ANTIGONE TRA NOI

 Berlusconi e Craxi 1984
Stanotte ho sognato che Berlusconi era morto.
Ho sognato anche che dovevo sostenere un colloquio per potere insegnare in un corso di inglese e che ad una domanda dell’esaminatore mi confondevo con il francese e sostenevo la regola del partitivo. There are du friends, no, some friends, no, there are there are des friends, abbassavo gli occhi e pensavo tra me, poi, cercando di mostrarmi sicura di me dicevo: è partitivo, è la regola del partitivo. L’esaminatore mi guardava, serio.
Poi uscivo, incontravo un’amica, e tutti, in giro, tutti sapevano che Berlusconi era morto. Anch’io lo sapevo. Pensavo, beh, si sapeva, da tempo sapevo, aspettavo, che prima o poi sarebbe successo.
Il clima intorno era plumbeo, di aspettativa pesante, incerta ma senza speranza.
Nel 1992 questa ragazza dagli occhi neri profondi e felici, che ci guarda da mesi, anzi da anni, gli anni della civilissima e tragica battaglia di suo padre, dalle pagine dei giornali e dallo schermo della televisione, è uscita di casa. Forse sorrideva uscendo, forse era una giornata triste, forse aveva litigato con qualcuno, forse invece era contenta, stava bene, tutte le cose in ordine intorno a lei.
Sta di fatto che a casa non ci è più tornata, e che dalla sua vita di ventenne, avete presente quanta vita c’è in una ventenne (pensieri fragili, sogni intatti, entusiasmi perfetti), è passata direttamente al letto di un ospedale.
Eluana non c’era più da diciassette anni. Alla sua famiglia, ai suoi amici, era rimasto un corpo vuoto, pieno di aria, di sangue e di liquidi, vuoto di pensieri, progetti ed emozioni, i tessuti idratati, alimentati e svuotati periodicamente da aghi e sondini. Il corpo di Eluana è stato lì, in silenzio, a respirare, a riempirsi e svuotarsi per anni, a volte nella penombra, a volte in luce piena, circondato dal ronzio basso dei macchinari a cui è attaccato, dalle voci distratte di infermieri, preghiere sommesse di suore, donne delle pulizie che fanno la camera parlando d’altro, medici che passano, osservano, compilano cartelle cliniche, dai rumori di un ospedale, dai rumori di fuori: giorni di pioggia che batte sui vetri, poi giorni di vento, qualche nevicata, estati calde, la luce che al mattino filtra sempre più presto dalla finestra, la marmitta di un motorino che si allontana, la sirena di un’ambulanza, un’imposta che sbatte. Unica costante: il dolore sordo, stabile dei genitori. Ma appunto anche quello è vita.
Quando ero piccola, ogni tanto mio padre guardando il telegiornale scuoteva la testa o si faceva delle gran risate o si alzava dalla poltrona espirando un soffocato pooora italia. Allora magari si girava verso di me e sorridendo mi diceva come fosse un ritornello: la scuola, il lavoro, la casa, la sanità, il lavoro, la sanità, la casa, la scuola. Ricordati, tu ora sei una bambina, ma quando sarai grande e guarderai il telegiornale,  parleranno ancora delle stesse cose, e niente sarà cambiato.
Mio padre era un vecchio repubblicano, era stato un ragazzino durante il fascismo, era stato mandato in Sardegna durante la guerra, dove si era beccato la malaria (..ho fatto la guerra in Costa Smeralda e neanche lo sapevo..) si fece una famiglia nell’Italia ottimista del dopoguerra e del miracolo economico, leggeva il Corriere della Sera, votava per il partito di Spadolini, visse abbastanza per vedere il primo governo Craxi, ma non arrivò a vedere la seconda Repubblica.
In parte aveva ragione: niente è cambiato. In questo lui e il Gattopardo la pensavano allo stesso modo. In parte però nell’85, quando se ne andò, nessuno avrebbe potuto immaginare, o forse c’erano solo le prime avvisaglie sotterranee, di cosa sarebbe diventata l’Italia, e di conseguenza la classe politica italiana di lì a poco. E qui, invece, le trasformazioni sono state tante.
Siamo un paese ridicolo, votato più alla commedia che alla tragedia. O dove forse tragedia e commedia spesso si scontrano, ma dove di sicuro, nelle soluzioni, nelle strategie, nei metodi, la commedia finisce per prevalere sulla tragedia.
Beppino Englaro è una figura tragica. Starebbe da dio in un dramma shakesperiano o in una tragedia di Sofocle. La figura mitologica di Antigone è il suo specchio perfetto.
Ma mentre Antigone vuol fare valere le leggi morali degli dei per dare giusta sepoltura al fratello, e si scontra con le leggi dello stato e con la figura di Creonte, re di Tebe, Beppino Englaro, ahinoi, si scontra con la figura di Berlusconi, reuccio di mediaset, e le leggi del suo personale cabaret.
E volendo scrivere di questa vicenda, non si saprebbe bene in quale genere letterario collocarla.
Se ogni persona ha un destino, in parte, visto che dal suo letto ce l’hanno a viva forza trascinata nelle case, il destino pubblico di Eluana, splendida ragazza sfortunata, forse è stato quello di metterci di fronte, con la forza e la valenza emotiva della disavventura sua e della sua famiglia, alla pochezza, per non dire oltre, degli uomini che abbiamo, hanno, messo al governo di questo paese.
Chissà che serva.
 
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12 Risposte to “ANTIGONE TRA NOI”

  1. lemmaelabel Says:

    Se servisse sarebbe una catarsi, e quindi saremmo di fronte a una tragedia. Ma …

  2. lemmaelabel Says:

    … e poi, quegli anni ottanta … 😦

  3. anonimo Says:

    scrivi sempre cose molto belle e ricche di buon senso, passione e intensità logica e del cuore, Dipòk…io in questo momento non mi sento di dire nulla…però hai scritto bene…

  4. anonimo Says:

    ah, ho scordato il nick…quello sotto ero io…smirki175 🙂

  5. cf05103025 Says:

    Poni il caso che un dio vindice, magari Hermes urtato per il disprezzo di Alì Berlù per l’intelligenza umana, lo proiettasse in bocca al dragone della Colchide o lo pietrificasse a futura memoria…

    Allora ci sarebbero, ci resterebbero ancora da fare, da rifare, gli italiani scostumati, la cosa più dura, quasi impossibile.
    Io preferirei farmi assorbire dalla Republique Francaise, visto che è qui a pochi kilometri.
    Lo sai che a volte mi dispiaccio che Napoleone, che aveva unito il Piemonte alla Francia, sia naufragato miseramente…..
    Povero illuso, come diceva mio padre, tanto per stare in tema.

    Mario:-)

  6. alog Says:

    ho schifo di berlusconi, e di chi lo sostiene in vita politica.
    andrea lilli
    http://mediablog.corriere.it/2009/02/riflessioni_di_un_padre_con_su.html#comments

  7. dipocheparole Says:

    @lemmola: vero. Quindi non avremo la tragedia.

    @smirki: grazie smirkino. anch’io era una settimana che non riuscivo a dire niente e scrivevo e stracciavo il foglio di word.

    @mario: povera illusa lo diceva, lo dice, mia madre invece..

    @alog: condivido.

  8. cf05103025 Says:

    Stanotte ho sognato che Alì Berlù era un brigante travestito da orco che si mangiava i bambini peggio dei comunisti!!!

    MarioBùùùù

  9. harveyz Says:

    no, non servirà.
    mi spiace questo pessimismo, ma la rimozione della morte e l’allontanamento delle scelte dolorose, sono una nuova etica molto molto forte.

    e questo riempirsi di bocche, bocche bavose, della parola vita mi ha dato la nausea.

    (brava)

  10. dipocheparole Says:

    @mario: non era un sogno..

    @harvey: vero coniglia. Rimozione della morte, altro che vita.

  11. anonimo Says:

    Gli allunghi la vita a sognarlo morto…
    Chissà che non gli si allunghi anche la carica al governo.

  12. dipocheparole Says:

    @chesonno: ciao:) eh, lo so, ma mica lo faccio apposta..

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