Archive for novembre 2009

CAMBIO

26 novembre 2009
Ultima notte in questa casa. Esattamente tre anni fa, il
27 novembre era l’ultima notte prima di partire per il giro del mondo, la valigia pronta, aperta sul pavimento, piena di niente. Oggi invece ultima notte tra pacchi pesanti di tutto, librerie vuote, armadi demoliti. La macchia di muffa che prima non si vedeva dietro il mobile smontato, la polvere dietro il divano spostato, i giornali da buttare, quelli da tenere per impacchettare le ultime cose, lo stereo da staccare, un telefono rotto spuntato dai cassetti, la vecchia segreteria telefonica comprata a New York quella volta. E i quadri? Li riappenderò? Ho fotografato i libri per rimetterli allo stesso posto, ma le librerie non saranno quelle. Ho comprato un letto nuovo e mi aspetta nella casa nuova. Spero che faccia meno casino di quello vecchio.
Ho scoperto di avere più libri che vestiti, più diari che piatti, più lettere che bicchieri. Anzi ho scoperto che i bicchieri di quello che era un servizio intero, son quasi tutti rotti, e che invece ho diciotto bicchieri della nutella con i puffi, gli aristogatti, le tartarughe ninja e obelix. Ho scoperto che ancora una volta non sono riuscita a buttare la camicia bianca che avevo addosso al funerale del papà e per quasi tutti gli esami all’Università, l’altra orrenda camicia che avevo addosso alla laurea, i pantaloni neri di quella volta, la sua stupida felpa blu. L’orsetto Musetto è rispuntato tra le lenzuola vecchie. Ho ritrovato i fumetti che disegnavo per mio fratello da bambina. Centinaia di diapositive che è meglio non guardare, e per fortuna che l’unico modo sarebbe una a una, visto che il proiettore è sparito. Le musicassette di Lucio Battisti e dei Supertramp insieme alle cassette delle registrazioni dallo psicanalista.
Ho scoperto che ho pochissime cose da buttare. Bene, significa che non mi porto dietro nulla, che mantengo fermo il proposito della manutenzione: degli oggetti e dei sentimenti.
Che mi porto dietro, invece, di questa casa? Che, come quando ci sono entrata, sono sempre in carne viva, con il cuore in mano sanguinante, come un qualche brutto quadro di una madonna addolorata o di un povero cristo. Che ho la pelle di sottilissima pergamena sotto questo cazzo di inutile corazza. Che nessuno sembra accorgersene, come quelli che sembrano in coma e invece sentono tutto. La cosa nuova è che tutto questo comincia a essere insopportabile.
Chiudo l’adsl. Sono nelle mani della telecom. A presto.

Annunci

L’ESAME DI SECONDA ELEMENTARE

22 novembre 2009
Una pessima notizia. Accidenti, devo rifare la prima elementare. Dalle carte risulta così. Mi è sempre andata bene finora, e invece ora tutto è alla luce del sole. Devo tornare a scuola e rifare l’anno. Non so come farò con il lavoro. E non solo la prima, no, la prima e la seconda! No! non è possibile! Sarà mica che poi mi toccherà rifare pure l’esame per l’accesso alla terza. Non mi andò benissimo, mi ero confusa con le frazioni, in prima ero stata brava, tutti dieci, fuorché il nove in aritmetica, ma in seconda no, ero scesa a otto, la maestra era cambiata, con questa non ci piacevamo proprio. Però la maestra, la stessa maestra Pirrotta, che un giorno mi aveva dato uno schiaffo, a me!, perché avevo scritto è senza accento, quella volta lì mi scusò con la commissione, c’era pure una commissione per l’esame di seconda elementare? dicendo che quell’anno avevo perso tanti giorni di scuola perché avevo avuto la scarlattina. Non mi piaceva che mi scusasse per essere stata malata. Chi le aveva chiesto niente?
Comunque arrivo a scuola, sono vestita di nero, spaesata, stranita, e i bambini mi prendono in giro. L’aula è piena di luce, attraversata da fasce luminose di pulviscolo, vedo appena le loro facce. I maschi con i grembiuli blu e il fiocco bianco, le femmine con il grembiule bianco e il fiocco blu. Parlottano tra loro, girando sorridendo la testa piegati sui banchi. Mi chiamano quella con la valigia. Appoggio la valigia lungo il muro, sotto le finestre. Il soffitto è altissimo. Perché diavolo vado in giro con una valigia non lo so. Forse per via del trasloco, o per via che ho lavorato per tanti anni con i viaggi? Che ne so. Sta di fatto che mi siedo nello stesso banco che avevo quando stavo tra la Sonia e la Laura, le finestre alle spalle, altissime, piene di luce. Noi con i grembiuli bianchi, i fiocchi di raso blu al collo, l’astuccio pieno di matite colorate infilate negli elastici a sinistra, la gomma bianca, il libro davanti, la penna nella scanalatura nera. La Sonia è bionda, ha gli occhi blu e un grembiule bianco bianco, di un bel cotone, sempre pulito e stirato. Ha le mani grassocce e rosee, sotto le maniche un po’ lunghe. Ci diciamo delle cose sorridendo, bisbigliando. Mi chiamano alla cattedra. A me e altri due. Mi fanno l’esame. E’ un esercizio di inglese. Ci sediamo intorno alla cattedra. La penna mi scivola via. Non riesco a scrivere bene, non ci vedo, ho gli occhi pieni di qualcosa, un collirio denso, vischioso, sbatto le palpebre, mi si confondono le parole, le righe bluette del quaderno non sono dritte, sono onde indefinite, quello di destra mi urta con il gomito, mi arrabbio, parlo tra me, sto scomoda. L’esame finisce. Non è andato bene. E’chiaro. La maestra dice che è andato malissimo. L’altra maestra, in piedi, annuisce in silenzio. Mi guardano. Mi guardano tutti, e la maestra dice che mi sono comportata male durante l’esame, sono molto immatura e c’è molto da fare ancora. Sto lì in silenzio, seduta. Vorrei protestare ma sarebbe inutile. In fondo ho sbagliato l’esame, che c’è da protestare. Mi chiamano sul cellulare, sono fuori dall’aula, rispondo parlando sottovoce. Mi offrono un lavoro, un lavoro da interprete. Dicono che devo accompagnare otto medici a un congresso negli Stati Uniti. Dico: certo, va bene. Chiudo il telefono e penso come accidenti farò a fare da interprete a otto medici nello stesso tempo. Ma devo farlo, non so come farò, ma non posso rifiutare.
Una fitta in mezzo alla schiena, le dita della mano destra intorpidite sotto il cuscino. Qualche volta è quasi meglio la realtà.

THE TIMES ARE CHANGING

20 novembre 2009

Mia madre, 79 anni, mi manda via sms la lista della spesa da portarle:

Ciao Ele, ti mando la lista della spesa 1L. Latte fresco 2L.Consev. 2 etti ricotta, 2 et. gorg onzola, biscotti secchi Pavesi, 1P.Fette biscot. 1P. grissini grossi. Arance, mandarini, ba nane, 500 gr. Cipo lle, aglio, prezze molo, 4 etti zucchi ne, 4 etti salmone un pezzo intero. Acqua, pomplemo. Ti saluto mamma.

TRASLOQUO

17 novembre 2009

Cari adorabili commentatori e non,
il travaglio sta giungendo al termine. Quasi. A fine mese si va. Intanto manca l’ gas e domani c’ho il tennico. il pittore finì, il parchettista pure, L’elettrico ha da venì. Il telefono non si sa. La libreria è da comprare, la scrivania pure. Venerdì passai ore sei dentro all’Ikea. Riuscite solo a immaginare?

La presentazione andò benone. Em pi tu mancavi!! Lipes squit squit pure tu!!! e io lì a cercarvi!!
ve ne parlerò appena ci sarò con la testa e tutte le dita.
Intanto un salutone e aspettatemi.
vostra Dipòk

EH?

4 novembre 2009
Perché lasciare il lavoro di una vita e partire da sola per un viaggio lungo mesi mi ha generato meno ansia, meno preoccupazione, meno pesantezza di un trasloco da una casa ad un’altra distante poco più di tre chilometri?


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: