PRINCIPIANTI PROGREDITI

Nadiia è una bizzarra signora russa sulla sessantina, carnagione bianchissima, rossetto rosso e voce baritonale, i capelli cortissimi e biondi che spuntano da una bombetta nera che tiene appena appena appoggiata sulla testa. Sta fieramente dritta in punta di sedia, i gomiti appoggiati al tavolo come se stesse partecipando a un pranzo all’ambasciata, saettando gli occhi vivaci qua e là, seduta  tra Aprana, una modesta signora dallo Sri Lanka e Naza, ragazza kosovara.
Aprana sta infagottata in un misto di sari, giacca a vento e sciarpa, una faccetta marroncina nascosta dietro un paio di occhiali /monitor di osso scuro e recita gli esercizi come un rosario. Secondo me ha studiato dalle suore. Cingalesi, ma suore. Naza mi guarda come se fossi Miss Universo, o l’ultimo premio Nobel per la letteratura, o l’incarnazione dell’Italia terra dei miracoli futuri, mi sorride, mi dice che è felice che io sia lì e mi osserva con uno sguardo così aperto e fiducioso che temo che non capisca niente di quello che dico, ma si limiti alla speranza di capire tutto, finalmente, un giorno.
Di fronte c’è il blocco delle donne bengalesi: colori vari di giacche a vento e piumoni sovrapposti a sari leggerissimi rosa, gialli, arancioni, sciarpe intorno al collo o a coprire la testa, bambini urlanti in braccio e carrozzine lungo le pareti della classe. Tra tutte spicca il faccione di Saranda, occhi smisuratamente grandi e denti bianchissimi che urlando legge più veloce di tutte, malissimo, tanto che la nigeriana Mamouna che siede imponente alla sua sinistra, la richiama dicendole che va troppo avanti, e con gesti calmi e sorridenti la invita anche a portare fuori, dalla baby sitter, e sarebbe anche ora, la figlia rompiscatole che ha fatto quasi piangere la bambina dell’ucraina senza nome, il donnone con i capelli grigi e vistosa peluria sul labbro superiore, aggiuntasi all’ultima lezione, per provare, dice, e che si è rivelata una sottile linguista, che si pone problemi del tipo: perché la gente dice metti la roba sul frigo e non nel frigo? E perché a volte si dice quei e a volte quelli e a volte quegli? E come si chiama tunnel sotto stazione? E così via. Le davo sessant’anni e invece scopro che ha una bambina di due anni.
Katarina, vecchia russa senza cognome, capelli grigi corti e spettinati, e berretto con frontalino alla Lenin, sorride dall’altra parte del tavolo. Arriva e parte quando vuole, sembra che non segua le lezioni mentre sfoglia incessantemente un vecchio vocabolario ingiallito russo-italiano, sorridendo tra sé e sé, e lanciando di quando in quando, inaspettatamente, domande argute e intelligenti. L’ho messa vicina a Fatima, a scrivere un percorso di indicazioni stradali, per andare, seguendo la cartina sul libro, da Piazza di Santa Maria Maggiore a Viale Manzoni. Non ne hanno indovinata una, ma sembra si siano divertite.
Uno dei pochi uomini è l’indiano Johnston. Magro, educato, occhiali di metallo e l’aria da intellettuale, si siede sempre bello dritto davanti a me, di là dal tavolo, facendo spostare chi si è già seduto, e segue con grande attenzione, fermando la lezione quando non capisce, consultandosi con la marocchina Amina, una delle migliori, o parlando in inglese con la nigeriana Perpetua, silenziosa e seria, immobile appoggiata alla sedia, anche lei chiusa, per tutte le due ore nel suo piumino grigio, nonostante i termosifoni bollenti.
Alla fine Mirvete, ciuffi di capelli tra il biondo e il grigio e sorriso storto mi chiede se ho bisogno di donna di pulizia per casa mia.

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6 Risposte to “PRINCIPIANTI PROGREDITI”

  1. anonimo Says:

    Leggendoti mi son visto dall'altra parte, al corso di Portoghese che seguo in Angola, ad orari improbabili, spesso dopo 14 ore di lavoro e dopo un numero indefinibile di guai che mi perseguitano durante la giornata. Ho ripensato al Filippino che siede accanto al Tunisino e che siccome il corso di Portoghese è in Portoghese… non capisce una parola di quel che si dice… così come il Tunisino.
    Eppure etrambi si fan capire bene durante le lunghe ore di lavoro e sembra quasi che abbiano un gene per la sopravvivenza ben attivato. Passano le giornate al porto e riescono sempre a fare quel che la loro posizione richiede. I materiali vengono sbarcati dalle navi e vengono spediti sugli impianti.

    Sai "dipingere" bene…

    Ciao

    JGWolf

  2. anonimo Says:

    Che bel mix, un po' ti invidio, fatti onore, che quello che stai facendo ha un'importanza tremenda (non per metterti ansia da prestazione eh).
    (puntoevirgolatrattinomedioparentesichiusa)
    s|a

  3. anonimo Says:

    Dipòk, quando prendi la penna in mano te, non ce n'è più per nessuno 🙂

    E' bello pensare che queste donne, sicuramente alle prese con i mille problemi degli immigrati, almeno hanno incontrato una guida lingistica così sensibile e delicata…

    Smirki 🙂

  4. dipocheparole Says:

    @jgw: sì, alla fine c'è una lingua universale che salva chi una lingua non la sa.

    @s|a: per aiutarti a non invidiarmi troppo, pensa che non prendo una lira (euro) perché è un tirocinio. puntoevirgolatrattinoparentesichiusa!

    @smirki: grazie smirkino. Sarò una guida sensibile e delicata ma fra un po' i bambini li meno tutti!! 

  5. iosempreio Says:

    sono descritti così bene, che  mi sembra di vederli.

  6. dipocheparole Says:

    @iosempreio: ciao tu sempre tu! grazzzz :))

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