CRONACHE FAMIGLIARI: dalle mie a quelle di Daria Bignardi in “Non vi lascerò orfani”

compleanno 
Certo che se dovessi scrivere qui tutte le cose che mi passa per la testa di scrivere in una giornata, passerei la vita a buttar giù post, e altro che sindrome del tunnel carpale.
E allora, ecco un po’ di esempi buttati lì. Che per esempio, venerdì, insieme a un libro della mia autrice di racconti preferita, Joyce Carol Oates, e di un altro mio scrittore preferito, Richard Ford, ho comprato un, il (che non so se ne abbia scritti altri) romanzo di Daria Bignardi “Non vi lascerò orfani”, e ho cominciato a leggerlo venerdì notte.
E mi ha dato da pensare, perché, man mano che leggevo, pensavo che un lessico famigliare, come quello, più famoso, di Natalia Ginzburg e quello che affiora da questo libro della Bignardi, ce l’abbiamo tutti. E che se solo dovessi mettermi lì, e tirar fuori e mettere in corsivo tutte le frasi famose e ricorrenti di mio padre e mia madre, e vicende famigliari, dei miei fratelli, degli zii, (diciannove zii naturali, tra zii materni e zii paterni, più i diciotto, la zia Antonia è rimasta zitella, acquisiti con il matrimonio, più una media di tre, quattro primi cugini per zio, che fa un totale di un centinaio, solo tra zii e primi cugini), per non parlare dei nonni, dal famoso nonno viaggiatore del giro del mondo nel 1911, alla nonna che diceva di aver visto la madonna mentre lavava i panni dei signori al fiume, all’altro nonno che da contadino senza un soldo invece divenne piccolo industriale della margarina, all’altra nonna che invece da moglie del paron delle ferriere divenne una povera vedova imbrogliata dai cognati, avrei da riempirci un’enciclopedia di storie e di lessico famigliare. Ognuno di noi avrebbe da riempirci un’enciclopedia, solo con le vicende di famiglia.
E invece succede che, spesso, perdiamo tutto per strada, così che se da bambini nessuno ci racconta di quella volta che, durante la guerra, il portinaio chiese alla nonna di poter mangiare il gatto di casa, e la nonna strappò la gattina Mimosa dalle braccia della zia Luisa bambina, e che il portinaio, presa la gatta per le zampette, le diede una gran botta sul collo, per ammazzarla, come si fa con i conigli, davanti agli occhi della zia Luisa bambina, succede che non sapremo mai chi davvero siamo, da dove arriviamo e dove e cosa potremmo arrivare a essere e a fare.
Se nessuno ci insegna, anche solo con un racconto svagato, sognante ma terribile come una fiaba, buttato là, tra il secondo e il caffè, cos’è la violenza, cos’è la pietas, cos’è la fame, cos’è l’indifferenza, per esempio, forse lo impareremo da soli, ma forse no.
E il libro della Bignardi com’è? Finora, e sono a metà, carino. Diciamo che commuove, coinvolge e fa sorridere, come sentir raccontare un’amica. Un’amica che parla della morte improvvisa di un genitore, del dolore per la morte del padre, così diverso perché provato a vent’anni, da quello provato a quaranta per la morte della madre. Un racconto in cui ci si riconosce ad ogni passo perché parla di rapporti semplici, della sorella complice e sempre alleata, di Micione, il fratello-gatto, che dorme sul televisore e sul più bello lascia cadere la coda davanti allo schermo, suscitando cori di proteste da parte della famiglia: Micione, la coda!
Un libro in cui mi sono riconosciuta quando dice che perdere un genitore a venti anni “…è uno strazio, ma sei in corsa e corri…”, e cheperò: ”… è uno strappo, un’ingiustizia, un affronto che la vita non doveva farti e a cui non eri preparato.”
Diciamo che è proprio così, papà, ma che, forse per fortuna, me ne sono accorta solo venti anni dopo.
E le altre cose che mi sono passate per la testa oggi? Un’altra volta.
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6 Risposte to “CRONACHE FAMIGLIARI: dalle mie a quelle di Daria Bignardi in “Non vi lascerò orfani””

  1. anonimo Says:

    non c’è fretta. facciamo che il blog qualche volta sostituisce il foghèr, per sentire racconti che la tv giammai

    al

  2. anonimo Says:

    la parte di Micione mi ha molto intenerito…doveva essere proprio un felinotto speciale…che forte 🙂
    smeiki175

  3. anonimo Says:

    va beh, ho sbagliato a scrivere, ma si era capito che ero io… 🙂
    smirki175

  4. lemmaelabel Says:

    ma, intanto che penso alle cose serie, mi posso commuovere per quel fil di perle sul golfino? ^-^

  5. dipocheparole Says:

    @al: eh dai, accendo il camino:))

    @smirkiolo: ho comprato il libro praticamente solo perché c’era quella frase lì sul risvolto di copertina.:)))

    @lemmola: la mi mamma.:) (ma si capiva che sono io quella che compie l’anno?:))

  6. lemmaelabel Says:

    si che si capisce, ti assomiglia!
    🙂

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