PRECISIONE ED ESATTEZZA

disordine
Rieccomi al tema di qualche giorno fa. Sì mi è caro, e nell’ultimo post, parlandone, sono scivolata a ragionare dei miei poco evidenti, ma molto sentiti, entusiasmi, e ho talmente debordato che sono finita a parlare della mia sfingitudine.
In realtà qualche giorno fa non sapevo neanch’io bene perché precisione ed esattezza mi stiano così a cuore, e ieri sera girando per la rete, in un evidente caso di serendipità, mi sono imbattuta in un pezzo che mi ha dato da pensare, e ha chiarito le mie idee su almeno uno dei probabili motivi per cui tengo tanto, e sempre di più, a essere precisa e accurata.
Di sicuro, precisa lo nacqui. Ma nessuno, a dire il vero, se ne accorse, tanto meno io. La mia cameretta, da piccola, era un bel casino, benché i miei quaderni fossero ordinati. A undici anni però la parrucchiera mi dovette tagliare via con le forbici un consistente grumo di capelli indestricabilmente arruffati e annodati a livello nuca, sotto la parvenza liscia e ordinata della mia lunga coda di cavallo, che ormai davano al mio cranio un aspetto bitorzoluto. Succede, se ci si pettina raramente e solo in superficie.
La mia casa ha un’apparenza ordinata, ma, contro ogni dettame del feng shui, mantiene dei punti oscuri di accumulo: la mensola in entrata, il sopra-frigorifero, l’angolo di destra del divano, il secondo cassetto dell’armadio, e soprattutto il buco nero del mio appartamento, il tracollo quotidiano dei miei buoni propositi, l’angolo di agglomeramento delle mie energie negative: lo sgabuzzino.
Con il mio lavoro, intendo il lavoro di venditrice di viaggi nella mia prima vita, ho dovuto imparare a essere implacabilmente precisa. Sbagliare a digitare un semplice numero, un tre invece di un quattro magari, se quello è il numero o l’ora di un volo o di un biglietto aereo in una prenotazione aerea significa far saltare l’organizzazione di un viaggio, perdere notti di albergo, escursioni, noleggi di auto, altri voli in coincidenza, e alla fine perdere soldi di tasca tua e arrampicarti sui vetri per non perdere pure i clienti.
Precisione ed esattezza richiedono però uno smisurato sforzo quotidiano, perché come sempre nell’universo, come disse pure Newton, ad ogni forza corrisponde una forza uguale e contraria, e tutto sembra congiurare contro di loro. La fretta, la memoria, la distrazione, il malumore, la stanchezza, e soprattutto l’abitudine tanto per dirne sei, di forze uguali e contrarie. Per non parlare poi della tendenza all’accumulo e dell’effetto imitazione che sono la conseguenza prima di imprecisione e inesattezza. Provate a lasciare per qualche giorno il giornale vecchio o la posta già aperta su una qualche mensola in casa, e nel giro di una settimana quello diventerà il posto della carta, provate a lasciare una pratica fuori posto in un ufficio e vi ritroverete con una trentina di  pratiche fuori posto o sparite in un buco nero di incontrollabile attrazione. Provate a lasciare il sacchetto della spazzatura in un certo punto per la strada e nello spazio di una serata, quello diventerà l’angolo dell’immondizia. Provate ad incominciare una riunione o una lezione con cinque minuti di ritardo per aspettare che tutti siano arrivati, e aspettatevi che alle successive riunioni o lezioni tutti arrivino in ritardo. Provate a non chiarire per troppo tempo equivoci o incomprensioni e vi ritroverete un grumo di nebbia nel cervello e nel cuore, vostro e di chi vi sta intorno.
Tutto questo solo per parlare della dimensione privata. Perché se cominciamo ad affrontare la dimensione pubblica, soprattutto italiana, degli effetti di imprecisione e inesattezza troveremo moltissime delle cause della nostra attuale disastrosa situazione sociale in primo luogo e poi via via e di conseguenza, secondo me, economica, politica, lavorativa, scolastica, eccetera.
Quindi, come mi sono resa conto solo ieri sera, leggendo il blog citato sopra, la mia personale guerra contro imprecisione e inesattezza arriva da lontano e mi è connaturata, ma la mia attuale, quotidiana lotta per la precisione e l’esattezza in realtà è una lotta di resistenza. Resistenza civile contro il pressapochismo, la cialtroneria e la faciloneria. Caratteristiche tutte italiane, purtroppo, che sono in parte causa dello sfacelo quotidiano a cui continuiamo ad assistere senza prenderci spesso la nostra parte di responsabilità per modificare le comuni consuetudini iniziando da cose piccolissime.
Circa due anni fa, da poco tornata dal mio viaggio intorno al mondo, comprai il libro di un ragazzo giapponese che da qualche anno vive in Italia, e che in “Italia più Giappone diviso due” parla dei due paesi, ovviamente dal punto di vista dell’osservatore giapponese. Il libro è molto istruttivo per renderci conto di molti nostri piccoli comportamenti, futili e veniali se osservati singolarmente, ma pericolosi, come la goccia che scava la pietra, nel creare sfiducia, cinismo, sentimento di impotenza e rabbia nelle persone, con tutte le conseguenze negative sul vivere sociale e politico che ben conosciamo.
Un esempio su tutti dal libro di Ryuta Naruse: “la macchina che produce il caos”. Questa macchina non è altro che quella macchinetta che distribuisce i numeri per fare la coda in posta, in banca o nei negozi. Naruta, con la semplicità del giapponese si chiede: come è possibile che, se un impiegato si assenta, nessuno pensi a bloccare il suo display che continua così a chiamare numeri e a creare confusione, così che la gente che aspetta il proprio turno, comincia a non capire, a litigare e a pretendere? Com’è possibile che un signore che magari è uscito a comprarsi le sigarette mentre era in attesa, ora pretenda di essere servito e che un impiegato lo respinga mentre un altro lo accoglie generando comunque malumori e confusione tra la gente in attesa? È possibile se le normali regole della convivenza non vengono accettate e rispettate. È possibile se non si rispettano in primo luogo precisione ed esattezza.
Quindi non ditemi che sono un’intransigente. La mia è solo resistenza, resistenza, resistenza.
 
 
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23 Risposte to “PRECISIONE ED ESATTEZZA”

  1. dipocheparole Says:

    Beh?!!? cos’è?! troppo lungo?!?! miiiiii sempre più pigri siete..

  2. anonimo Says:

    Orizzonti limitati da spazi claustrofobici riducono la capacità di amare. Spazio-amore le coordinate critiche. Sarcasmo, discordia, cinismo, sono arpie di Pavlov.

    Gervasi

  3. Aluya Says:

    Se tu fai le cose con precisione ed esattezza, quindi con maggiore impegno e fatica, e le vedi naufragare in un mare di pressapochismo, di gente che ne approfitta x scavalcarti, di assoluta mancanza di reciprocità nell’impegno; non cominci a riservare precisione ed esattezza entro confini sempre più netti e limitati?
    A.

  4. anonimo Says:

    una delle componenti più micidiali di tutto questo meccanismo italioidizzante è forse quel senso di ineluttabilità che accompagna il fenomeno, quella sensazione subdola e sotterranea che fa sentire la cosa voluta da un Destino Superiore di fronte al quale nulla si può fare…ecco, credo che ciascuno nel proprio piccolo, anche nei minimi gesti quotidiani, si debba sforzare di agire per sfatare questa infondata ma tremenda auto-convinzione.
    smirki175

  5. anonimo Says:

    Per l’esattezza l’ultima virgola di #2 va eliminata.

    Gervasi

  6. alog Says:

    affronti un tema apparentemente difficile da sbrogliare (in Italia c’è un’altissima specializzazione -e perciò precisione ed esattezza- nel curare il proprio interesse particulare, nei limiti di una visione miope dell’interesse generale). forse tutto si può ricondurre alla storia politica di questo Paese, all’humus culturale cattolico indulgentistico-perdonistico. forse c’entrano anche le condizioni climatiche favorevoli al tira a campa’ e allo scurdammoce ‘o passato. intanto, osservo in Italia lo stesso destino decadente riservato alla Grecia, culla della razionalità occidentale, alla Turchia, all’Iran…
    un contributo qui.

  7. lemmaelabel Says:

    Allora, cara Pochette, sono stata a lungo indecisa se commentare o no queste tue sacrosante argomentazioni. Ora ci provo. Ma sarò prolissa e me ne scuso con tutti gli astanti. 🙂
    Il tema è cruciale. E giustamente tu gli hai attribuito un valore alto, a fondamento di una convivenza umana, sociale, culturale, politica.
    Condizione sine qua non per ben “amministrare” il sentire, pensare, operare umano. Ok, non ci piove.
    Cosa vorrei aggiungere, senza nulla voler togliere? L’esperienza del mio vivere quotidiano in relazione alle suddette virtù.
    Non ho utilizzato a caso la parola “amministrare”. Come sai, verso nella ‘trista’ condizione di dipendente di un Ente pubblico. (e, in questo contesto, non mi va di dichiarare che sono pur sempre una privilegiata perchè ho un lavoro, come non va a Manginobrioche al cui blog ci ha indirizzato Alog). Questo ambiente lavorativo è il più formidabile terreno di coltura di germi distruttivi di qualsivoglia tentativo di ‘Precisione e Esattezza’. Ovvio, dirai tu, si sa. Ma non si sa fino in fondo, fino alle ultime conseguenze che corrodono qualsiasi essere pensante di buona volontà. Il rischio di infettarsi è altissimo. E il Germe è assai robusto e subdolo. E agisce, spesso e volentieri, sotto le mentite spoglie di un, a volte disperato, ‘devo riuscire a tutti i costi’ a raggiungere un risultato, un servizio, … o quel che l’è. In quel ‘a tutti i costi’ si annida e prolifica di nuovo il germe dell’ imprecisione e dell’ inesattezza, appunto. Prima di tutto come nemico che rema contro e poi come strada contorta per raggiungere un qualche risultato di sforzi e fatiche. Questo è ciò contro cui combatto (e con me altri, naturalmente) tutti i santi giorni, per molte ore al giorno, e troppo spesso per partorire solo topolini-ini. Pensa tu cosa paghiamo tutti noi, moltiplicando questo per tutte, nessuna esclusa, le amministrazioni pubbliche.
    Facile dire: certo, le Amministrazioni sono luoghi ‘politici’ stategici per chiunque governi uno Stato, e nessun potere esecutivo che si basi sulla crescita di se stesso (ahinoi!), ha interesse ad avere come obiettivo prioritario il loro buon funzionamento (che non sarebbe poi altro che il buon governo ordinario) nella Precisione e Esattezza e quindi, va da se’, nella Trasparenza.
    Ma, vedi, la cosa che più mi fa andare in bestia, ma tanto sai?, è che non ho mai, mai trovato, letto, udito da parte di alcuna rappresentanza sindacale negli specifici luoghi di lavoro (ossia nel loro concreto operar/contrattar diritti e doveri, per dire no?), che forse certe battaglie sono state fatte solo e soltanto per spartirsi nicchie nell’opacità di questo sistema. Io il ‘forse’ lo tolgo senza alcuna fatica. E ritengo che sia oramai necessarissimo che lo tolgano anche tutti coloro che dicono in teoria di credere nella Precisione e nell’ Esattezza, ma che poi ne disconoscono la pratica. Mai ho letto un programma elettorale di sinistra o di centro sinistra (hai quali dedico sempre molta, precisa, attenzione volendo io votare) che coraggiosamente dica: ok, dobbiamo ricominciare da capo, inventare un altro sistema amministritativo, un altro rapporto fra diritti e doveri degli operatori che vi prestano servizio. Lasciando il campo, e lo spinosissimo argomento, al potere di Brunetta (per dire, no?).

    Pochette e tutti voi, prendetelo come uno sfogo di una persona che cerca di essere consapevole del fatto che, nel suo prestar servizio quotidiano, sacrifica spesso al Germe la Precisione e l’ Esattezza, cercandole disperatamente e contraddicendosi, sapendolo, ogni due per tre. Questo è il mio (impreciso) resistere e combattere.

    Va bene, va bene, rientrerò nei ranghi e tornerò a commentare monosillabica e sibillina. :)))

  8. lemmaelabel Says:

    …”hai quali dedico sempre molta…. ”

    Ahhhhhhhhhh :((

    sarà un lapsus?

  9. dipocheparole Says:

    @gervasilant (o gervasily:)): non mi starai mica criticando?!:))) (non ho capito na mazza..)

    @Aluya: no, persevero imperterrita. Continuo a fare quello che credo sia giusto fare. Senò che precisione è?:))

    @smirki: proprio quello, proprio così.

    @alog: eh, lo so bene. Tutte cose che mi stanno estremamente sulle palle. Tutto humus marcescente.

    @lemmola: strabiliai di fronte al tuo primo intervento di più di dieci parole!:)))
    Tuo sacrosanto punto di vista da lavoratrice dell’amministrazione. Come sai arrivo dal settore privato e da poco mi scontro direttamente con il settore pubblico, non più come semplice cittadina, ma come persona che, per avere insegnato in qualche scuola qua e là, ha avuto a che fare, per esempio, con le segreterie delle scuole statali. L’esperienza è da far cadere le braccia, esclusa qualche rara situazione di paradiso scolastico. tutto giusto quello che dici, e lo stesso ha detto Aluya: se intorno gli altri continuano a farsi gli affari loro che fare?
    Io non posso che ribadire: resistenza resistenza resistenza.

  10. anonimo Says:

    Vero, niente mazza. Intendevo che questo è un paese claustrofobico: spazi limitati e sovrappopolazione sono fattori, per me, inversamente proporzionali alla facoltà di amare e, con altre cause, producono aberrazioni quali cinismo e discordia, riflessi condizionati (arpie di Pavlov!?) in tale situazione. Precisione ed esattezza, al contrario, costituiscono atti creativi e richiedono un’energia di un certo tipo; proprio quell’energia che le menti più deboli (si può dire? sì.) non trovano, verificando ad ogni istante la potenza della corrente contro la quale devono nuotare.

    Gervasi

  11. lemmaelabel Says:

    bei nessi, i tuoi, gerv. Belli davvero.

  12. anonimo Says:

    ciao L&L! 🙂

  13. lemmaelabel Says:

    ciao, ma chi sei? 🙂

  14. anonimo Says:

    Io odio il disordine, soprattutto quello degli altri. 🙂
    (marino accettabilmente ordinato)

  15. anonimo Says:

    (L&L , sono Gervasi 🙂

  16. cf05103025 Says:

    il vermocan sottile de l’approssimazione,
    del lassez faire,
    del tant’ ce faccim i cazzi nostr’,
    de a me se mi mi faccio i cazzi miei, de la confusion funesta,
    de tanto è la solita menestra,
    de i politici so’ tutti ladroni,
    però….
    de mia moglie e mia sorella e mio cognato che m’ha trovato un posto a mio figlio perché c’ha la tessera de cheneso,
    già

    MarioB.

  17. anonimo Says:

    leggendoti mi viene in mente questo :-))

    http://www.epicurus.altervista.org/dirs/mieiparadossi/sorite.htm

    mp

  18. dipocheparole Says:

    @gervasilant: bello questo pensiero. A questo punto mettiamo la precisione e l’esattezza tra le virtù dei forti? Però mi vengono in mente i giapponesi a questo punto. A loro, che pur vivono in claustrofobico paese, troppa precisione non fa bene. Bel casino.:)
    (mi suona così strano questo tuo non-nick!!:))

    @Marino: eh.. anch’io, abbastanza..:)))

    @Mario: il vermocan l’è subdolo e sconquassante!

    @em pi: bella questa! mica la sapevo. e ho dovuto guardare sul dictionary che vuol dire sorite!

  19. anonimo Says:

    Ma Elena, il mio non-nick è il mio cognome…
    (cacchio… se lo ripeto + di 15 volte suona strano anche a me…)

    Gervasi

  20. dipocheparole Says:

    @Gervasily: l’avevo capito, per questo l’ho chiamato non-nick. Ma sai ormai per me eri Robilant de Robilantis.:)

  21. anonimo Says:

    O.T.: vorrei segnalare che oggi è l’anniversario della morte di Sbancor.
    Questo il nom de plume di un mio quasi-coetaneo che ha manifestato in rete e su cartaceo alcune idee alquanto interessanti http://www.carmillaonline.com/archives/2009/04/003027.html#003027
    I suoi saggi per i tipi di DeriveApprodi, Roma 1999, scaricabili in rete http://www.deriveapprodi.org/admin/articoli/allegati/articoli/interno%20Sbancor.pdf
    ci restituiscono un pensiero volto a un tipo di indagine geopolitica con esiti analitici che non esiterei a definire “moderno-gnostici” (le sue suggestive allusioni al cosmopolitismo e alla distruzione di Beirut come novella Alessandria sono argomentazione sulle quali meditare). Credo che Sbancor sia stato un po’ trattato come un David Icke qualunque: l’accusa infamante di “dietrologo” che stigmatizzava, spesso da parte di economisti di regime, le sue lucide analisi sulla complessa e occulta rete amministrativa globale, pare ora – in particolare alla luce di alcune brillanti intuizioni anticipative – perlomeno sospetta. Sbancor si domandava incessantemente, come me, come te, come voi, qual è il Progetto. Vi dico una cosa. Dietro questa domanda si nasconde un orrore che ci unisce: il disgusto per lo spreco di sangue e di risorse umane, e scusate se è poco.
    Nel marzo del 1977 Sbancor era a Bologna, come me e come il mio fraterno amico Alessandro F., allora capo del servizio d’ordine di LC di Napoli (organizzazione vituperata dallo Sbancor) il quale coniò all’istante, contemplando il reiterato volo degli Agusta AW119 Koala della Polizia di Stato sulla città felsinea, stipata di dimostranti, lo slogan alquanto naif – e subito ripreso con entusiasmo da migliaia di manifestanti – «Elicotteri non ne vogliamo più! O cacciabombardieri o non giochiamo più!»

    Gervasi

  22. anonimo Says:

    Ah, Ringrazio Elena per tutto lo spazio che mi ha, inconsapevole, concesso per questo O.T.

    G.

  23. dipocheparole Says:

    Grazie a te Gervasilant. Non conoscevo Sbancor. Interessante personaggio.

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