LA DONNA INFINITA

Perdo tempo, perdo tempo, perdo un sacco di tempo. Come se dovessi, potessi vivere in eterno. Sarà che sono la prima donna infinita che abbiate mai conosciuto? E che io per prima non ne sia stata avvisata? Nessuno che mi abbia detto: ok sei nata il quattordici marzo del millenovecentodekjyrufsubcbjve e non hai data di scadenza. Qualcosa tipo: fine condanna: mai.
Finirà che mi ritrovo come Highlander a tagliare teste con lo spadone urlando ne rimarrà soltanto una, riuscendo a comprendere solo dopo decenni che tutti quelli che conosco muoiono prima di me perché io sono immortale? Sarebbe una gran bella beffa, anzi guarda, mi ci vedrei proprio. Sta a vedere che magari mi capita davvero, e poi nel 3019 ci fanno un film su di me.
Nel frattempo però, visto che comunque mi tocca stare qui, per un imperscrutabile bel po’, la mia natura lombardo-veneta mi spingerebbe ad impiegare meglio il mio tempo.
E invece non ne vengo fuori. Più ho tempo davanti, più le giornate si dilatano, raggiungono le 87 ore, le decisioni si posticipano da sole, anzi, non si formulano neanche, rimangono lì, fiacche a rimescolarsi tra perplessità e latitanze, lasciando spazio alle vecchie, consuete, tristemente familiari pratiche e ai loro conseguenti risultati: irrigidimento, immobilità, paralisi.
E mi viene in mente l’inizio di Eveline, dai “Dubliners” del mio Scrittore James Joyce:
 
She sat at the window watching the evening invade the avenue.
Her head was leaned against the window curtains and in her
nostrils was the odour of dusty cretonne. She was tired.
 
Seduta alla finestra guardava la sera invadere il viale. La testa era appoggiata contro le tendine e sentiva nelle narici l’odore della cretonne polverosa. Era stanca.
 
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7 Risposte to “LA DONNA INFINITA”

  1. anonimo Says:

    Giovannino Guareschi diceva una cosa tipo "…non mi sono mai pentito di aver rimandato a domani una cosa che avrei potuto fare oggi…" :-)A volte è rassicurante pensare che il tempo lo possiamo anche sbattere via, e mi scuso per il francesismo, come minchia ci pare :-)E poi dal tuo tempo ciancicato pigramente, è nata questa piccola perla narrativa, Dipòk, per cui non è stato buttato proprio nulla :-)smirki175

  2. cf05103025 Says:

    ecco, cara Dipòk,dicci davvero, contaci orsù di come sono o sarebbero composte queste tue:"vecchie, consuete, tristemente familiari pratiche e ai loro conseguenti risultati: irrigidimento, immobilità, paralisi."Forse nell'elencare, descrivere e narrarci queste ore impegnate dalle suddette pratiche ne caver/esti/emmo un bel testo ed un'utile "autoterapia". …:-)Attendo fiducioso,ché nulla è noiosose narrato in stile virtuoso.MarioB.

  3. kalekaiagathe Says:

    bello scoprire di non essere del tutto sole sul cuor della terra, e che, giorno dopo giorno, è subito sera. mannaggia. occhio, quando saremo fora fora di questa valle, a non incontrare il seneca, perché ce le darebbe di santa – in paradiso, per forza, santa, santissima – ragione.lucypestifera

  4. anonimo Says:

    Ecco, arrivo pure io dopo aver quotato il tuo commento e quello di Lucypestifera da Remo et voilà, Lucy inizia come avrei iniziato e quindi boh!Adesso vado a salutare pure lei.Perdona l invasione, solo per un saluto e il piacere di leggerti.Sonia

  5. dipocheparole Says:

    @smirkiolo: grazie sei sempre il tenero smirkiolo! Però a questa che tu chiami perla narrativa, preferirei un bel gemmone di 200 pagine.;))@Mario: meglio di no, va. 🙂 Che non ho voglia di arrotolarmici nella anchilosi. Preferisco fare autoterapia letteraria trattando altri argomenti. Comunque è verissima l'autoterapia letteraria. Praticamente il titolo del blogghino!@kalekailucy: senti ma Seneca non predicava l'otium? e quindi perché ce menerà in paradiso?:))@sonia: insomma, siamo in metà di mille (direbbe mia madre). ciao:))

  6. musicamauro Says:

    anch'io perdo un sacco di tempo, nonostante sia casualmente giunto qui e ne abbia la sensazione di una bella scoperta (e qui mi fermo, frenato dalla tassonomia del post successivo).Però Eveline è proprio una conclusione troppo netta, definitiva, mi par di risentire il suono di una sirena o qualcosa di simile che chiude quella storia.ciao (senza emoticon)

  7. dipocheparole Says:

    @mauro: piacere che ti piaccia nonostante il nome dei tassi.Questa non è una storia, comunque, è una cosa scritta al volo con finale altrettanto volante.ciao 🙂 (con emoicona)

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