PICCOLE ANIME

Sono in lutto, un piccolo lutto, dal 9 gennaio del 2005 e non lo sapevo.
So bene che in quel giorno tremendo, ho preso il coraggio a due, quattro, otto, sedici, trentadue mani e ho portato il mio amato gatto quasi ventenne a morire, so bene che le sue ciotole, quella dell’acqua e quella del mangiare, sono ancora da qualche parte infilate sotto il lavandino della cucina, che la sua cesta di vimini è ancora sopra una mensola in alto nel ripostiglio, e che la sua spazzola spunta ogni tanto da una vecchia scatola dei biscotti dietro il barattolo dell’acquaragia e del Sidol, ma io da allora non ho più voluto pensarci.
Sono poche le cose della mia vita che cerco di rimuovere in modo così netto e voluto. Chi mi conosce sa che, per tutto il resto, non mi do tregua. Dire che spezzo il capello in quattro è poco, quando si tratta di affrontare un problema, un dolore, una difficoltà. Ho un bisogno interiore di chiarezza, di pulizia e di logica, che parte dai cassetti dell’armadio, passa per i pensili della cucina, e arriva agli angoli dei pensieri. Ammetto che sono più indulgente con la polvere sulla libreria e il disordine tra la biancheria da stirare, ma sono una kapò delle SS con pensieri e riflessioni.
Tutto deve essere affrontato, sondato, valutato e archiviato. E non credo di avere mai messo da parte per paura o vigliaccheria o quieto vivere un qualsiasi ricordo doloroso. Il mio schedario di gioie e dolori è perfetto e aggiornatissimo. Io la chiamo la manutenzione dei pensieri.
Manca solo la lettera G. Alla voce Gatto non c’è nulla. Quando arriva lì, il pensiero vola via, non vuole soffermarsi sul suo                                                     sul tavolo del veterinario, e già scrivere questa frase è una specie di tortura, anzi magari la cancello, o rileggerò questo scritto saltando una riga. Quindi passerò oltre, ma non subito.
Perché c’è un’altra triste storia felina che mi perseguita da una decina di anni: ho ucciso un gatto. L’ho buttato in mare dal porto quieto e azzurro di una piccola isola greca. Stava per morire, sbattuto ai bordi della strada da una macchina in corsa, e, da due giorni, non ci riusciva. Un veterinario sull’isola non c’era, così anche quella volta, mi feci un bel discorso, respirai a fondo, guardai fisso davanti a me, presi il coraggio a cento mani e lo aiutai a morire.
Chi ama gli animali mi capirà, perché con lui, povero gatto sconosciuto, è morta di sicuro una piccolissima parte di me. Di quella giornata ricordo solo le voci delle persone a cui avevo chiesto di aiutarmi a cercare un veterinario, in inglese, in italiano, a gesti, in grecoingleseitaliano, le conferme: “no, non c’è un veterinario sull’isola” e in particolare queste parole: “devi decidere tu cosa fare, lui ha scelto te.”
Così, da sola, lo presi in braccio, (e non posso pensare alle sue fusa e al suo sguardo mentre lo portavo verso il porto, così anche questo lo scriverò veloce e non rileggerò mai più) e lo gettai in mare. Subito dopo, e giuro, ancora oggi non so se sognavo o se davvero successe, mentre mi scendevano fiotti di lacrime, mi coprivo gli occhi con le mani, e mi sentivo scoppiare il cuore, un bellissimo gatto dal pelo lungo, così diverso dai gatti magri e patiti delle isole greche, arrivò, lì, sulla banchina del porto, spuntando dal nulla e mi passò accanto, accarezzandomi leggero le gambe nude, con la sua coda. Come arrivò, subito sparì. Lo cercai guardando in giro, ma non lo rividi, né allora né mai più.
Il giorno dopo era l’11 settembre del 2001. Mentre al telefono mi dissero cosa stava succedendo a migliaia di chilometri, ricordo che stavo guardando un mare placido e azzurro dall’alto di una collina. Il mondo che cambiava di un colpo mi aiutò a non pensare a quello che avevo fatto.
Ma anche questo gatto rimane lì, a vagare per i miei pensieri, dolcissimo, morbido e nebuloso, senza riuscire ad arrivare alla catalogazione nello schedario dei miei fatti, parole e sentimenti.
È un piccolo lutto, certo. Niente di fronte ai grandi dolori, alla morte delle persone, alle piccole e grandi disgrazie che capitano intorno, ogni giorno, in ogni posto.
Eppure che dolore, ieri, quando il gatto della vicina, saltando dalla tettoia, si è sdraiato sul davanzale della mia finestra, allo stesso modo in cui si metteva il mio micio. E io l’ho visto, improvvisamente, passando per il corridoio: una piccola ombra scura, stagliata sulla facciata chiara della casa di fronte, e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime.
Accidenti, anche lui ha scelto me. Ma in un altro modo, per fortuna. Non so ancora quale.

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11 Risposte to “PICCOLE ANIME”

  1. anonimo Says:

    sei stata molto coraggiosa, Dipòk, a compiere quel gesto nobilissimo…i sentimenti legati ai nostri amici felinotti sono una cosa a parte…la loro preziosità non è paragonabile a niente altro che riguardi il sentire umano…per cui, a mio parere, non c’è bisogno di dire “mah, ci sono cose più grandi, ecc.”…i gatti sono un universo autonomo e di grado incomparabile con nulla altro…
    se posso permettermi infine un piccolo invito-consiglio-auspicio-speranza: non chiudere il tuo cuore alle nuove bellezze feline che verranno, accoglile sempre col sorriso 🙂
    smirki175

  2. anonimo Says:

    tu sai quanto amo i gatti, la “felinità” in generale e quindi ho letto con la turbovelocità il tuo post, per non soffermarmi sui dettagli.
    Si, hai avuto coraggio ma ancora prima hai amato, senza amore non c’è coraggio.
    viva i gatti, che ci guidano in ogni occasione e ci affiancano soprattutto nei momenti difficili :-))

    empi

    (meglio, grazie!)

  3. anonimo Says:

    Uff, leggendo il tuo racconto sono scese le lacrime anche a me…
    Perché è (anche) questo che non ci risolviamo a digerire in alcuni momenti della nostra vita: e cioé che ci sono scelte che pur restando “il meno peggio”, sono ciononostante dolorosissime.

    http://www.radicchiodiparigi.wordpress.com

  4. anonimo Says:

    Io ti assolvo.
    Giovanni

  5. dipocheparole Says:

    @smirki e em pi: sapevo che mi avreste capito fino in fondo, voi gattari:)) E le vostre frasi sono proprio ad hoc.:)

    @Lu: vero. Forse sono le scelte peggiori. Quelle fatte in tutta coscienza, a mente lucida e cuore dolorante.

    @giovanni: grazie. (amen 🙂

  6. arancioeblu Says:

    quando un gatto ti sceglie non hai scampo

  7. DottorOsterman Says:

    Domani vado a prendere dal veterinario un piccolo gattino, che un mio amico ha salvato qualche giorno fa dalle fauci del suo cane… (a breve metterò qualche foto dell’infortunato sul mio blog)

    Ma potrei anche raccontarti altre storie meno a lieto fine sull’argomento.

    Che ti devo dire… la vita prende, la vita dà. Però, in ogni caso, rinvangare serve a poco. Quello che conta è vivere con consapevolezza il momento presente.

    E su questo, Dipok, mi sembri alquanto ferrata, o sbaglio?
    😉

  8. cf05103025 Says:

    Il mio primo amico nell’infanzia fu un gattone bianco e grigio, quasi alto quanto me, fu mio custode,
    poi crebbi e non seppi più niente di lui; però mi rimane impresso da sempre mentre mi accompagna per la campagna.

    Poi qualche anno fa arrivò, da solo Tigre, un gattuzzo grigio, felice, vivace ed affetuosissimo, gran cacciatore di lucertole, con un manto unico, un disegno raro, di proprietà di miei vicini, però come arrivavo io mi si installava addosso ed arrivò accarezzarmi la guancia e a sbavarmi in faccia (il che farà schifo ma era tenerissimo).
    Fu trovato morto sul fienile, aveva due anni, non si sa perché, la vicina disse che forse qualche crudele l’aveva avvelenato.
    Fui molto addolorato.

    Poi è arrivata Tommie ch’è na ruffianella rara, coccolosissima e capricciosa, però simpatica da morire.
    Mario:-)

  9. dipocheparole Says:

    @arancioblu: è vero. in effetti a me è andata sempre così!:))

    @doc: oddio, faccio del mio meglio con l’hic et nunc, ma non sempre mi viene bene..:)))

    @mario: che belle anche se tristine storie. Gli animali avuti da bambini restano davvero nel cuore.

  10. anonimo Says:

    Quest’anno se n’è andata anche la gatta dei miei. Muci (si legge muzi in sloveno e significa micio) di anni ne aveva 18 e un tumore l’ha fatta addormentare per sempre sotto la scrivania del mio vecchio. L’hanno trovata la mattina come ogni mattina da sempre e ora per sempre.
    Se ne andato un pezzo di famiglia.
    (Marino)

  11. fdmpaul Says:

    Nessuno muore.

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