TERREMOTI. Ieri

Il 6 maggio del 76 alle nove di sera, stavo studiando matematica, seduta al mio tavolo, davanti alla finestra.
La finestra era aperta, era stata una bella giornata, e se non ricordo male, fuori era ancora abbastanza chiaro da non dovere accendere la lampada. Il tavolo era un’asse di truciolato appoggiato a due cavalletti di ferro, e spesso, mentre scrivevo, oscillava o si spostava leggermente.
Quella sera, improvvisamente, il tavolo diede una gran botta in avanti, tanto che mi tirai indietro sulla sedia e di colpo mi girai a guardare se per caso non fosse entrato in camera mio fratello, e per scherzo non vi avesse dato una spinta.
Sentii delle urla, un gran trambusto, uno stordimento anomalo e spaventoso. Senza capire cosa stesse succedendo corsi nel corridoio, trovai mio padre che apriva la porta di casa, chiamando a gran voce me e mio fratello che era a letto con l’influenza, e tirando fuori dalla cucina mia madre che non voleva spegnere il gas e mollare la pentola con il risotto che stava cucinando.
Poi giù di corsa, quattro piani per le scale che tremavano, tra decine di inquilini degli altri piani, bambini che correvano, anziani lenti e cauti attaccati al corrimano, cani impazziti che facevano su e giù per i gradini. Una scena muta e infinita. Il sonoro: solo l’abbaiare dei cani che rimbombava per le scale. Davanti a me mio fratello, bianco come un morto, con la febbre alta, in pigiama e a piedi nudi, che perde le ciabatte scendendo per le scale, sulle spalle la prima cosa che mio padre aveva preso al volo dall’armadio per coprirlo: la vecchia pelliccia di ocelot di mia madre.
Restammo in strada per un paio d’ore. Mio padre, preoccupatissimo, che avrebbe voluto dormire in macchina, mia madre che diceva che era stata una scossetta, che lei non sarebbe neanche scesa in strada e chissà il risotto com’era finito, mio fratello, sempre più pallido e imbarazzatissimo, stretto nella pelliccia di ocelot odorosa di naftalina, io ammutolita dalla paura.
Tornati in casa, mi sedetti su una sedia della cucina e ebbi la prima e ultima crisi di nervi della mia vita. Piansi istericamente per una mezzora, mentre mio fratello, studente di medicina, diceva che bisognava darmi due o tre sberle per farmi calmare, mia madre diceva che non era il caso e mio padre diceva sorridendo che ormai era tutto finito. Passai una nottata di incubi, e tutto finì lì.
L’epicentro del terremoto era a un centinaio di chilometri, a Gemona del Friuli. A noi, per fortuna, erano toccate solo le briciole della scossa.
Del giorno dopo ricordo il titolo del Gazzettino: “FU OSOPPO” e sotto la foto della cittadina friulana rasa al suolo, una specie di Hiroshima dopo la bomba atomica.
Dei giorni seguenti ricordo i programmi di una radio privata locale, una delle prime radio private, e la voce cupa del disc jockey di turno che, con lunghe pause, leggeva i nomi dei ragazzi morti nel crollo della caserma di Gemona. L’altro mio fratello ci aveva fatto il militare un paio di anni prima.
Mi vengono poi in mente le parole di un amico che era partito il giorno dopo per andare a portare aiuto.
Lui e altri due in macchina, prima per la statale e poi su per le strade disastrate. Senza sapere come, si erano trovati a scavare tra le macerie di una casa. Avevano tirato fuori due bambolotti morti, coperti di polvere grigiogialla, rigidi ma intatti, il pigiama con i disegnini.
Ricordo una ragazza che veniva da Tolmezzo, che si era trasferita qui da parenti, e che l’anno dopo si iscrisse al liceo da noi. Era una dell’Azione Cattolica. Allora si faceva un gran parlare di aborto, per via della legge, e lei era antiabortista. Fece la maturità due anni dopo, poi se ne andò, tornò in Friuli e non la rividi più.

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16 Risposte to “TERREMOTI. Ieri”

  1. lemmaelabel Says:

    Non ricordo: c’erano già Emilio Fede e Bruno Vespa tra le macerie con i pelouches?

  2. cf05103025 Says:

    E’ uno dei tuoi pezzi più trasparenti e puliti che io abbia mai letto qui…Bravissima!

    Io ero qui, una volta, in campagna nel terremoto del ’96, guardavo l’orto, c’avevo ‘na zappa in mano, mi sono fermato, ho sentito un boato che cresceva sempre più, mi sono detto: passa un enorme trattore dietro casa, poi: cazzo, mi sono spaventato, tremava tutto, il boato aumentava, ho pensato, qui cade il castello, ch’è qui c’è un bel castello antico, un po’ più su della mia casa. Poi il vecio Vitorio, veneto, mi urla dall ‘altra parte della strada:
    Mario scapa via che c’è il teremoto, orco…, poi Anna esce sul balcone coi capelli dritti sulla testa e le grido vieni giù….

  3. anonimo Says:

    Il 23 novembre 1980 mi trovavo in una casa di campagna, nei sobborghi di Nopoli, assieme a un folto numero di amici. Seduti, guardavamo sbadigliando il tabellone di un noioso gioco da tavolo. Con la testa appoggiata al palmo della mano consideravo la mia precaria condizione politica, quando mi parve che qualcuno prendesse furiosamente a calci il tavolo. Alzai lo sguardo per capire chi fosse preda di simile collera, ma qualcuno sbottò: “Uagliù… ‘o terramoto!!!”. Fummo fuori in quattro e quattr’otto, una volta recuperati i neonati. Era come stare sul ponte di un peschereccio d’alto mare. “…uno stordimento anomalo e spaventoso”: sì. Oltre i pali della luce fluttuanti, il buio della notte era solcato da spaventosi lampi giallastri. Tutti potemmo vederli, prima che si alzasse un’improvvisa nebbia da brughiera scozzese. Ed eravamo sobri come monaci giainisti.
    “Una scena muta e infinita”: sì

    Robilant

  4. lemmaelabel Says:

    Oh donna illuminata (e saggi uomini)!
    L’altra sera scrissi di getto, sotto l’influenza della tibbù (ohiohi)…
    Quando faccio così mi infastidisco da sola…
    Torno e con più distacco rileggo qualcosa che narra davvero …

    (matilde che fa outing)

    :))

  5. cf05103025 Says:

    Matilde cara,
    non fare outing che fa male allo stomaco.
    Di’ solo la tua,
    vai così che vai bene :-))
    MarioBì

  6. anonimo Says:

    Quel 6 maggio del 76 io e mio fratello eravamo nella taverna di un amico ad ascoltare musica. Luci soffuse, incenso e qualche birra clandestina. Eravamo stravaccati su un divano e ad un certo punto ho chiesto a mio fratello di smetterla di battere il tempo così forte con i piedi. Quando ci siamo resi conto che si muoveva tutto il divano e tutta la stanza, siamo corsi fuori. I nostri genitori erano in vacanza e noi ci siamo fatti tutta la notte in giro per le strade a guardare la gente accampata nelle macchine. Due anni più tardi sono partito per il militare in Friuli, ma questa è un’altra storia…
    (marino scosso)

  7. anonimo Says:

    PS: insisto nel chiederti di togliere quel codice di tre lettere da inserire… è una miniatura e pure sfocata! sbaglio due volte su tre…
    (M)

  8. dipocheparole Says:

    @lemmola prima e dopo: la questione Emilio Vespa e Bruno Fede, ovverosia la televisione, volevo infatti trattarla in “Terremoti – oggi”. Proprio a quello volevo arrivare, visto che sono tre giorni che vomito davanti alla tivu.

    @Mario: grazie:) e dire che non mi pareva.

    @Mario e Robilant e Marino: ognuno in Italia ha il suo terremoto, ahimé. Dov’eri quella volta del terremoto?.. si potrebbe chiedere, e ognuno risponderebbe a modo suo.
    Gli americani di solito usano invece l’attentato a Dallas (per chi c’era) o l’undici settembre. Ma quello pure noi.

    @Marino: dopo perigliosa e lunga ricerca ce l’ho fatta e ho tolto le paroline. Mi devi riconoscenza eterna ora.:))

  9. dipocheparole Says:

    Per tutti: son contenta di rivedervi! che quando non commentate mi preoccupo..:))

  10. alog Says:

    (gesti apotropaici degli astanti)

  11. anonimo Says:

    grazie cara… ma se ti devo eterna riconoscenza non può essere solo “ora”, ma anche domani e dopodomani e dopo dopodomani e più in là per sempre no?
    (marino highlander)

  12. anonimo Says:

    per capire il rapporto tra terremoto e media c’è solo blob, ma è per stomaci (veramente!) forti…

    Oh, Dipok, Bona Pasqua o, laicamente, Buona Primavera :-)))

  13. anonimo Says:

    (dal “bona” si capiva che era un romano, no?)
    (che noia sto splinder che devi sempre scrivere tutto e te lo dimentichi e devi fare due messaggi)
    :-)))))
    mp

  14. dipocheparole Says:

    @alog: non in quel senso!! mi preoccupa che il blog non vi interessi più!!!:))

    @marinofintotonto: sì infatti, da ora all’eternità, forever and ever!:)))

    @em pi: bona pasqua anche a te! :)))(e a tutti) comunque bona alla fine si dice pure qui.
    ma che c’avete tutti con sto splinder? che è diverso sulle altre piattaforme?

  15. cf05103025 Says:

    Dunque, vidi in tibbù per pochi minuti, che non lo reggo,
    ché c’ha l’aria melliflua,
    il modo untuoso,
    il ti piglio pel culo del cuore
    di certi preti che certo gli furon maestri.
    Avete presente, sicuro, quel fregarsi le mani di pretaglia che addesso vi mollo io la pastinaca che vi meritate, magari quello lì è andato a scuola da loro, in qualche collegio de clero faso et bugiardo, e sbiffiardo,
    c’ha l’imprinting così
    già,
    e ce lo vuol trasmettere,
    mah
    MahMario

  16. cf05103025 Says:

    Fede dicevo,
    quello che dicesi Fede
    e ci porta l’Ade mentale

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