PAZIENZA

È capitato che mi dicessero che sono persona di grandissima pazienza.
È capitato ai tempi del mio vecchio lavoro, quando, qualche persona in attesa del suo turno, mi vedeva alle prese con qualche cliente estremamente rompipalle. Allora capitava che si mettesse a osservarci, che aspettasse, appunto, pazientemente, poi che si sedesse, mi guardasse con sorriso complice, e mi dicesse: certo che avete una bella pazienza voi, io sorridevo come dire ma no, non è vero, tanto sapevo che da lì a due minuti, anche lui, il cliente complice, si sarebbe trasformato in cliente rompipalle.
Devo dire che in anni di lavoro in trincea, al banco di un ufficio di viaggi al dettaglio, che è come dire, entro, compro due chili di biglietti aerei e parto, ho acquistato la capacità di reprimere collere, smarrimenti, risate (il mare è meglio a Barcellona o a Madrid?), gemiti, angosce e rabbie quotidiane. Ho imparato a trattenere la pipì per ore perché c’è la coda che aspetta e non c’è il bagno in ufficio, a rimanere impassibile mentre al telefono qualcuno mi dice che un’ottantina di ragazzi in gita scolastica a Firenze, comprese le due vecchie professoresse del mio liceo, sono rimasti intossicati da un’infiltrazione di acqua fognaria nelle condutture dell’hotel che gli ho prenotato personalmente, e che una task force di medici inviata dal locale ospedale sta provvedendo a fare il tampone rettale a tutti i partecipanti alla gita. Ho imparato a dire: la richiamo fra mezzora, vedo cosa posso fare, non si preoccupi, se qualcuno mi telefona da Kuala Lumpur e mi dice che il volo è in overbooking e salta tutto il resto del viaggio, ho imparato a rassicurare mamme preoccupate perché il figlio non telefona da Mykonos da quattro giorni, ad affrontare perfino le minacce della moglie italiana del ballerino cubano: se fai il biglietto per l’Havana a mio marito ti mando la finanza, e molte altre avventure che neanche mi ricordo più.
Ormai sono su un altro pianeta: quello dell’insegnamento. Qui al massimo tocca ripetere 34847363527 volte che live si dice liv e non laiv. Poi altre 373736625888 volte che alla terza persona singolare si deve mettere la S, (testoni che no seu altro), altre 28865430997 volte che per fare le domande bisogna cominciare col DO, (mànega de asini), che le esse si pronunciano (to sàntoea), ma siccome sono adulti, paganti e pure volenterosi, bisogna dirlo e ripeterlo fino allo sfinimento. Sfinimento loro, non mio, che io, per detta loro, sono tremendamente paziente e come faccio a essere così.
Infatti io non sono paziente. Soffoco tutta la mia terribile, invereconda e inaudita ira e concitata smania sotto il mio sfingico aspetto. Coltivo in grembo da tempo immemorabile, un chilo di Helicobapter Pylori assatanati, che, al momento giusto, scateneranno un ulcera duodenale che perforerà il mio stomaco livido e darà alla luce in un’esplosione sanguinolenta, una creatura tentacolare, polipesca, desiderosa di sangue umano che suggerà famelicamente dagli sfortunati astanti, attraverso mille oculi rossastri e mille ventose urticanti.
Accadrà tra breve, lo sento, quando il cane dei vicini abbaierà ancora, per la duecentotrilionesima volta in questa giornata. Cazzo!

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25 Risposte to “PAZIENZA”

  1. Lipesquisquit Says:

    Semmai non ti sentissi abbastanza stressata, in tutto questo non hai considerato che c’è la crisi e moriremo tutti, fa sempre più caldo e probabilmente esiste un Dio, ma invece che lodare e premiare la tua pazienza, ti odia.

  2. smirki175 Says:

    Dipòk, questo è il destino dei buoni, lascia fare 🙂
    smiiiiiiiiiiiiiirkiiiiiiiiiiiiiiii 🙂

  3. anonimo Says:

    subito polpetta al tanax per il cane e finta lettera di amante incinta del padrone del cane indirizzata alla moglie.
    mors loro vita tua

  4. anonimo Says:

    http://www.infernalkillers.altervista.org/fucili_pompa.php

    Rob
    (dato il laudano a dr. Gervasi)

  5. DottorOsterman Says:

    Anche il cane dei miei vicini (un botolo insopportabile) abbaia ad libitum, e quando (gentilmente) ho provato a farlo notare agli stessi, la risposta è stata del tipo: “non posso mica impedire al mio cane di abbaiare!”

    Indi per cui, resomi conto una volta per tutte che i bastardi spesso e volentieri sono bipedi, ho preso una decisione.
    Quando il cane abbaia, alzo il volume dello stereo a palla.

    In questo modo i miei batteri intestinali organizzano dei gran rave party, e così si distraggono un pò.
    😉

  6. anonimo Says:

    e all’interrogativa del passato DID (ostrega) !
    🙂
    bri

  7. dipocheparole Says:

    @lipes: acc.. io sono un’ottimista in confronto a te..

    @dipòk: non è detta l’ultima parola!!:))

    @ndrill: sei diabolico!

    @rob: sei peggio che diabolico!
    (hai fatto bene, il gervasi mi suonava strano..)

    @doc: ho pensato anch’io di fare così, ma ancora non ci sono riuscita. uff..

    @bri: magari! al did non ci sono ancora arrivati!:))

    @

  8. cf05103025 Says:

    Ma io non so se l’Helicobacter esista davvero e se causi sti mal di stomaco o sia altro.
    Tengo alcune amiche che guarda caso, nervosette, tutte dicono di avere il batterioleicotterista.
    Chissà perché sto diavoletto si attiva ne le nervosette?
    Com’è fatto il bruttone rosicante?
    E’ parente del vermocane?
    Speriamo di no.
    Se uno beve un bianchetto si ‘mbriaca anche lui, o no?
    Non c’è mezzo di anestetizzarlo?
    Magari con l’oppio, magari uno si fa una pipata in una fumeria cinese e co l’oppio il basterdello muoreo dorme per un bel po’.

    Mariusc

  9. anonimo Says:

    oh, fai un filmino dell’armageddon duodenale e mettilo su youtube!
    ostregheta (alla Totò)
    mp’s

  10. anonimo Says:

    Bocconi avvelenati? Fucile col silenziatore? (per cane e padroni, s’intende) Se non pare brutto… A me no.

    s|a

  11. dipocheparole Says:

    @mario: mica ce l’ho davvero il vermocano elicotterista. Era solo una licensa poetica.:))

    @em pi: armageddon duodenale!!! ahhahahahah :-DDD

    @s|a: eh, mi dicono tutti così, ma ‘so troopo buona!

  12. anonimo Says:

    @->Dipòk: ti sei rivolta a me chiamandomi Dipòk? 🙂
    Adesso mi vengono delle crisi d’identità… 🙂
    smirki175

  13. lemmaelabel Says:

    “e darà alla luce in un’esplosione sanguinolenta, una creatura tentacolare, polipesca, desiderosa di sangue umano che suggerà famelicamente dagli sfortunati astanti, attraverso mille oculi rossastri e mille ventose urticanti.”

    f a n t a s t i c o ! ! !

  14. dipocheparole Says:

    @smirki/dipòk: è il caldo che ce vuò fà:))))

    @lemmola: eh..:))

  15. Lipesquisquit Says:

    Che brava che sei, rispondi accuratamente a tutti i commenti.
    Ti voglio bene, davvero.

  16. anonimo Says:

    santa pazienza

  17. cf05103025 Says:

    Dicasi pure che la pazienza è una virtù,
    e quindi il paziente è un virtuoso,
    la paziente però spesso patisce di pazientare
    o di esser paziente di un medico stronzo,
    già, poiché patisce a volte l’ingiurie de n’ignorantone,
    giacché tutto deriva da patire,
    per cui:
    medice cura te ipsum,
    come fu detto nel Vangelo di S. Luca (4, 23)

    S.Marius

  18. dipocheparole Says:

    @lipes: ahahahhahaha!! non so se mi prendi per il qulo!! :)))
    In ogni caso, delle volte non so proprio che bazzo rispondere, ma se non lo facessi mi sembrerebbe che uno mi parla e io non gli rispondo.

    @anonimus: pvopvio..

    @s.marius: ma la patientia è appunto per quello la virtude dei fortibus. Sennò uno com’è che è diventato fortius?..

  19. anonimo Says:

    L’Helicobacter (non Helicobapter!) Pylori è un essere infido e spregevole che sguazza come il pesciolino Nemo nelle sostanze acide. Quelle che secerniamo quando ci innervosiamo o siamo sotto pressione. Apparato digerente produce acidi e il batterio si sveglia e ti rosicchia da dentro. Pare che l’80 per cento delle persone ce l’abbiano dormiente da qualche parte nello stomaco o nell’esofago e che tutti ce lo dobbiamo tenere. L’unica terapia è mantenere la calma o andare di antibiotici una volta ogni tre quattro anni per riaddormentarlo. Io l’ho fregato: c’ho fatto amicizia e ogni giovedì ci scoliamo un paio di birre insieme guardando Annozero. S’addormenta sempre tra il ghigno di Ghedini e le vignette di Vauro e io una volta tanto evito il Maalox.
    (marino gastritico)

  20. Lipesquisquit Says:

    Ma no, non ti prendo per il qulo (uh, mi piace scritto così, d’ora in poi lo userò sempre). E’ che io sono un po’ asociale, ho bisogno di buoni esempi di comunicazione.

    #19
    Non direi che hai fregato il tuo Helicobacter, ma piuttosto che ci hai costruito un rapporto invidiabile.
    Forse questa è la cura per l’ulcera: amarla.

  21. dipocheparole Says:

    @lipes : beh, quanto ad asociali, io quest’anno vinco il porcospino d’oro. (è un premio da me inventato, or ora, di cui sono l’unica partecipante, ovviamente..)

    @marino: a proposito di Ghedini. ma esiste al mondo qualcuno che sia più schifosamente antipatico, odioso, malvolmente ributtante di quell’essere?

  22. lemmaelabel Says:

    epperò, considerando come ti sei figurata la creatura della pazienza che non c’è, (praticamente il demonio in un Giudizio Universale del ‘300) per Ghedini potevi far meglio. Sì, decisamente. Mha, in fondo non se lo merita.

  23. dipocheparole Says:

    @lemmola: non se lo meritaaaaa?!?!?!

  24. anonimo Says:

    Ghedini è una delle migliori espressioni della terra virtuosa e operosa Veneta. Un classico ruffiano, arrampicatore, cinico, opportunista… e qui mi fermo perché m’è tornata la gastrite!
    (marino…)

  25. lemmaelabel Says:

    …nel senso che non sarebbe all’altezza delle tue pittoriche parole, Elena.

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