NEVE URBANA E PERIFERICA

Dopo la nevicata, la neve resiste in certi punti e rende le strade indefinite, i marciapiedi inesistenti, i campi ai lati della statale la sua naturale prosecuzione. Ai lati della strada non esiste più né asfalto né terra di nessuno: quella imprecisa striscia grigiomarrone, da un lato l’asfalto poroso, dall’altra l’erba intossicata, in mezzo quel che resta della terra, cosparsa di schifezze cementizie e petrolifere, di resti di ricci o topi schiacciati, frammenti di osso, di ramo, di pneumatico, di residui ferrosi, di sasso naturalizzato urbano. Il paesaggio rivela la sua natura campestre, scarpe grosse, carretti e fango, dimenticati e rimossi da un paio di generazioni in geox e tacco a spillo. Restano i platani, a segnare il percorso, meravigliati, a guardare dall’alto la trasformazione.
Due ore di neve, e la statale 13 non esiste più. Non c’è più differenza, tra qui e . Qui sulla strada, percorsa veloce, senza consapevolezza, il corpo pur sempre a mezzo metro dall’asfalto, ma chiuso nel guscio di lamiera, e in mezzo al campo, senza protezione, tra erba e cielo, in mezzo al mondo. Sempre e solo di terra si tratta. Terra del mondo coperta di neve. Buccia sfigurata del pianeta, restituita all’innocenza e al candore da una nevicata.
La neve cancella confini e limiti, strisce gialle, bianche e blu di parcheggi e proprietà private. Rimangono in piedi cartelli urbani impalati o ridicolmente storti, inefficaci, puntigliosi a voler segnalare quello che non si vede più. Neve anarchica, ostinata pure, a sparpagliare bianca uguaglianza.

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6 Risposte to “NEVE URBANA E PERIFERICA”

  1. faximus Says:

    sarebbe troppo perfetta se non creasse i problemi di viabilità 😀

  2. anonimo Says:

    “blanc le vernissage des dieux…”
    ciao sorellina
    ,-)

    Robilant

  3. cf05103025 Says:

    Vedo la neve,
    e tutte le mattine guardo dal balcone se vedo le montagne più coperte, nuvole permettendo.
    Penso che diventerà poi acqua, (c’ho un resto contadino e montanaro dentro), e spero che ci ripari dalla siccità, dalla penuria del prezioso elemento.

    Quando vidi che dal Monviso era crollato, precepitato, anni fa il ghiaccio Coolidge mi venne da piangere.

    Mario

  4. smirki175 Says:

    certi eventi atmosferici più intensi del normale (fra questi c’è senz’altro la neve) fanno riflettere molto sulla precarietà e sulla fragilità della presunte certezze del nostro mondo “artificiale” ed “antropizzato”…detto così fa schifo, detto alla maniera della Dipòk è bellissimo 🙂
    smirki175

  5. dipocheparole Says:

    @faximus: dillo a me che la notte di capodanno per fare 50 chilometri ci ho messo due ore e mezzo..

    @Robilant::))) finalmente! dov’eri sparito? ti sarai mica dimenticato ancora del blog?
    di chi è questa bellissima “blanc le vernissage des dieux?”

    @mario: i ghiacciai preoccupano pure me, oltre che gli orsi..sigh

    @smirki: :))

  6. anonimo Says:

    Tra uno sconvolgimento climatico e l’altro, sarà la neve la nuova “livella” del ventunesimo secolo?
    (marino profetico)

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