THE WAY YOU LOOK TONIGHT

E tornando dal mare alle otto quasi mi addormentavo, che io quando guido mi viene sonno anche se non sono stanca, anche se ho dormito, anche se ho bevuto il caffè, come in tutte le attività in cui mi annoio, in cui so già come va a finire la storia, una gran percentuale ormai, ahimé, e avendo io fatto la Jesolo-Treviso un 38374653529009382727 di volte, la storia so bene come va a finire.
E guidando, una volta, ma non ditelo a nessuno, mi sono dovuta perfino fermare a un casello a trenta chilometri da casa, e ne avevo fatti solo una cinquantina, mica tanti eh, perché mi si chiudevano gli occhi, e nonostante cercassi di cantare, di ballare, di scuotere la testa e di metterla fuori dal finestrino, non c’era verso.
Comunque stava quasi venendo buio, che ormai, carimiei, l’estate è finita, mettetevela via, passato il quindici non ci son santi, e quest’anno non c’è neanche il temporale di mezza estate con la pioggia d’agosto che rinfresca il bosco, quando tutti dicono con aria saputa eeeeeh ormai, perché ha piovuto già da fine luglio. E già in televisione cominciano con le pubblicità da fine estate: quelle cose tipo collezione dei santini, o dei rosari (l’anno scorso andava la collezione delle acquesantiere). Comunque, girando tra le stazioni della radio, che ero stufa di ascoltare i miei tre soliti cd, e annoiandomi vieppiù oltre ogni limite, che anch’io poi, delle volte, sono anche strastufa di ascoltarmi, di sentirmi pensare e vorrei una volta, magari, svitarmi la testa dal collo, appoggiarla lì, e provarmi quella di un altro, tanto per vedere l’effetto che fa, dicevo che, girando tra radio Capital con i grandi classici, o i grandi successi, e Radio 2 dove c’erano quelle due insopportabili, incoercibili, ritrite Brave Ragazze, quelle del tipo che si sentono molto agguerrite e cult e glamour, e Radio 24 dove c’era uno che diceva che bisognerebbe bruciare i sodomiti e altri che gli intervenivano sulla voce, e il  conduttore che si fregava le mani, a calcolare quanto gli avrebbero tirato su gli ascolti tutte quelle sparate, e Radio 3, con improponibile musica classica, lo so ma io c’ho avuto il trauma infantile del professore di musica che me l’ha resa globalmente inaccettabile, improvvisamente su radio Capital, i grandi successi, o i grandi classici, passano quella canzone melensissima: “Lady in Red”, dove c’è perfino un dancing with me cheek to cheek, ballando con me guancia a guancia, e un I’ve never seen you looking so lovely as you did tonight e anche un I’ve never seen you shine so bright. E io, tra il meno peggio, lì mi sono arenata, che almeno è inglese, svagata e navigando a vista, una mano sul volante, l’altra sul cambio ma senza cambiare, l’indice destro pronto a selezionare un altro programma, guardando il cielo diventare indaco, tra soffi di arancione e di giallo, cercando di seguire le parole della canzone.
E tutto proseguiva, le luci sempre più vivide nella sera che scendeva veloce, il finestrino aperto con i capelli che svolazzano e la strada, prima lungo la laguna e poi tra i campi che diventa tangenziale e poi, tra poco, città, e improvvisamente invece I ‘ll never forget, the way you look tonight. Non mi dimenticherò mai il tuo aspetto stasera. No, aspetta, forse sarebbe meglio: non mi dimenticherò mai come sei stasera. The way you look, sarebbe meglio tradurlo come sembri, ma forse meglio come appari, insomma come sei. Non mi dimenticherò mai come sei bella stasera. E cosa vuoi farmi fare? Anzi cosa vuoi farmi dire? E intanto mi guardava. Mi scostava i capelli dal viso. Se un giorno non saremo più insieme, e dovrò pensare a te, ti ricorderò così, come sei stasera. Poi guardava verso il mare. O forse eravamo ai giardini? Eravamo ai giardini, e io avevo la maglia nera, quella con le maniche lunghe che arrotolavo sopra il gomito e i jeans, era sera. No, era al mare, in Toscana, al tramonto, quella spiaggia con le canne che fischiavano, dietro. Cosa vuoi farmi dire? Io non voglio farti dire niente, pensavo. Cosa vuoi farmi fare? Niente. Cosa voglio farti fare, mi chiedevo. Niente. Non capivo. Cosa pensava, cosa stava dicendo. Era la prima vacanza. Stavamo bene. Cosa voleva dire? Stavamo tornando su, alla camera in affitto. Lì in piedi davanti al mare, a guardarci, cosa vuoi farmi dire? Ci guardavamo per ore. Poi improvvisamente, era quasi buio, si era tolto la camicia ed era entrato in acqua. Lo avevo guardato, seduta sulla sabbia, finché avevo perso la sua testa fra le onde. Faceva quasi freddo. Poi era tornato indietro, e, piano, eravamo tornati alla macchina.

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10 Risposte to “THE WAY YOU LOOK TONIGHT”

  1. DottorOsterman Says:

    Già… le canzoni sono per loro natura molto evocative.Anche se (ad essere onesti) con Chris De Burgh non mi è mai successo.;DCon Frank Sinatra invece si (ricordo anche lui aveva nel suo repertorio una "The way you look tonight")… non posso dire cosa mi ricorda (perché mi sputtanerei alla grande) ma è tra le cose che conservo nel mio archivio sonoro.XDP.S. Comunque, girando tra le frequenze, quando hai voglia di buon rock, prova Virgin Radio… purtroppo è funestata dalla pubblicità, ma i pezzi che mandano in onda non sono male.;)

  2. anonimo Says:

    Comunque se provi ad ascoltare Radio 3 fra le 14 e le 15 oppure fra le 18 e le 18.45 potresti avere qualche sorpresa.siu

  3. cf05103025 Says:

    Tengo la radio accesa, in auto, in genere sui 101.8, che sarebbe poi qui quel canale filodiffusione classico.Però ogni tanto vanno sulla musica, che io dico del brusacoeur, ( tipo dodecafonica), che mi fa venire, appunto, il bruciacuore, cioè mi rompe assai, essendo indisponibile quando guido a rilfettere troppo su ciò che ascolto.Però tu hai scritto un gran bel racconto, o resoconto, ne ho goduto e mi ha preso dopo aver letto commenti venefici e storie deprimenti altrove.Contravveleno, sì!MarioB.

  4. anonimo Says:

    Elenco delle mie radio preferite: Radio Capital, Radiodue, Radio24…Elendo delle mie scrittrici preferite: Erica Jong, Banana Yoshimoto, Emily Dickinson, Dipòk:-)Smirki

  5. colfavoredellenebbie Says:

    Non guido, io.In effetti mi lascio viaggiare, direbbe qualcuno.E nel silenzio di radio ed altro.C'è tanta vita insieme che ci si presta i pensieri.Le parole sono solo brevissimi connettivi per i percorsi non detti.Ogni volta stupisco di questi sottintesi.(Piace il passaggio da vissuto a vissuto, nel tuo racconto)

  6. lemmaelabel Says:

    C'è poco da dire, Pochette. Un niente, già.

  7. dipocheparole Says:

    @Doc: Virgin Radio? uh mai sentita. Proverò a cercarla, che io sarei una rocckettara..;))@siu: proverò anche questa.!@Mario: eh dai, non farti prendere dai commenti venefici. Basta andarsene, come ho fatto là dalle quattromani dove continuano a scannarsi a livelli davvero bassetti, oh my god ..@smirki: Erica Jong!? maddai, la leggevo una ventina di anni fa! ma scrive ancora qualcosa? E Dipòk?:))@colfavour: grazz 🙂 . Anche a me piace viaggiare trasportata (sempre che si guidi come dico io:)) e parlata, almeno non mi addormento!@lemmola: tornasti!:)))

  8. DottorOsterman Says:

    Appunto… ciapakì:http://www.virginradioitaly.it/top/frequenze/home😉

  9. anonimo Says:

    @->Dipòk: uhm, non saprei…la Jong la leggevo una trentina d'anni fa :-)Dipòk invece è sempre in forma smagliante 🙂

  10. dipocheparole Says:

    @doc: grazie Doc!! sempre gentilone tu! domani provo..:))@smirki: mavalà, tu trent'anni fa leggevi Pinocchio al massimo, se già sapevi leggere! :))))

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