Archive for dicembre 2009

KRISIS

24 dicembre 2009
Primo Natale in casa nuova. Casa di passaggio. Casa non mia. Casa di chi? Chi mi ha invitato qui?
E per quanto? Di chi diavolo è questa casa? Senza quadri, senza tende, senza mobili, senza libri. Ché ancora devo attaccarli, tagliarle, comprarli, sistemarli. Decidere.
È mia. Inesorabilmente mia. Sta scritto sull’atto. L’ho trovato nella cartellina rossa, dove l’avevo messo un secolo fa, nello scatolone di cartone dei GrissinBon prima del trasloco. L’ho comprata, pagata, non tutta, che anche quello mi fa venire le vertigini. Casa non mia, ma da pagare. Per sempre. Una vita. Tutta. Tutta intera.
Con tutte queste stanze, dove mi perdo, dove mi giro e non mi trovo, dove perdo le cose, che non so dove le metto, non so dove stanno, non so dove vanno. E tutte queste stanze, da riempire. E di che poi? A me che mi bastava una valigia. Che prendevo una valigia e dentro ci stava tutto e per mesi: primavera estate autunno inverno. Ma che c’avrò da metterci in tutta questa casa? Un vestito dilatato, che svolazza al vento, che non scalda, non raffredda, non protegge, non avvolge. E dentro io che vacillo, sfarfallo pesante, sbattacchio sui muri, barcollo tra soffitti e pavimenti.
E penso. A fasi di passaggio. Periodi passati. Momenti finiti. Anni andati. Quando e come. Boh.
In testa un sacco di parole che non escono. Compattate, formattate come mattoni manoscritti. Pezzi di racconti, condense di personaggi, idee nebbiose, intuizioni silenziose, sensazioni piatte, lunghe, grigie fino all’orizzonte. Orizzonti poco luminosi, lontanissimi.
Sono in crisi.

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CASTELLI NEL DESERTO

7 dicembre 2009

castelli nel deserto giordania

Di sopra ci vivono due bambini. Forse un bambino e una bambina. Li sento trotterellare da destra a sinistra, sento dei tonfi, delle cose strascicate sui pavimenti, dei suoni soffocati. E poi urla, risate, richiami, pianti. Poi nulla.
A destra una donna che parla. Forse al telefono perché non sento risposte. O a un marito silenzioso o disattento.
Poi improvvisi scrosci d’acqua. Da sotto? Da sopra? Da sinistra? Un doccia che sembra gocciolare acqua a pochi centimetri dal mio letto. Ho lasciato aperto il rubinetto? No, viene da sopra.
Un colpo secco sul soffitto mi fa trasalire. Poi qualcuno che tossisce.
Fuori arriva piano una macchina, entra nel parcheggio e si ferma. Dei passi di sopra. Veloci. Poi silenzio. Silenzio totale. Di giorno e di notte. Come se fosse notte, come se fosse il deserto. Come quella volta, tra Giordania e Arabia Saudita, quando cercavamo i castelli nel deserto, sullo stradone pietroso che portava in Siria, in mezzo al niente, che ci eravamo fermati per sentire che rumore fa un deserto.
Sotto sabbia terrosa e pietre, sopra velluto nero e stelle, finché in lontananza erano apparse prima le luci e poi, lento e cupo, il rumore di un camion siriano.
E ora so che il deserto faceva lo stesso rumore di un grande condominio alle porte della città.


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