POST INCIPIT

Miei cari lettori ferragosteschi, pochi ma buoni.
Ecco qui tre post incipit o incipit di post, che letto alla latina suonerebbe un ossimoro, ma letto col senno di poi, di post, invece suona corretto: che cosa viene ora dopo l’incipit?
Spesso mi succede di iniziare a scrivere qualcosa, ho l’idea che gira per la testa, ma dopo qualche frase non viene più fuori nulla. Ecco tre esempi.
Di quale incipit volete leggere il post?
 
1)
Di solito ci sono persone che parlano e persone che ascoltano. Nel senso che è difficile trovare nella stessa persona un chiacchierone e un buon ascoltatore. La chiacchieronità esclude l’attitudine all’ascolto perché mette in conflitto due caratteristiche umane che probabilmente in ogni individuo costituiscono una buona parte della personalità.
(continua)
 
2)
Spesso guardandomi intorno, mi viene da dire: se da vecchia divento così, vi prego sparatemi.
E non parlo di malattie o di invalidità fisiche, quelle prima o poi arrivano, che tutti di qualcosa si deve pur morire, anche se meglio sarebbe, come tutti più o meno una volta nella vita abbiamo auspicato, morire di un colpo, a tarda età, nel proprio letto, e in buona, fino al giorno prima, salute.
No, io parlo di quelle caratteristiche mentali, di quell’irrancidirsi di quelle che da giovani, e anche solo fino alla mezza età, erano piccole manie, vezzi, abitudini, e che invece, col passare degli anni, diventano obbrobriosità, degradamento.
(continua)
 
3)
Io, di mio, sarei una rocckettara.
Me ne frega niente della musica classica, che ho abbandonato già in prima media, quando quell’incapace del direttore della banda cittadina, che fungeva anche da professore di musica, ci costringeva ad ascoltare dei branetti del cavolo nell’aula di musica del cavolo della mia scuola media del cavolo. E sulla parete destra dell’aula di musica, cinque metri per quattro, al terzo piano dell’ala morta della scuola, e ci si stava in ventisette, c’era pure un buco nel muro, un semplice buco tra i mattoni, da farci passare un braccio e salutare le oche e le papere che transitavano nel fiume di sotto, e lui con il suo giradischi preistorico, metteva su pierino e il lupo, che evidentemente giudicava adatto a noi giovinette in grembiule nero da giovane italiana, nonostante fossero gli anni settanta, e truce, in piedi, baffi e pizzetto nero, braccia conserte, e completo grigio, ci costringeva a scrivere il commento. Dio se lo odiavo, lui e il suo commento. Io nei suoi branetti non ci sentivo nulla. Non li sopportavo semplicemente. Non li capivo, ci cercavo dentro qualcosa senza trovarci niente. Le altre vagheggiavano di onde marine, lupi della steppa a stormi, fascini orientali, cavalcate di dromedari. Io non vedevo l’ora che finisse la sua cazzo di ora. Per non parlare poi di quando era il momento di scrivere le note sul quaderno giallino e orizzontale di musica. E lì veniva buona la Carla Romanelli e le sue lezioni di piano. Solo quello era buona a fare, scrivere le note, il resto dei compiti li copiava da me.
Poi anni e anni di musica pop, perché per anni, volente o nolente, praticamente dalla prima infanzia, ho ascoltato e imparato a memoria, senza capirci nulla, le canzoni dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Genesis, dei Pink Floyd suonate incessantemente dai miei fratelli, prima sull’enorme grammofono di casa, grande come una cassettiera, con il suo giradischi regolabile per i dischi a 78, 33 e 45 giri, la radio immensa, con migliaia di stazioni, da Beromuenster, a Luxmbrg a Praha, elencate fitte fitte sul lunghissimo vetro dove si regolava la sintonizzazione, e poi su sofisticatissimi impianti ad alta fedeltà, che solo a guardarli pareva di essere nella sala controllo di Houston.
Io, nella mia cameretta, intanto, crescevo cantando in coro con l’amica Anna, Lucio Battisti, ascoltato mille e più volte col tasto reward sul musicassette Grundig, tanto che ancora adesso, dopo una quarantina d’anni non sbaglio una parola.
(continua)
 
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13 Risposte to “POST INCIPIT”

  1. anonimo Says:

    A me mi piace di più il primo di ‘sti principit :-)…ma però anche il terso 🙂
    smirki175

  2. anonimo Says:

    beh, tre argomenti niente male come tostezza (tostità?), magari qualcosa di più lieve, come storie (a lieto fine) di gatti, animali o natura in genere, alla giapponese?

    mp

  3. lemmaelabel Says:

    Che dire? Mi piacciono tutti e tre.
    Il terzo mi incuriosisce perché, più che un incipit, mi sembra una prima puntata (e poi…?)

    Il secondo, ahinoi, come non condividerlo? Con quel timore strisciante che, in momenti di lucida consapevolezza, si fa subitanea certezza … 🙂

    Il primo: dici che non sono previsti turni?

  4. cf25302015 Says:

    2 e 3 con prevalenza della rocckettara.
    ciao
    🙂 che bello ordinare un racconto.
    mi dia il due con un chinotto e il tre con un mojito, grazie. poco ghiaccio.
    bri

  5. cf05103025 Says:

    Amai il primo più degli altri!! Sì sì

    Mariobì

    (poi magari si può continuare co’ ‘na storia nera di uno che ‘ncazzato come ‘na bestia e magari bevuto e stufo tira ‘na revolverata al chiacchierone, che poi lo ricattava pe’ ‘na storia di donne, e quindi occulta il cadavere ma non ci riesce bene per cui magari stanno per beccarlo però lui c’ha ‘l patema d’animo e si tira un colpo, però becca anche la padrona di casa ch’era la regina di cuori)

    già, venduto.
    Fanno 3 euro, grazie!

  6. dipocheparole Says:

    allora:

    smirki: vota 1 e 3
    mp: vòle er lieto fine.. (che c’ho da fà co te!?:)))
    lemmola: 1 2 e 3
    bri: 3 e 2
    mario: vota 1

    Vince l’1. E poi se c’ho voglia er 3. (e pure er 2, va, col tempo).

  7. anonimo Says:

    Il 3 è già buono così.
    Mettici l’assolo di sax e il finale.

    Rob

  8. dipocheparole Says:

    Robilant!! finalmente ritorni! non è che eri in giro con qualche amnesia?..
    Dovrete aspettare l’1 il 2 e il 3, perché la realtà è che nun c’ho voglia di far niente.:))

  9. lemmaelabel Says:

    “nun c’ho voglia di far niente”:
    che sarebbe? :))

  10. anonimo Says:

    Amnesia: quest’anno ancora nessuna. Si vede che col passar del tempo la mia mente non riesce più a dimenticare come una volta.

    Robilant

  11. dipocheparole Says:

    @lemmola: nun c’ho etcc.. infatti ti rispondo dopo una settimana..:))

    @robily: eheheh, messa così magari è anche un bene..

  12. elizabeth_siddal Says:

    L’1 e il 2 sono incipit.
    Il 3 è uno strano incipit che sta in piedi da solo, per noi della tua “classe”. Intesa come annata, perchè non abbiamo frequentato la tua stessa scuola, e l’altra classe non è acqua.

    Per me, il 3, è la storia del marchio forte di un’epoca, non solo musicale, importante (lo dicono gli studenti in gita quando, ancora oggi, cantano Battisti… Noi non cantammo mai Rabagliati o Natalino Otto…). E bella, se non vogliamo accettare che il ricordo della giovinezza renda bello tutto il bello, almeno.

    Per chi non ha vissuto quegli anni, alla nostra età, il pezzo lo puoi continare. Per noi lascialo così: con quel finale di parole che sappiamo a memoria. Tutti. E tutti insieme, noi ex ragazzi degli anni Settanta.

    (Mi piaci, ahhhh ahhhh… Mi piaci, ah ah ah… Questa era la Carrà… Non si può avere tutto, dai…)

  13. dipocheparole Says:

    @lizzie: hai ragione, noi non cantavamo Natalino Otto.
    🙂

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