RADICI

Castelletti tra pareti intonacate, simili a piccoli Torrazzi, mura, mattoni rustici, colonnati, ringhiere di ferro battuto, cascine sfondate invase di erbe, antri bui di fienili immensi e vuoti, piazzali di cemento coperti di manufatti e latterizi, villette a schiera giallo canarino e rosa. Palazzoni grigi costellati di parabole, capannoni bassi al fondo di campi coperti di brina e di sottili solchi di acqua opaca di ghiaccio. Filari di pioppi nebbiosi, tralicci luccicanti di acciai, piccoli ranch colorati nel mezzo della campagna coperta di stoppie, casolari abbandonati, stalle lunghe e piatte sull’orizzonte di montagne azzurro cobalto. Un Bar Condicio e un Bar Stasiù a ridosso di due piccole stazioni.
Poi, dopo il cambio a Brescia, dai finestrini del regionale tra Treviglio e Cremona, alle dieci del mattino, la nebbia si taglia a fette con il coltello. Nel treno vuoto cerco un vagone dove funzioni il riscaldamento. Nel secondo vagone, un vecchio, schiacciato tra il sedile e un finestrino, un berretto di lana marrone calzato fino agli occhi, mi guarda, gli occhi due pieghe tra le rughe e il taglio della bocca, e si anima tutto. Vuole farmi una domanda, lo capisco già appena apro la porta del vagone, e capisco che sarà difficile. La sua bocca si mette in movimento, vedo un dente tra lingua e mascelle, un grande sforzo di organi interni, e alla fine sento: CA A VIA GGIO. “Cosa?” dico io fermandomi. CA VA AA GGIO. Forse non mi sta chiedendo qualcosa, penso. Forse è solo un’affermazione, chessò: “che bel viaggio!” anche se a guardarmi intorno proprio non direi, oppure si vuole dire contento della sua “Cartaviaggio”, ma a guardarlo bene non sembra l’utente ideale della carta punti di Trenitalia. O parla di un “che vantaggio!” ? E su cosa? Sull’intercity? Sull’eurostar?
“Mi scusi, non capisco!”, dico io, mentre lui per la terza volta mi ripete CA A VA GGIO!! Pure spazientito. E c’ha ragione. Quella giusta hai beccato, caromio. Perché tra mille possibilità puoi stare certo che vaglierò tutte quelle assolutamente inutili, improbabili e illogiche. E certo, pare che su questo treno che scarrozza tra le nebbie della pianura padana di un lunedì di gennaio, siamo solo io e te. CAAAAA VA GGIO!!!!!!! Ripete lui. Mi concentro. Ok cosa diavolo può volermi chiedere un vecchio male in arnese su una littorina di fine ventesimo secolo in viaggio tra Treviglio e Cremona, indicando con il pollice guantato la direzione di corsa del treno? Già. Cretina. Se il treno ferma a Caravaggio.
 
( 1. continua)
 
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15 Risposte to “RADICI”

  1. anonimo Says:

    Siamo a zonzo per le nebbie, trasognati, a bordo di un treno regionale che è poco più di un primitivo mezzo su rotaia. O per lo meno questa è la suggestione.  Dipoche muove i suoi passi svagati lungo le carrozze deserte.
    In due periodi fitti, divisi da un punto, ci descrive ciò che riesce a distinguere dai finestrini: è quel che resta del paesaggio di una piccola valle sud europea. Le immagini sono perentorie (come richiede lo stile cui ci ha abituato l’autrice) e ci restituiscono la visione di un’architettura enigmatica, spettrale, onirica. Così onirica che probabilmente non giungeremmo mai a figurarci, se non sognandocelo, il piccolo castello che si trova fra due pareti intonacate. Un torrazzo, addirittura. Anzi più d’uno, a quanto pare. Probabilmente Dipoche percorre i vagoni in senso opposto alla direzione del treno e ciò aumenta il suo sconcerto. La descrizione si chiude comunque con la triste sembianza di un luogo di ristoro che si chiama Bar Condicio: il cupo gioco di parole è la misura di ciò che rimane della fierezza di un popolo che pur diede natali a grandi artisti. Artisti il cui nome, ancorché storpiato, aleggia tuttora sulle labbra degli ultimi vegliardi.
    Un pezzo efficace.
    E sembra che il reportage debba continuare.
     
    Rob (Recensioni e schede)

  2. dipocheparole Says:

    ahahahhahaha!!!!! stupendooo!!!!       

  3. anonimo Says:

    grande dip, numero uno!

    E (mm) E      (p) I

  4. cf05103025 Says:

    Bel servizio di Dipòk
    e complimenti vivissimi per il bisservizio di Rob!! 

    E poi tu, Dipok, dovevi saperlo che vicino a Treviglio c’è Caravaggio, no?!
    Non si umilian così i vecchietti sdentati
    mostrandosi ignoranti patentati!!!

    E poi a Caravaggio c’è un gran bel santuario, ecco,
    e ‘naltra volta ti fermicisi e porti mazzetto di fiori omaggio alla Madunina,
    e rimirerai bella, scenografica architettura!
    Quindi piagnerai sconsolata sulle malariche sorti del Merisi che ivi ebbe i natali !
     (no le pasque, forse no)
    Mario

  5. Lipesquisquit Says:

    Tutto ciò mi ricorda un tipo calabrese che voleva comprarmi dei soldatini che vendevo su ebay, e per agevolare la comunicazione mi ha chiesto il numero di telefono, in modo da parlare a tu per tu.
    Bè, per farla breve, dopo venti secondi di telefonata e dopo avergli chiesto "Cosa?" per quattro volte, ho dovuto lasciar perdere e fingere che la linea fosse disturbata, invitandolo a scrivermi su ebay per eventuali richieste.
    (ci tengo a ribadire che non ho nulla contro i calabresi e il loro dialetto, sono un popolo antico e nobile dalla lingua complessa ed enigmatica, come i giapponesi o i gallesi o i pugliesi).

  6. dipocheparole Says:

    @empì: thanks:)

    @mario: ma vuoi che non sappia che lì vicino c’è Caravaggio, io che anch’io lì vicino ebbi i natali e le pasque!? e che mio padre per una vita disse che quando mio fratello avrebbe al fin cominciato a lavorare, lui sarebbe andato a piedi al santuario per grazia ricevuta!? (e non ho mai capito se intendeva da qui, dove si viveva o da lì dove si era vissuto un tempo..).
    é che quando io devo supporre qualcosa, del tipo: di cosa sta parlando questa persona? io supporrò le mille possibili alternative fuorché quella più probabile. :))

    @squit: un tenerone come te non può che vendere dei soldatini..:))))

  7. Lipesquisquit Says:

    Dannazione, con quel post sulla mia teneraggine ho compromesso per sempre la mia reputazione >.<

  8. anonimo Says:

    DipòK?!?! ma cosa ci facevi dalle parti di Cremona? 🙂 va beh, niente, torno a farmi i fatti miei e attendo la seconda parte del racconto 🙂
    smirki175

  9. lemmaelabel Says:

    acc… sono in ritardo! Mi stavo per perdere le bellissime e fredde nebbie di Pochette. E il viso del vecchio passeggero…
    Ecco, ora puoi continuare! :))

  10. cf05103025 Says:

    Ebbene ti dico:
    che mi hai ispirato!
    Ho scritto un microracconto di una pagina, ‘ntitolato
    Caffè de la Stasiù

    Mario

  11. dipocheparole Says:

    @squit squit: ma no dai, si vede che in fondo sei un duro.. (hihihihihi)

    @smirki: sono indigena di quelle lande. (azz.. ma dal titolo non si capisce?::))

    @lemmola: vado..;)

    @mario: leggere subito!!:)))

  12. anonimo Says:

    aaaahhhhhh…ehm…non avevo capito 🙂
    smirki175

  13. anonimo Says:

    "Perché tra mille possibilità puoi stare certo che vaglierò tutte quelle assolutamente inutili"… Mi ricorda qualcosa.
    🙂

    s|a

  14. dipocheparole Says:

    @s|a: eheheheheh! infatti! :))

  15. cf05103025 Says:

    Cara Dipòk, il racconto
    Cafè de la Stasiù,
    lo troverai qui!!!!
    http://www.microcenturie.it/2010/01/25/venticinque-cafe-de-la-stasiu/

    ciau nè
    MarioB.

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