’era un abisso, e poi io ero una femmina. Questa questione dell’unica figlia femmina, quasi inaspettata, dopo due maschi bradi e litigiosi, era evidentemente estremamente importante per mia madre e il suo concetto di abbigliamento femminile. Da quando ero nata infatti, era stato tutto un tripudio di vestitini rosa, di collettini bianchi di pizzo, di maniche a palloncino, di camicettine con i volants, di pon pon colorati, bottoncini di madreperla, calzettine traforate, scarpettine di vernice o sandaletti bianchi lucidati con la biacca. La mia cameretta era un’esultanza di fioroni rosa, gialli e rosini su chilometri di raso rosa di mantovane e copriletto. Il mio lettino aveva una testata rococò ricoperta dello stesso raso, le tende erano bianche a balze, le pareti erano rosa, la lampada era una romantica ceramica dipinta a fiorellini (rosa), e la scrivania era un qualche stile impero con poltroncina in stile ricoperta di velluto verde.
Il risultato di tutto questo diluvio di stoffe, rasi, drappeggi, volants, colorini pastello, pizzi e vernici, fu che divenni in assoluto la prima bambina della mia scuola a indossare i blue jeans e a non togliermeli più per una ventina di anni.
Inutile aggiungere che, mio malgrado, ero una bambina tranquilla e pulita, ma che non mancavo mai di sporcarmi apposta le scarpine appena lucidate, strofinandole nella polvere, tirarmi fuori la camicia dalla gonna, e di spettinarmi furiosamente i capelli amorevolmente tirati e ripiegati in su con il pettine bagnato.
Diciamo però che dai dieci anni in poi presi definitivamente il controllo del mio armadio, della mia acconciatura e un paio d’anni dopo pure dell’arredamento della mia cameretta, e mia madre, desolata e frustrata, mi lasciò andare alla mia deriva.
Così, dall’armadio sparirono i vestiti, la spaventosa triade “gonna golf e camicetta” fu sostituita da blue jeans e maglietta d’estate e pantaloni di fustagno e maglione d’inverno. I capelli crebbero inesorabilmente e si fissarono prima in una coda di cavallo raggrumata, poi in una libera crescita indistinta.  Il colore rosa fu bandito nei secoli e definitivamente espulso con raccapriccio dalla mia vita.
La testata rococò fu estirpata dal letto, i tendaggi sradicati, la scrivania eliminata e sostituita da un’asse di truciolato su due cavalletti di ferro, l’armadio laccato di bianco fu ricoperto di fotografie strappate dai giornali e soprattutto la camera fu ridipinta di giallo e il soffitto di marrone.
Prima di tutto questo furibondo cambiamento però, all’alba dei miei quattro o cinque anni, ero ancora una docile e dolce bimba abbigliabile secondo i canoni della moda bambinesca femminile di quegli anni.
Non riesco proprio a spiegarmi quindi, ancora oggi, come mai quella sera di tanti anni fa, mia madre mi abbia portato in una delle più belle cartolibrerie della città, che inspiegabilmente allora vendeva costumi di Carnevale. E soprattutto, non riesco a spiegarmi come mai, già allora, tra i tulle azzurri dei vestiti da fatina, le balze colorate dei vestiti da Biancaneve, i rasi bianchi finemente ricamati dei vestiti da Colombina, io abbia scelto proprio quella magnifica casacca di velluto blu con i lustrini d’oro, quella camicia di raso bianco, quei pantaloni di panno rosso con i fregi dorati, quel cappello rosso con la piuma,  del mio meraviglioso, incantevole vestito da Moschettiere.

Annunci

7 Risposte to “MARTEDI’ GRASSO (replica)”

  1. Lipesquisquit Says:

    Vedo che abbiamo la stessa tendenza a recuperare i vecchi post.
    Nostalgia?
    Crisi creativa?
    Alzheimer?

  2. anonimo Says:

    Meraviglia…:-)
    Fantastico, Dipòk…mi sembra di averlo già letto, ma in effetti una seconda edizione la meritava tutta πŸ™‚ Semplicemente bellissimo πŸ™‚

    A me il carnevale ha sempre messo una tristezza abissale, non so spiegarti bene il perchè…forse è per via del fatto che non amo molto la "progettazione della felicità" πŸ™‚

    I momenti di gioia più intensi della mia vita li ho sempre provati per caso,  per qualche strano capriccio di certi eventi caduti dal cielo del tutto inaspettati πŸ™‚ e non parlo di chissà quali fatti epocali…può trattarsi invece anche solo di qualche ora passata con persone care a fare niente di eccezionale, però in quell'atmosfera particolare di certi momenti, che poi non si ripeteranno più con la stessa qualità ed intensità…

    Ad ogni modo, grazie per aver scritto questa meraviglia πŸ™‚

    Smirki πŸ™‚

  3. anonimo Says:

    @lipes: L'Alzheimer lo escluderei, altrimenti non ci ricorderemmo di averli già scritti e non riusciremmo neanche a recuperarli..;))

    @smirki: grazie smirkino. Anche a me il carnevale non fa impazzire. Come un po' tutte le feste e i rituali comandati. Forse funziona fino ai 10 anni.

  4. dipocheparole Says:

    uff.. ero io. Splinder ogni tanto mi butta fuori dalle mie proprietà!

  5. anonimo Says:

    mmmm… in effetti tutto quel tripudio di fiorellini rosa doveva aver provocato un bel senso di rifiuto… Perchè poi tu abbia scelto il costume da moschettiere? secondo me perchè già allora avevi voglia di infilzare qualcuno… πŸ˜‰
    Personalmente l'unico costume di carnevale che io abbia mai indossato risale ai miei 4 anni e si trattava di un costumino da Zorro… compresi i baffetti finti. Da allora nessun costume e nessuna festa di Carnevale, non mi è mai piaciuta troppo.

    JGWolf

  6. anonimo Says:

    In effetti, sì, ci piacciono i post intimistici e questo è proprio bello.
    (ci sono milioni di blog che pensano di dover dire la loro su ogni fatto dell'attualità politica e di cronaca, alimentando il qualunquismo e il rumore del mondo e della rete in particolare, per questo per me post simili sono piccole oasi)
    s|a

  7. dipocheparole Says:

    @jgwolf : perché pensi che voglia infilzare qualcuno!?:))

    @s|a: ecco qua infatti che subito ti ho messo giù un altro post per niente intimistico. anzi, avvelenato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: