VORREI ESSERE NATA SU UNA NAVE

passera solitaria
 
Vorrei essere nata su una nave. Ma non nel corso di un qualche viaggio immaginifico e fascinoso. Piuttoso su un cargo pieno di container, magari ripieni di pezzi di ricambio per macchine fresatrici, o di pedali per biciclette, su di una rotta inconcludente tra Genova e New York.
Così, sarei apolide, che meraviglia, e quando la gente parla delle proprie radici e della propria terra, e si commuove e dice che da lì non la schioderanno mai, e anzi, che appena può, ci vuole ritornare, e che solo lì ci sono quei profumi, solo lì quei tramonti, solo lì quelle strade, io me ne starei serena e direi, penserei, che bello, anzi, ahimé, dovrei stare attenta a dire, io le radici non le ho, son nata in mezzo al mar.
E poi potrei dire che io il senso di appartenenza non ce l’ho, perché sai, noi, ma noi chi, ché poi mi toccherebbe spiegare, noi si era sempre in viaggio, così a me il senso di appartenenza non mi si è sviluppato. Come i calli sulle mani che vengono se lavori con la zappa, o anche solo se dai la pittura sui muri, ma se non lavori i calli non ti vengono, e così a me quel senso lì non mi è mai cresciuto. Che diamine, a cosa dovrei appartenere? A città sconosciute? A posti mai abitati del tutto, che non c’era mai tempo di avere un’amicizia, di frequentare una scuola, e subito bisognava partire.
Poi mi inventerei anche che in realtà ero orfana. E io, quindi, senso della famiglia, niente.
Ma allora con chi viaggiavi da un porto all’altro? e qui mi devo preparare bene alle domande, comunque figlia di un padre mai conosciuto e di una madre distratta, e che invece sempre, ma proprio sempre io avrei desiderato avere una famiglia, e figli neonati, tanti, e poi bambini e poi ragazzini, e parenti, e mariti, no, uno solo, un marito, e invece, o me grama, o me tapina, la sorte mi fu avversa e incontrai solo mascalzoni irriverenti e poi solo brutte malattie e sfortune e condizioni malevole.
E direi che con una vita così trista mi si è indurito il cuore, e solo in solitudine posso abitare, che nessuno mi sopporterebbe altrimenti, ma che in realtà io soffro, soffro, soffro, oh se soffro la solitudine. E come soffro a prendere la macchina e andarmene al mare da sola, eccentrica, e come soffro a farmi la spesa e comprarmi gli involtini di pollo solo per me, egoista, e poi tornarmene a casa la sera e non trovare nessuno, e come soffro a mettermi lì a guardarmi L’infedele o Santoro o Criminal Minds senza nessuno con cui commentare, asociale, e poi mettermi a letto a leggermi un libro fino alle tre del mattino e poi, se non devo alzarmi, dormire fino a mezzogiorno.
È che poi mi verrebbe da ridere e nessuno ci crederebbe.
E così, ufffff, continueranno a guardarmi strano.
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25 Risposte to “VORREI ESSERE NATA SU UNA NAVE”

  1. Aluya Says:

    Dalla riga 10 alla 19 sono io! Solo che non avevo inventato di essere orfana, lo ero davvero. Poi la vita prende sentieri strani e ci si ritrova chissà dove. Ciao.
    A.

  2. retorico Says:

    molto bello.

  3. anonimo Says:

    C’è di peggio come per esempio essere stati apolidi perché nati in un campo profughi come il sottoscritto. Non c’è nulla di eccitante, solo tanta fatica per trovare un posto al mondo che non sia inevitabilmente anonimo.
    (marino un pochettino amaro)

  4. lemmaelabel Says:

    Elena! Osp Poche’, ti sei accanita! :)))
    con quella tua scrittura fluida e incisiva al temp’istess…

  5. lemmaelabel Says:

    …che poi l’uccellino sta in montagna …
    aria, terra, acqua…che altro più?

  6. anonimo Says:

    Rotta Genova-New York, piena di pezzi di ricambio? Mi ricorda qualcosa di un secolo e passa fa…

    E poi, cara Passero solitario, perché una porta-containers? Puzza come e più di una petroliera e in meno ha lo spazio sul ponte: dopo un mese fra le cabine di marinai tamil finiresti per annuire in modo orizzontale e la gente sì che ti guarderebbe strano…
    Il nome della nave, pleaze.

    Gervasiland

  7. cf05103025 Says:

    Bel pezzo, sì!
    Ma sulla nave: dimmi che nome portava quel cargo che già me ne vado incuriosendo furiosamente a cercarti nel sottoponte o nella stiva B.

    Ma sei nata in una cabina, spero?
    E chi fu la levatrice o il levatore?
    Mica quel nostromo filippino detto Jesus Mendolanzas che passava per medicastro stregonesco, e che mi curò una mano sbrindellata quando passammo nello stretto di Leyte e ci fu mare a forza 8?
    Mendolanzas cucinava pure bene, certe polpettine di fagioli, lenticchie e polipo schiacciato ch’erano una meraviglia!
    Ah, che vita, quella vita là!

    Marius

  8. anonimo Says:

    riflettevo…io mi sento radicato tantissimo al posto in cui sono nato e cresciuto, ma al tempo stesso mi sento anche di non appartenere a nessun luogo…insomma, un radicale libero 🙂

  9. colleradiletta Says:

    si legge tutto d’un fiato e o sì come si soffre si soffre questa triste e amara e svantaggiosa solitudine.

  10. dipocheparole Says:

    @aluya: ciao:) e beh, ognuno ha un pezzetto da qualche altra parte.

    @ret: così, e senza nessun sfottò?!:))

    @marinoamaro: partiamo da due punti opposti, ma forse arriviamo nello stesso posto: per me tutti i posti sono anonimi. Ma anonimo per me non è negativo.:)

    @lemmola:))

    @gervasilant: tu non mi ascolti..;)

    @mario: stella del sud?:))

    @smirki: carino il radicale libero.:))

    @diletta: vero?:)

  11. retorico Says:

    (era uno sphoto’)

  12. cf05103025 Says:

    Sì, Stella del Sud!!!
    Ma, già: una nave passeggeri elegante varata a Hamburgo nel 1913, col nome di Prinzess Willermina e poi, passata ad almeno altri dieci armatori, sì, e poi trasformata in cargo, già:
    che storia!
    So che l’anno demolita a Karachi dieci anni fa, la tua culla natante, poverina. 😦

  13. anonimo Says:

    Dici che non ti ascolto mentre fornisci a Cartografou la risposta alla domanda che ti avevo fatto un’ora prima?

    Gervasi

  14. anonimo Says:

    @->Dipòk: ti sei procurata Walden? 🙂 c’è un’edizione carina della BUR…
    smirkiiiiiiiiiiiii 🙂

  15. dipocheparole Says:

    @Mario: ..passata ad altri dieci AMAtori, e poi trasformata in cargo.. (triste storia.;))

    @gervasilant: dicevo che non mi ascolti perché sentivo un filo di pensiero ostile e schernitore. Ma forse sono io paranoica oggi..:)

    @smirkino: no perché ho letto la tua risposta da te e mi è passata la voglia. 🙂 infatti confermavi l’idea che mi ero fatta di quel libro..

  16. anonimo Says:

    Ostile e schernitore neanche un po’.

    Gervasi

  17. dipocheparole Says:

    @gervy: eh, infatti lo dicevo che sono un po’ paranoide oggi (e ieri).

  18. smirki175 Says:

    è scomparso “sedani”?…era carino…
    smirki non capiente… 🙂

  19. lemmaelabel Says:

    …ma torneranno?
    (che mica ho fatto in tempo…)
    😦

  20. smirki175 Says:

    @->lemmaelabel: chiediamo il ritorno a gran voce, unisciti a me nel coro: “Sedani! Sedani! Sedani!” 🙂

    veramente, Dipòk, era un pezzo carino, rimettilo 🙂

  21. lemmaelabel Says:

    smirki, volentieri, ma mi par che pochette … (non vorrei irritarla, sai?)

    :))

  22. dipocheparole Says:

    UFFFFFFFFFF…………
    ma mi vergognooo.

  23. smirki175 Says:

    @->Dipòk: uffi…niente, chiedo scusa…non volevo essere invadente…ma ogni argomento trattato dal tuo tocco narrativo superiore diventa magia…per cui non c’è nulla di cui ti possa vergognare 🙂

  24. anonimo Says:

    lo sai vero che hai appena descritto la mia donna ideale?

  25. dipocheparole Says:

    @smirki: soprassiedo:))

    @lavienbeige: ecco! lo sapevo che nella mia galassia ci doveva pur essere qualcuno che mi considerava la sua donna ideale!! :-))))

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