MALARIA E ACQUA DI COLONIA

Della sua guerra personale, tra il 1940 e il 45, mio padre di solito raccontava solo che lui aveva fatto il militare in Sardegna quando ancora non c’era la Costa Smeralda.
Lo diceva sorridendo, come se fosse stata una cosa divertente, ma non aggiungeva molto altro.
O forse lo aggiungeva, ma io allora non avevo orecchie per sentirlo.
La vita di mio padre, prima che fosse mio padre, all’epoca forse, anzi di sicuro, mi sembrava qualcosa di poco importante e certi episodi, magari sentiti più volte, e più volte orecchiati distrattamente, durante un viaggio in macchina, o durante qualche cena o pranzo in famiglia tra parenti più curiosi o più interessati di noi figli, rimangono nebulosi e vaghi, come favole o racconti lontani.
Così ancora oggi non so, né ormai lo saprò più, purtroppo, quando tempo mio padre rimase in Sardegna durante la seconda guerra mondiale, né cosa là ci fece.
I ricordi si annebbiano nel tempo, e adesso, quando mi capita di pensarci, non so più distinguere se certi racconti erano opera di fantasia, come quando raccontava che era stato Ammiraglio, o Tenente di Vascello, o Cuoco sulla Forrestal, a seconda dei casi, se per esempio, aveva appena finito di cucinarci uno di quei suoi risotti acquosi e voleva convincerci a mangiarlo, o se davvero una volta, durante una di quelle giornate che immagino immobili e smarrite, blu di mare e azzurre di cielo, e polverose e lente e calde e infinite, tra baracche di legno tirate su alla bell’e meglio su uno spiazzo bianco e solitario di terra in mezzo alla campagna sarda, come risulta dall’album di foto che ho trovato stasera nel trumeau a casa di mia madre, e il cagnolino bianco Tenente Bobi, e le piante di fichi d’India e le agavi e le foto in posa in divisa, vicino alla mitragliatrice, o davanti alla finestra della baracca, lui e i suoi commilitoni artiglieri, avevano davvero sparato a un aereo di passaggio che si era poi rivelato un aereo alleato.  papà
Di quale alleanza fosse, non so neanche questo, perché la futura Costa Smeralda della guerra di mio padre, non ha neanche una collocazione storica. Probabilmente fu nel primo periodo della guerra, quindi mio padre aveva solo 21 o 22 anni.
Di sicuro so che prese la malaria, che probabilmente fu curata molto male, perché poi, negli anni, gli capitavano certe strane febbri notturne, e allora, alla luce bassa e inconsueta della abat-jour sul suo comodino, e silenziosamente, che forse non voleva spaventarci, da parte di mia madre era tutto un improvviso correre a portargli coperte, e la borsa dell’acqua calda e ancora coperte, che sembravano non bastare mai, nonostante sudasse ma allo stesso tempo tremasse di freddo.
Forse era stato durante uno di quegli attacchi di febbre, che a me, sgomenta e ammutolita, in piedi a fianco del letto senza saper che fare, ma senza voler mostrare di essere spaventata, ché a casa mia le malattie si affrontano facendo finta che non sia nulla, mentre mia madre, ironizzando di mummie, gli avvolgeva addosso un’altra coperta, aveva detto tremando ma con un mezzo sorriso, che non dovevo aver paura, e chi aveva paura?, che sarebbe passato presto, ché era colpa della malaria che aveva preso quella volta in Costa Smeralda.
Io non sapevo dove fosse la Costa Smeralda, né cosa fosse la Forrestal, né sapevo bene cosa fosse la malaria, che forse fu, ridendo e scherzando, anche una delle cause della malattia che se lo portò via, alla fine, ma come spesso succede da bambini, fondevo realtà e fantasia, accettavo che comunque la situazione non fosse preoccupante, perché il mattino dopo il papà era lì, rimesso a nuovo, e bello e pronto ad andare al lavoro dopo essersi fatto la barba, quella barba nera e pungente che gli cresceva come un’ombra scurissima già la sera, e poi, intorno al viso, la notte, e dopo aver lasciato in bagno il profumo del suo dopobarba, quella sua Acqua di Colonia “No.4711” che tengo ancora di là, in camera, e di cui ogni tanto verso qualche goccia sul polso e annuso, tanto per sentire ancora, come tanti anni fa, quando da ragazzina entravo in bagno dopo di lui, per lavarmi e andare a scuola, il profumo del mio papà.

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7 Risposte to “MALARIA E ACQUA DI COLONIA”

  1. anonimo Says:

    Molto bello Dipòk…mi ha commosso…
    smirki175

  2. cf05103025 Says:

    Grande e bella e commovente e toccante narrazione.E di silente memoria affettuosaquella foto di tuo padre con la giacca d'ordinanza  impermeabile,detta anche e talvolta sahariana, ( ne ebbi una) con i claks, per proteggere le spalle e la pistola Beretta 1934 cal.9 corto nella fondina di tela grezza.Ma ha in bocca una pipa?MarioB.

  3. dipocheparole Says:

    @smirkino: grazzz..:))@Mario: sì, ha una pipa in bocca. Forse lì era per darsi un tono, anche se in effetti nel 41, o 42 non c'era ancora tutta l'iconografia alla Tenente Sheridan o Marlowe o tutti quei bei tomi che mi sono venuti in mente guardando questa foto. :)) In effetti la pipa mio padre la fumava, soprattutto negli ultimi anni, quando non avrebbe potuto più fumare sigarette e si era dato alla pipa.Che è un ottimo sistema per smettere di fumare, perché si spegne in continuazione.Ma cosa sono i claks?E la pistola! ora che mi fai venire in mente, in effetti c'era una pistola di quel periodo del militare, che girava per casa, tutta smontata e oliosa e chiusa in un sacchetto di tela. Chissà dov'è finita.

  4. anonimo Says:

    Bello te pa' e bello il modo affettuoso e insieme distaccato col quale lo ricordi. L'olfatto è uno dei veicoli del ricordo.Anche mio padre era vestito alla stessa maniera, nello stesso periodo. Solo che era a Tobruk e aveva la dissenteria.(Complimenti anche a Mario, la cui conoscenza dell'equipaggiamento militare dell'epoca è degno di Hugo Pratt).Rob

  5. Lipesquisquit Says:

    Dipok, che dire? Questo è seriamente un gran post, e tu sei molto molto sagace nell'impedirmi di fare battute o dire sciocchezze, postando una storia così evocativa, personale e toccante.Per questa volta passi, ma che non si ripeta più, intesi?

  6. lemmaelabel Says:

    … ,che non dovevo aver paura, e chi aveva paura?…Efficacissima sintesi d'animo dell'infanzia!Bello il tuo papà, bella la sua figlia, e … (non aggiungo) 😉

  7. anonimo Says:

    Ciao! Era un po' di tempo che non ti leggevo … sei sempre più brava.Dolcissimo questo racconto, e nel tuo papà vedo i tuoi tratti.Un abbraccioErika

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