“RAGAZZI” LO DICI A TUA SORELLA

Beh, diciamo che anche solo fino a un paio di anni fa, non avrei mai creduto di pensarla così, però oggi la lettera di Roberto Saviano pubblicata da Repubblica ai ragazzi del movimento,  mi suona tanto da sermone del parroco di chiesa di campagna. Fuori dal mondo e fuori dalla realtà.
Intanto quanta retorica: già usare ragazzi evoca quell’enfasi familistico patriottica tutta italica de i nostri ragazzi, locuzione multivalente, pelosamente affettuosa e intimistica di quando si vuole sottintendere: sono dalla vostra parte, siamo tutti una grande famiglia, padri e figli, noi, italiani brava gente.
Di solito infatti i nostri ragazzi entrano in campo con tutta la loro retorica quando si parla di soldati che muoiono (da eroi) in Afghanistan, che a guardar bene poi sono uomini fatti, nonché consapevoli professionisti stipendiati. Poi si parla de i nostri ragazzi quando mandiamo la nazionale di calcio a cercare di vincere in qualche torneo internazionale. E tutti ci sentiamo più buoni e più italiani. Ora qui abbiamo i ragazzi del movimento.
Ma poi, di che ragazzi parla Saviano? Si è accorto che qui non ci sono solo dei ragazzi che stanno in movimento, a far passare il quadrimestre urlando per le strade perché la manifestazione di piazza è come il morbillo, prima o poi bisogna farlo ma poi passa, ma che ci sono operai arrampicati sulle ciminiere, ricercatori universitari sui tetti, insegnanti che fan lezione per le strade, terremotati che girano con le carriole, cittadini seppelliti di immondizie, pensionati in miseria, un ceto medio che scivola di giorno in giorno verso la povertà, e soprattutto giovani, giovani e giovani, migliaia di giovani, milioni di giovani che non hanno la minima idea di cosa faranno della propria vita?
E tutti, tutti, tutti, tutti incazzati neri contro.
Contro di cosa? Difficile è dire esattamente contro cosa. Perché la legge cosidetta Biagi arriva dal centrosinistra, il precariato e il debito pubblico arrivano da lontano, la crisi economica non l’abbiamo inventata in Italia, il terremoto neanche. Ma soluzioni non se ne vedono, anzi.
Dal Palazzo arrivano colate di merda e tutta questa gente è completamente sola. Nessuno li rappresenta, nessuno ha la capacità di raccoglierne la disperazione e indicare loro una strada.
E chi vorrebbe farlo, farebbe bene prima di pensare di essere in grado di indicare una direzione, a leggere tutti i 500 e più commenti alla lettera di Saviano.
Certo, a milioni se la sono cercata questa fine, perché a milioni, negli anni passati, hanno creduto alle favole televisive del presidente operaio, e altri milioni continuano a crederci e a giurarci sopra.
Forse a milioni cominciano ad essere incazzati anche contro sé stessi, per esserci cascati, come asini.
A milioni, perfino io, spero che si incazzino ancora di più. Finalmente.

 

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6 Risposte to ““RAGAZZI” LO DICI A TUA SORELLA”

  1. anonimo Says:

    Ragazza mia…
    No, scherzo.
    Se possedevo un giornale (diciamo il Corriere della Sera, visto che tu hai citato Repubblica) facevo scrivere tutti gli editoriali a te. Giuro. Davvero.
    Articolo fantastico, dritto al punto, come sempre.
    Ciao e grazie.

  2. dipocheparole Says:

    @matteo: grazie Matteo. Appena ti compri il Corriere fammi sapere!

    Comunque a volte non so se l'andare dritti al punto sia un fatto positivo. (Socialmente parlando sicuramente no.:))

  3. anonimo Says:

    magari! ma cosa vuoi che s'incazzino, con quella gente che c'è a sinistra, a destra e sotto e sopra. e poi mo' incombe il natale, col panetùn e anche i tarallucci e il vino. non so se mi spiego.
    a proposito: auguri!
    lu

  4. dipocheparole Says:

    @lu: secondo me invece questa volta la cosa non si fermerà con il Natale. Ho la sensazione che non finirà tutto a panettone e prosecco. Spero, almeno. Auguroni a te.:))

  5. anonimo Says:

    A posteriori la riforma Gelmini è passata e chi ha avuto ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato ha dato, scordammose o passato e nun pensammo cchiù…
    sono capitata qui per caso, saltando di palo in frasca, come si suol dire, scusa l'intrusione.

  6. dipocheparole Says:

    @postoffice: dici bene ahimé. Speravo che sarebbe continuata e invece anche questa volta i giovani italici hanno dimostrato di che pasta sono fatti. Quella dei padri. (e dei nonni, etc.)

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