APPLICAZIONI TECNICHE

Sono ancora qui, con il pacchettino dei miei temi di bambina di quinta elementare, il quaderno di italiano della prima media, un altro quaderno di temi della quinta ginnasio.
E poi quadernoni di matematica, grafici su fogli di carta millimetrata, problemi di geometria su foglio protocollo.
E poi il quadernone che tenevamo per quella materia assurda che erano le Applicazioni tecniche, in cui riuscii a prendere un cinque nel primo trimestre della prima media, pieno di ritagli di tessuto, disegni di spiegazioni minuziose per realizzare decorazioni natalizie, pesci di carta velina intrecciata e orrendi soprammobili con tappi di sughero.
Ricordo ancora la faccia di mio padre quando vide il cinque in mezzo ai sette e agli otto della pagella: e questo cos’è?! In applicazioni tecniche?? Ma se sei bravissima in disegno! Cercai di spiegargli che qui non si trattava di disegnare, ma che la professoressa era una tipa che sembrava uscita dalle pagine di “Piccole donne”: una con uno chignon grigio, il grembiule nero con collettino bianco ricamato e la mania per i ricami, i centrini all’uncinetto e i cuscini di lana. Gli mostrai il libro che ci toccava leggere sull’economia domestica, con le fotografie di brave massaie che smacchiavano i capi invernali prima di riporli per la bella stagione, o che preparavano la conserva di pomodoro per l’autunno o facevano scopette portafortuna in rafia o portaforbicine in panno lenci.
Io odiavo le applicazioni tecniche, odiavo lei, il suo modo di parlare, odiavo i suoi cazzi di cuscini e le sue cazzo di lezioni, cazzo! (non dissi cazzo né cazzi). Non dissi neanche che al momento stavo leggendo “L’eunuco femmina” di Germaine Greer che avevo trovato tra i libri di mio fratello, perché mio fratello portava a casa anche Playboy e altri libri strani che forse non avrei dovuto leggere, anche se nessuno mi aveva mai detto niente a proposito.
Non ci capivo molto, nel libro, ma quello che diceva sulle donne mi pareva giusto e nuovo. Molto più di tutte quelle menate su centrini e brave donne di casa.
Mio padre disse che sarebbe andato a parlare con la professoressa di Applicazioni Tecniche, e la cosa mi sembrò stranissima perché i miei non andavano mai a parlare con i miei insegnanti. Tanto cosa vuoi che mi dicano? Che sei brava? Beh, sì, per esempio, pensavo io. Tanto lo sappiamo già. Ma le cose funzionavano così, a casa mia.
Aspettai con una certa ansia il giorno in cui mio padre andò a parlare con la mia insegnante. Probabilmente aveva anche dovuto prendere un giorno libero al lavoro, e questo mi faceva sembrare la cosa ancora più importante.
Eppure la mattina in cui tornò dal colloquio a scuola, è uno dei bei ricordi che ho di mio padre. Aspettavo in camera mia, facendo finta di niente, probabilmente facendo finta di studiare, in realtà sperando che venisse a dirmi qualcosa.
Lui socchiuse la porta, mise dentro la testa e mi disse, con un mezzo sorriso: “sono andato a parlare con la tua professoressa” e aggiunse, un po’imbarazzato: “cerca di lasciarla perdere” “lasciarla perdere?” che voleva dire? da quando si potevano lasciar perdere i professori? “Massì, non l’hai vista com’è? Con il suo grembiulino nero, il collettino bianco, i suoi quadernoni”, fece un sorriso:  “Cerca di finire il cuscino, piuttosto”. E chiuse la porta.
Il cuscino all’uncinetto: un orribile affare che cercavo di lavorare con un apposito uncinetto e pezzetti di lana bianca e blu da annodare a righe bicolori su un canovaccio rigido di plastica bianca, me lo portai avanti e indietro da casa a scuola per tutti i tre anni delle medie. Chiuso in un sacchetto di nylon con le sue matassine bianche e blu e il suo uncinetto, rimase poi per anni su uno scaffale in alto del ripostiglio delle scope. Quando lo buttai via non l’avevo ancora finito.

 

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5 Risposte to “APPLICAZIONI TECNICHE”

  1. lemmaelabel Says:

    Menomale, Pochette, menomale che tu non l'abbia mai finito!!
    :))

  2. anonimo Says:

    Commosso… 🙂
    Smirki175

  3. dipocheparole Says:

    @lemmola: e dire che volevo finirlo per regalartelo a Natale! :))

     @smirkino: oh Smirkiolo, ma ti commuovi sempre!!! (stai già facendo la parte del vegliardo per entrare nella comune eh?! ;))

  4. anonimo Says:

    Ehehehehe…ma no, Dipòk 🙂 è che scrivi così bene e poi l'episodio era così intenso…e poi, mica accoglierete dei piagnoni, nella comune? 🙂
    Smirki175

  5. anonimo Says:

    io ero pessima in applicazioni tecniche. Non perché mi insegnassero come essere una brava massaia, bada bene. ma perché oltre a farmi fare dei collage, ed ero un vero disastro, volevano anche che imparassi il funzionamento di uan lavatrice. E che me ne fregava a me fare i collage e sapere come funziona una lavatrice?

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