ALIEVI INSONI

La ragazzina di quarta che non si era presentata a tre lezioni su quattro del corso, arriva all’ultima lezione e mi dice che non aveva saputo che il corso iniziava proprio tre settimane fa, perché la prima volta la sua classe era in gita, la seconda nessuno glielo aveva detto e la terza voleva proprio venire ma stava male.
Le dico che mi deve portare le giustificazioni scritte, lei dice, ah va bene. Si siede al banco, tira fuori il libretto, e siccome è maggiorenne, scrive tre giustificazioni: nella prima, sotto a “motivi dell’assenza”, scrive influenza intestinale, nella seconda scrive insonia e nella terza scrive influenza intestinale e mal di testa. Poi torna da me e mi mostra le giustificazioni per la firma.
Io leggo e le dico, ma come influenza intestinale, insonnia e influenza intestinale e mal di testa?
Mi hai appena detto che la prima volta eri in gita, la seconda non sapevi del corso, nonostante ci fosse un cartello di un metro quadro affisso sulla porta d’entrata della scuola, e la terza stavi male. Eh, sì, dice lei, ma devo scrivere così perché proprio la settimana scorsa i professori ci hanno fatto tutto un discorso per lamentarsi di quello che scriviamo sulle giustificazioni, e non posso scrivere gita scolastica e disinformazione senò finisce che mi fanno storie. I compagni, intorno, annuiscono seri e partecipi.
Non so se ridere o piangere, così la guardo impassibile e dico: e insonia? Eh sì, fa lei, insonia perché quando siamo tornati dalla gita ad Amsterdam non abbiamo dormito tutta la notte e la mattina non potevo venire a scuola senza aver dormito. Va bene, dico, firmando le giustificazioni, decidendo di non scardinare il sistema scolastico, e di seguirla nei suoi corridoi mentali kafkiani, ma guarda che insoNNia si scrive con DUE ENNE.
Mi guarda colpita, sillabando in so nia a mezza voce, e mi dice: insoNNia? ma è sicura?
 
La ragazzina di quinta che viene a ripetizioni da me, oggi mi manda un sms entusiastico: “La tua alieva ha preso sei all’ultimo compito:-)) “
“Uau”, le rispondo.
Confido in un errore di battitura.
 
Dico agli alunni di terza: chi mi sa spiegare cos’è un verbo transitivo?
Beh, è tipo un verbo che invece di subire l’azione c’è l’oggetto.
Eh?
Insomma, allora è come un verbo che quando si fa una cosa tipo la si fa con un oggetto che la cosa la subisce, no?
Cosa?
Ma insomma prof se lei potrebbe spiegarcelo è meglio.
 
Giovedì finisco i corsi e giuro che la smetto di parlare di scuola.
Mi faccio già pena.
Tipo quei libri io speriamo che me la cavo e lo stupidario della maturità e quelle cose che tipo insomma parlano di scuola devastata, di professori sfiniti e studenti che fanno casino, insomma un delirio, tipo.
 
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13 Risposte to “ALIEVI INSONI”

  1. alog Says:

    ecco che può succedere fuori di scuola, tipo ieri alle 11, tipo in autobus. ragazzo al cellulare: e poi ti hanno portato al luvr? no? silenzio di 7 secondi. ma no, quello è lurd! ma la guida quanto costava?

  2. anonimo Says:

    tutto questo perchè in Italia il ministro dell’istruzione effettivo è Maria De Filippi o chi catodicamente per lei…sigh 😦
    smirki175

  3. lemmaelabel Says:

    ummmmm…..verbo transitivo………ummmmmmmmmm. Transita, ecco. Transita! O no?

    :))

  4. anonimo Says:

    Menti configurate unicamente sull’analogia.
    Ogni cosa è tipo un’altra.
    Che però è anch’essa tipo un’altra.
    Meglio qualcosa che NON sia.
    Vedi “La trahison des images”
    Continuiamo a farci del male per approssimazione.

    Robilant ceci n’est pas une pipe

  5. lemmaelabel Says:

    “Menti configurate unicamente sull’analogia. ”

    Che cruda e crudele verità, ahinoi!

  6. anonimo Says:

    Uhmmm… Mi verrebbe da pensare che si tratti di allievi delle elementari, ma sospetto che non sia così, ahimé. Se non altro perché Amsterdam, per le elementari mi sembrerebbe una scelta un po’ estrema.
    P.S. ‘sennò’ il De Mauro me lo dà con la doppia…

    Ipazia Sognatrice
    P.S.

  7. cf05103025 Says:

    Potevan lasciarli nella Frisonia
    onde si educasser nel fiammingo parlare
    e non scassasser più
    la minchia quaggiù?
    Poveri infanti senescenti
    imbottiti da deficienti
    del minestrone della tibbusione.

    Mario:-(

  8. colleradiletta Says:

    io confido negli errori di battitura anche quando usano la biro. Aiuta. Consola

  9. dipocheparole Says:

    @alog: beh pori fiori, tra il luvr e lurd, na vitaccia..

    @smirki: ministro della distruzione..

    @lemmola: quello è il fiume trasimeno!

    @robilant: bella riflessione (come sempre mon chère..:)))

    @ipazia: oh ipazia che tremenda verità mi sveli! e che vergogna! potrei rimangiarmi il post e sotterrarmi. (mai saputo che senò fosse sbagliato. Informale sì, ma sbagliato no! :..-(((

    @mario: questi mica vengono dalla frisonia. Tutti nostrani sono caromio.

    @collera: confidiamo via..:)

  10. anonimo Says:

    poaereto alog, se analogico

    però, ma chère, a me mi ci piace tipo quando un ragazzino si sforza di esprimere un concetto, sia pure per tentativi approssimativi, è un primo passo verso la comprensione e la comunicazione attiva. ai tempi nostri succedeva lo stesso col tremendo “cioè” (ciò è, altro goffo brancolante tragicommovente avvicinamento alla rappresentazione della realtà. magritte, tra parentesi, giocava ma diceva pure sul serio: quello lì era tipo un disegno di pipa, cioè mica una pipa)

    alog insone

  11. anonimo Says:

    @Alog: sì, Magritte giocava e faceva sul serio: ma giocava quando diceva che quella era la rappresentazione di una pipa – mica la pipa – e come surrealista faceva sul serio quando affermava la (sub)realtà della pipa stessa. Per il resto, sia chiaro che non intendevo puntare il dito sui nostri rampolli, anzi spero sinceramente che a molti di essi sia data l’opportunità di una percezione diversa, al di fuori dei canoni di quest’epoca, alquanto mortificanti.

    Rob

  12. dipocheparole Says:

    @alog e robily:
    mi no me intrigo su ste robe che no ghe capisso gnente.
    Qua ghe vorìa a Lemma, ma no a ghe xe…

  13. dipocheparole Says:

    tra l’altro, sarebbe divertente indagare su quali siano le parole più usate dagli adolescenti (e non adolescenti) in ogni lingua.
    Ai vecchi tempi si usava cioè, avvicinamento alla realtà, secondo alog. In English si usa dire ogni due parole “I mean”: voglio dire.
    Sarà uguaglio?:))

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