INGLESI 2

La mattina dopo mi svegliai, mi lavai nel gelido bathroom, scaldato da una sorta di resistenza incandescente fissata sopra la porta e azionata da una cordicella on/off, notai con rammarico l’indelebile e preistorica striscia grigia intorno alla parete della vasca da bagno vittoriana, e scesi per il breakfast.
La signora Turner, che, nel suo ruolo di landlady aveva già avuto a che fare con gli Italians, mi esonerò dalla degustazione di salsicce e fagioli per colazione, e per ogni mattina di quel periodo inglese, mi preparò fette di pane molliccio tostate al grill, uno strano armamentario elettrico fissato sopra la cucina, burro salato, che io convinta a far bene, continuai a mettere nel frigo dopo l’uso, e che lei conservava invece in una scatolina di porcellana on the table, jam di arance e marmellata, un uovo sodo, una cup of tea, e un pompelmo che preparava al momento, tagliando a metà il frutto e ritagliando la polpa di ogni spicchio con uno speciale coltellino, per poi zuccherarlo e presentarmelo in una coppetta di vetro.
Mi aspettava poi sulla porta di casa dove, serissima, mi augurava un have a nice day per poi spostarsi dietro i vetri della bow window e agitare lievemente la mano alla maniera della Queen Elizabeth, finchè non passavo sul vialetto oltre la sua terraced house.
Dell’Inghilterra, in quella prima esperienza mi piacque tutto.
Mi piacque e mi meravigliò tutto.
Mi meravigliava la signora Turner che ogni mattina mi diceva entusiasta Oh Iléna, today it’s a nice day, isn’it? mentre fuori si accalcavano nuvole grigiastre e tirava il solito vento gelido. Ma dopo aver pensato che facesse la spiritosa il primo giorno e aver fatto un ehehehehehe seguito da un silenzio interrogativo, capii che faceva sul serio e mi adeguai: Oh yes, it’s a nice day, yes it is.
Mi stupiva poi il nostro teacher, un altro tipicissimo inglese, la copia rossiccia e loquace del principe Carlo d’Inghilterra, che la mattina a lezione sfoderava un tipicissimo humour inglese e una grande professionalità, girava con una bicycle con montato un seggiolino porta neonato, quindi teneva family, e la sera, con gli students, al pub si faceva fuori cinque, sei litri di birra, (3,18/ 3,82 pinte) che ogni quindici, venti minuti portava poi con scioltezza a scaricare alla toilet del pub.
Mi meravigliò un altro teacher della scuola, più tetro e rigido, un Alec Guinness in nero, snob e anche un po’racist, che durante una conversation sulle rispettive society, si rifiutò di credere che in Italia ci fosse una middle class come gli stavo assicurando, e con aria di sufficienza mi chiese cosa ne fosse allora delle vecchine vestite di nero che andavano alla messa e alle processioni, e delle frotte di ragazzini che correvano nei vicoli di Napoli. Per lui l’Italia era ancora quella del viaggio di Goethe in Italia e della guida Baedeker usata dalla signorina Lucy di “Camera con vista”. Ci misi un po’a capire.
Come ci misi un altro po’a capire la cognata della signora Turner, tutta rossetto e sorrisi cavallini, che a un pranzo domenicale con tutta la famiglia Turner, (dove imparai che il roast beef non è quella cosa che pensiamo noi, cioè una specie di prosciutto tagliato a fette tutto rosso nel mezzo, bensì una semplice bistecca), mi chiese addentando il roast beef appunto, se anche a noi Italians capitava mai di mangiare carne.
Mi disse poi che potevo benissimo passare per una Indian e mi chiese anche, con un leggero disprezzo, cosa ci mettevamo in testa noi Italian Girls per avere i capelli così belli neri e unti, e anche lì la guardai senza capire e pensando di avere perso qualcosa nella translation.
Invece era proprio vero: pensavano proprio così. Non tutti sicuramente, ma alcuni sì. La signora Turner, che imparai ad amare in quel momento, ma ancora non lo sapevo, per esempio non la pensava così. Guardò la cognata, guardò me, che non stavo capendo un granché del discorso, e cambiò argomento.
Il soggiorno inglese fu anche la mia prima esperienza multiculturale. Trovavo semplicemente meraviglioso uscire dalle lezioni e sedermi al tavolo del pub tra una giapponese, due brasiliani, uno svizzero, un francese e un paio di tedeschi.
Diventai amica di una ragazza brasiliana di origine tedesca, Martha Schiller Dos Bastos, e le nostre conversazioni sedute vicino in pullman durante le escursioni domenicali alla casa di Shakespeare a Stratford-on-Avon o a Oxford, diventarono l’occasione per capire che le cose altrove andavano diversamente e per imparare ad arrampicarmi sui vetri dei finestrini del pullman cercando di spiegare a una ragazza di San Paulo nel mio pre-intermediate English come funzionavano le cose in Italia, com’era la mia famiglia e come mai mio fratello andasse in giro vestito di arancione e fosse scomparso in India per quasi un anno, gettando la famiglia nella disperazione, per poi riapparire all’aeroporto di Venezia vestito di bianco come il Mahatma. Ma ci è andato per turismo? Mi chiedeva lei. No, dicevo io. Avevate parenti là? No. E per cosa allora? Perché i giovani europei negli anni 70 andavano in India. Ma a far cosa? Diceva lei. Perché erano contro la società. Rispondevo io. Non mi venne di meglio. Poi mi risultò impossibile spiegarle perché chi era contro la società andava in India, un po’perché non lo sapevo bene neanch’io e un po’perché il mio English non me lo permetteva.
 
(2. continua)

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13 Risposte to “INGLESI 2”

  1. retorico Says:

    Severgnini ti fa una pippa!
    Gustosissima.
    Ma la pinta ha due valori diversi?

  2. dipocheparole Says:

    ret.: osti che precisini che sei! :)))
    una pinta inglese, dice wikipedia = 0,568 litri.
    Volevo scrivere l’equivalente di 5 o 6 litri in pinte, ma ieri su Garzanti on line avevo trovato che una pinta era uguale a 1,57 litri (a Milano però). Quindi 5 : 1,57 = 3,18 e
    6 : 1,57 = 3,82.
    Mi sa che ha ragione wikipedia uff..
    (o che ho sbagliato la divisione):-((

  3. retorico Says:

    una pinta é circa mezzo litro (da che mondo anglosassone é mondo anglosassone).
    Se a Milano la triplicano é solo per fare i ganassa.

  4. anonimo Says:

    Fui anch’io londinese nella Londotown dell’era pre-tatcheriana, vendendo acquerelli di segni zodiacali al Covent Garden vivendo di sussidio della social security rigorosamente senza orecchino capelli corti e faccia da bravo ragazzo in casa vittoriana di tre piani in Clapham squattata dagli squatters miei amici scozzesi delle shetland & dubliners irlandesi insegnanti di bevute di strong ale io e mia moglie appena ventenni a giocare a biliardo in sudici pub di Brixton con giamaicani dal copricapo floscio inneggianti a Bob Marley e fumanti di hierba, con i Southside on stage in bretelle tricolore che tiravano fuori blues da dopobarba. O lavorando alla caffetteria del British Council e fare a pugni con coetanei inglesi che ti chiamavano WOP (west-oriental people).
    Impressionante storico concerto di Frank Zappa allo Hammersmith Odeon marzo 1979.
    Autoreferenziale come al solito, lo so, ma l’England mi ricorda troppe cose.
    ma dimmi tu, Absburgico Pelouche Di Classe, tuo fratello sannyasi di Osho?

    Robilant

  5. anonimo Says:

    Bella anche questa seconda puntata…meno peluche e più asburgica direi 🙂 …non sono mai stato a Londra, ma viaggiarci attraverso questi bellissimi resoconti è proprio un privilegio 🙂 grazie
    smirki175

  6. dipocheparole Says:

    @ret.: sì sicuramente. Non so che cavolo di misura si siano inventati, ma la pinta fa mezzo litro infatti.

    @robilanto: ragazzaccio! pure lo squatter facevi! anch’io a Londra, un po’ dopo però, nell’85. Anch’io a Brixton!! Io però asburgico pelouche di classe, facevo la commessa/schiava in negozi di indiani. E poi pure a vendere scarpe in un Tall girl shop dal 40 in su!
    Mio fratello sannyasi sì, ai tempi. Poi si è ripreso. Ora arrampicatore su cascate di ghiaccio, tanto per fare.

  7. dipocheparole Says:

    @smirki: NON SEI MAI STATO A LONDRA!?!?!?!!? ti prenoto subito un volo. ma che aspetti? che si inventino i bidet?:))

  8. smirki175 Says:

    @->Dipòk: se aspetto quella grande conquista sociale da parte dei sudditi di sua maestà, mi sa che non la vedrò mai la loro città 🙂
    …mi sarebbe piaciuto sentirci un concerto degli Smiths o dei Police…va beh… 🙂

  9. cf05103025 Says:

    Molto bello,
    questo pezzo quasi mi commuove. Io avevo affittato un allogetto al 2°piano in Westboune Grove (Bayswater), in un casa verde da un certo Mr.Ball.
    E li conobbi il dr.Wallaby.
    E fu conoscenza indimenticabile:
    http://www.bon-a-tirer.com/volume5/mb.html

    Mario:-)

  10. dipocheparole Says:

    @Mario: bellissimo il Doctor Wallaby. Voglio il seguito però!:)))

  11. cf05103025 Says:

    E’ morto il povero dr.Wallaby,
    però la scatola ce l’ho io, sai!?
    Davvero..
    Mario

  12. harveyz Says:

    dovresti fare la nuova goethe. sì.

  13. dipocheparole Says:

    Dipòk Goethe.:)) suona tedesco?

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