LE SONNET DU TROU DU CUL (e del come far accadere le cose)

Ne avrei da raccontare, fosse così facile.
Ne avrei di cose successe, fatte, viste, ma ancora di più di cose pensate o immaginate che tento anche di non pensare e non immaginare casomai finissero per realizzarsi davvero nella realtà, come a volte, spesso, mi capita, ché di solito le cose che immagino io, veri film di due, tre istanti, condensati di una giornata, di un fatto, di una vita intera, son tragiche o perlomeno fastidiose.
E già questo fatto: motivi per cui spesso immagino come un film cose tragiche sarebbe materia di blog. Altra materia di blog sarebbe anche: motivi per cui le cose tragiche e/o fastidiose che immagino come un film poi si avverano (e quelle belle no). (E per piacere non mi citate la legge dell’attrazione).
Come quando, tanto per dirne una, ai tempi dell’università, facendo un esame, tanto per dirne uno, l’orale di Francese Biennale 2,  mi capitava di pensare: ecco, ora mi domanderà esattamente “Le sonnet du trou du cul” di quei due disgraziati di Verlaine e Rimbaud, e io che già in questo momento ho il vuoto in testa, diventerò incolore e catatonica e, come in uno spaventoso carotaggio, mi arrotolerò velocissimamente su me stessa e sprofonderò sotto il pavimento. E così, come se il professore vedesse scorrere come su un display elettronico sulla mia fronte il titolo del sonetto che mai avrei saputo commentare senza saper dire altra cosa se non: sonettodelbucodelculosonettodelbucodelculosonettodelbucodelculo sonettodelbucodelculo, sonettodelbucodelculosonettodelbucodelculosonettodelbucodelculosonettodelbucodelculo, diventando progressivamente color indaco, violaciocca, verde bottiglia, marrone, beige e color biacca, perché per mesi e mesi di studio, avevo pensato, sfogliando le pagine del libro di letteratura francese, sogghignando tra me e me: beh, ma cosa vuoi che mi metta a studiare proprio “Le sonnet du trou du cul”! Non andranno mica a domandarmi proprio quello, eheheheh, con tutte le cose che potrebbero chiedermi tra prova di lingua, di letteratura dai primi omìnidi gallici a oggi, di cultura generale francese, di storia francese dalla preistoria a oggi, di corso monografico di ineguagliabile pesantezza e noiosezza sulla letteratura magrebina, e dopo aver superato i tre esami scritti (dettato, composizione e traduzione) senza il cui risultato positivo non avrei potuto accedere alla prova orale, dicevo, ma vuoi che tra quattro professori, uno per la lingua, uno per la storia e la cultura generale, uno per la letteratura e uno per i magrebini, eheheheh,  vuoi che dopo averli passati tutti, e dopo aver superato i tre scritti con lacrime, sudore e sangue, che se non supero l’orale mi toccherà ripeterli tutti e tre nella prossima sessione che chissà quando sarà, vuoi che qualcuno di loro arrivi proprio a chiedermi: mi dica, come mi commenterebbe Le sonnet du trou du cul?
Il finale della storia è scontato. Ed è il motivo per cui quando, in macchina, arrivando in corsa ed essendo di fretta, vedo da lontano un semaforo verde, io eviterò con tutte le mie forze di pensare ai meloni, ai limoni, al sole, ai broccati dei salotti color oro, ai sassofoni in ottone, alle forsizie, alle pareti di casa mia, alle albicocche e ai pompelmi, e di conseguenza, meno che mai penserò al vestito di Babbo Natale, alle angurie tagliate a metà, ai cuori innamorati, alle ciliegie, alle bistecche, e a quella sostanza liquida che dovrebbe scorrermi nelle vene, ma già da lontano penserò, mi concentrerò e non soddisfatta, aggrappata al volante, gli occhi allagati di verdementa, urlerò a gran voce, come una pazza: VERDE VERDE VERDE VERDE VERDE VERDE VERDE! Ma, ahimé, alla fine caccerò una gran frenata dinanzi all’inevitabile rosso.
Ah, la vita.

Annunci

6 Risposte to “LE SONNET DU TROU DU CUL (e del come far accadere le cose)”

  1. tracotnt Says:

    mi successe la stessa cosa all'esame di maturità con gli epigoni di virgilio. anche il finale della mia sotira è ovviamente scontato, ma quello fu senz'altro l'inizio di una lunga e brillante carriera – di veggente da duesoldi autoportantesi una discreta sfiga-.

  2. tracotnt Says:

    sotira è l'anagramma di storia. pardon.

  3. cf05103025 Says:

    Eh sì,è un sonetto piccante,quello lì,se uno lo pensa,magari ci viene una ventosità terribiledi fronte a messieur  le professeur,eh, sì,va assimilato con molta carta igienica,sì sì

  4. lemmaelabel Says:

    rido e mi chiedo: come diamine hai fatto a pensare in sequenza al sole, ai broccati d'oro, ai sassofoni…etc…???!!!!

  5. kalekaiagathe Says:

    che bello! i limoni, le trombe – i sassofoni – d'oro della solarità!non si chiama legge di murphy, detta più finemente e  spiritosamente, quella che si chiama comunemente sfiga?credo che abbiamo una certa responsabilità a chiamarcela. bastava che leggessi il sonnet invece di pensare tutte quelle cose che hai pensato. però le hai scritte, e bene, al solito, e allora, dato che è passato del tempo, va bene anche la sfiga.sfiga tua, divertimento mio!

  6. anonimo Says:

    Oddio come vi capisco…mi capita la stessa cosa e di continuo…fra l'altro io pessimista e catastrofica di natura visualizzo solo eventi negativi…cm fare per cambiare??!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: