I FUOCHI DI FERRAGOSTO

Sono salita in terrazza, su di sopra, stanotte.
Per fumare una sigaretta, bere una coca, cercare la luna, le stelle cadenti, delle domande, qualche risposta.
La luna non c’era. Troppo presto, troppo tardi, troppo a sud, troppo a ovest.
È un giorno di luna calante, ce n’è solo un quartino sul calendario, e pure da qualche parte, nel cielo.
C’era una sirena che girava in distanza: un’ambulanza, prima da est, poi da sud, poi di nuovo da est, prima vicina, poi lontana, poi più niente. Niente stelle cadenti, solo stelle velate dal bagliore rosato della città. L’insegna della farmacia, di là dalla strada, gettava lampi azzurri, poi verdi, poi azzurri, veloci.
Poi, in fondo, lontanissimo, oltre i tetti, oltre gli alberi, uno sbocciare improvviso e silenzioso di fuochi artificiali: rossi, gialli, bluette. Bianchi, azzurri, gialli. Viola, blu, oro. Verdi, rossi, arancioni. Piccoli fuochi modesti, da sagra di paese.
I fuochi del Ferragosto.
Andavamo a vederli in spiaggia. La sabbia era fresca, morbida, inaspettata. Si procedeva a tentoni, al buio, tra le fila di ombrelloni chiusi, le sdraio umide, ai lati. Tra la gente, persone a centinaia, lungo tutta la spiaggia, per chilometri di arenile, gente festosa ma indefinita, invisibile nella notte. C’era chi si sedeva, a fianco, o in cerchio, ad aspettare. Ma i più stavano in piedi. Ombre scure, senza corpo, senza colori, fatte solo di voci, di adulti, di bambini, di urla, di aspettative, un’onda che cresceva, lenta. E il mare invece, in disparte, quasi fermo, luccicante, in attesa. Le barche ormeggiate lontane, al solito posto di sempre, a metà tra la spiaggia e l’orizzonte nero, ornate di piccole luci tremolanti, pronte ad accendere i fuochi. 
E poi cominciavano, prima appena appena, piccoli lanci di scie colorate, brillanti, poi brevi pause di buio e di strisce di fumo chiaro, indistinto in deboli folate nella notte, poi sempre più vicini, rilucenti, tu mi stavi vicino, sempre più lunghi, luminosi, forse ci tenevamo per mano, alti, sfolgoranti, sorprendenti, forse mi stavi dietro, alle spalle, ascoltavamo gli scoppi come confusi tuoni lontani, mi abbracciavi, guardavamo in alto, insieme, le vampate colorate, su, sempre più su, in alto, io rabbrividivo, e poi giù, in lenti dilatati ricami di luce scintillante, che subito si perdeva nel buio.
E l’emozione intorno si trasformava in sordo fragore, i mormorii diventavano voci, grida dalla folla, esclamazioni, applausi.
Io non sapevo parlare, né gridare, né applaudire, ero solo tremendamente felice.
Sorridevo ai bagliori sfavillanti dei fuochi di Ferragosto, piccole lacrime ferme agli angoli degli occhi.

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6 Risposte to “I FUOCHI DI FERRAGOSTO”

  1. anonimo Says:

    Bentornata, Dipòk 🙂

  2. DottorOsterman Says:

    … e alle raffiche colorate (magari a ventaglio) la gente esclama tutta insieme “oooooooooh!”
    😉

  3. cf05103025 Says:

    è un bel quadro:
    Notturno con fuochi
    e lievi struggimenti nostalgici

  4. dipocheparole Says:

    @ciao smirkiolo:))

    @doc: eh, infatti..:)

    @mario: ma no, niente nostalgie. Solo quello che è e quello che era. 🙂

  5. lemmaelabel Says:

    Bentornata davvero, Pochette!
    Lemma che legge e sente un brividino… 🙂

  6. dipocheparole Says:

    @lemmola, sarà il freddo dei monti!..:))

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