Archive for giugno 2009

LOGICA STRINGENTE

22 giugno 2009
Bene. Da oggi è aperta ufficialmente la caccia al nuovo appartamento. Probabilmente ogni diciotto anni le mie cellule abitative e lavorative si rinnovano, e io devo cambiare lavoro e casa.
Beh, insomma, c’è chi trasloca decisamente più spesso. Guardando indietro poi ogni volta c’è da chiedersi come diavolo io abbia fatto a resistere, ma si sa, sono persona di grande pazienza.
La goccia che fece traboccare il bilocale fu la lamentela per l’abbaiare canino del primo piano e la logica stringente e sopraffina della proprietaria della casa e del cane:
“i cani abbaiano, non posso mica impedirgli di abbaiare. E poi abbaia anche quando viene gente da te.”
Ai tempi in cui leggevo l’opera omnia delle avventure del commissario Maigret, ricordo bene di come Simenon non mancasse mai di sottolineare di come fosse il criminale stupido, quello che metteva in crisi il famoso commissario durante gli interrogatori: un conto è fare domande che ottengono delle risposte sensate, lavorare il sospettato ai fianchi, costringerlo alla contraddizione, al ripiegamento, all’incoerenza, e farlo cadere sull’inattendibilità delle sue risposte.
La persona che ragiona si vergogna del pensiero incoerente e, incalzato dalla logica, non potrà che piegarsi, confondersi, lottare seguendo la ragione contro la propria insensatezza, e arretrare fino alla confessione.
Il criminale stupido invece no. Non ha vergogna della propria irrazionalità, e il pensiero della propria stupidità non può certo sfiorarlo, quindi il suo non-ragionamento può svolgersi, inattaccabile per ore e ore, e giorni e giorni, e anni e anni, e il commissario, e noi con lui, potremmo rimanere in eterno sul pianerottolo, con la bocca leggermente aperta, le sopracciglia lievemente alzate per la sorpresa, le braccia distese lungo i fianchi, o cadute inesorabilmente a terra.
Tramortiti, consapevolmente sconfitti, dalla logica stringente della stupidità.

IL POPOLO DELLE CADREGHE DELLA LIBERTA’

15 giugno 2009
“La democrazia è una parola araba che è stata letta in latino”.
Ma come, non viene dal greco demos (popolo) e kratos (potere) come studiamo da secoli?
No: «Demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie». Testuale sbobinato: «Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede su delle sedie. Se noi invece prendessimo questo popolo e lo facessimo uscire fuori, se avessimo invece preso dieci persone e le avessimo fatte sedere qua, scelte dalla gente che stava fuori, e loro invece sono seduti qua, quei dieci, questa non sarebbe da chiamarsi democrazia. Questa si chiamerebbe diecicrazia. Cioè dieci sulle sedie. Non è il popolo a sedersi sulle sedie, questa è la democrazia. Finché il popolo non si siederà tutto sulle sedie, non ci sarà ancora democrazia». Quindi? «L’alternanza del potere vuol dire che c’è gente che si prende e si trasmette il potere tra di loro. Se ci fosse democrazia non ci sarebbe un’alternanza di potere. La democrazia significa il popolo che detiene il potere. Come fa a consegnarlo a uno?». Quindi perché mai i libici, che hanno già quella democrazia piena di sedie, dovrebbero «regredire » al sistema occidentale? «Auguriamo che la raggiunga anche il popolo italiano…». Grazie, Colonnello. Troppo buono.
 
Da: “Il popolo, le sedie e la democrazia” di Gian Antonio Stella su Corriere.it del
12 giugno 09
 

MUSICAL?

12 giugno 2009

Non so decidere. Questo che genere di intrattenimento è?

boh

OPERETTA

12 giugno 2009

operetta

HAIKU DEL SUPERMERCATO

11 giugno 2009
E mentre uscivo dall’Iperlando pensavo a cosa manca, poi, alla mia vita.
E in fondo, oltre la Statale, il sole stava scendendo lento, arancione. Il parcheggio era silenzioso, quasi vuoto ormai, un po’ imbarazzato per tutti quei suoi piccoli incroci e i cartelli di uscita e di entrata. Qualcuno, in ritardo, camminava veloce verso l’entrata, altri caricavano la spesa in macchina.
Ho messo anch’io i sacchetti nel bagagliaio, ho aperto la porta, mi sono seduta, l’ho richiusa.
Sono stata lì, ferma, un momento. Da fuori nessun rumore. C’era anche una bella luce.
E ho pensato: e adesso?

HAIKU DEL CAVOLO

9 giugno 2009
Oggi non capisco se la vita mi va stretta o mi va larga.
In ogni caso sfugge, ma lenta.
E sarebbe pure noiosa
se ogni tanto non lanciasse occhiate folli e smarrite insieme.
E intanto ancora tutti i tigli a profumare in giro per i viali della città.

PELAGOS E PEGOLA

4 giugno 2009
Accidenti. Ho sempre pensato che si dicesse impelagarsi. Mi sono impelagata in questa storia. Si è impelagato con questioni di debiti e non ne viene fuori. Oppure: si era impelagata in quel giro di strane amicizie. Insomma, pensavo venisse dal pelagos, dal mare. Uno cade in mare e non ne viene fuori. Mi pareva pure molto poetico: sono nel bel mezzo di un mare di problemi, nuoto, nuoto e non serve a nulla. Oppure galleggio, galleggio, ma pur sempre in mezzo al mare.
E invece ieri, un’amica mi scrive che si è impegolata in un bel casino e non sa come uscirne.
Io penso, beh, avrà sbagliato a scrivere, magari nella fretta.
E invece no. Cerco sul dizionario Garzanti on line, ed è proprio impegolarsi, da pegola, picula, pix: pece, spalmarsi di pece.
Soffro per un quarto d’ora a pensare che per un mezzo secolo ho usato la parola sbagliata.
Poi, un sussulto di orgoglio: ennò caspita, possibile che non ci sia pure il pelagos di mezzo?
Vado a dormire contenta: c’è.
E poi, insomma, vuoi mettere impelagarsi?


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