ERBA

Di sicuro mal di testa fino alle cinque del mattino. Una lama grezza, poco affilata e neanche incandescente questa volta, che grattava dietro l’orbita sinistra, dalla meninge alla mandibola.
Poi un sonno svenuto, di sogni natalizi: qualcuno doveva prendere un regalo, io o lui o lei o chissà chi, e glielo consegnavo, me lo consegnava, glielo consegnavo, me lo consegnava, glielo consegnavo, glielo consegnavo, me lo consegnava, poi telefonate infinite, numeri sbagliati, telefoni rotti, quadranti impazziti, linee cadute, tasti confusi, persone sbagliate. Poi, finalmente il risveglio. La lama ha finito di grattare l’orbita, ma è rimasto il segno, dentro, lì intorno, la dolenzia di un pestone, gli occhi pesti e invisibili di una talpa poco sveglia e il colorito di un oliva caduta nella candeggina.
Il sole tramonta sulle quattro e un quarto qui intorno. Decido di fare una passeggiata verso la periferia invece che verso il centro, forse lungo lo strada forse riesco ancora a beccare qualche raggio di sole, a ravvivare il colorito e a spianare cellule e neuroni maltrattati da una notte di tormenti.
A trecento metri da casa, scopro un reticolato di stradine mai esplorate. Dietro la chiesona da paese, che una volta stava all’entrata della città sullo stradone in terra battuta che portava a Venezia, e che ora invece sta a fianco dello svincolo della tangenziale, una casa antica, fine ottocento, mai vista prima, a due piani, disabitata, le finestre alte decorate di stucchi, le imposte di legno scolorito, l’intonaco sbiadito e macchiato, il giardino abbandonato. Dietro la villa, un piccolo borgo di casette basse, attaccate una all’altra, piccole finestre e giardini recinatati di un metro quadro davanti alla porta di casa. Poi una strada di villette anni settanta. Architetture ottimiste, grandi spazi, finestroni rettangolari, quadrati, triangolari, sottolineati da festoni natalizi d’argento e d’oro, una lampada accesa dietro le tendine bianche della finestra, guardate che atmosfera calda che c’ho in casa, sovrapposizioni di tetti, passerelle sospese fino al portoncino, canne fumarie squadrate da altoforno, allegri comignoli, inferriate elaborate, cancelli pretenziosi, targhe in ottone con il nome in bassorilievo, giardini di ghiaino bianco e magnolie, e poi abeti, cedri del Libano, araucarie dell’emigrante, oleandri e cespugli ordinati di bosso. Poi una lunga siepe, alta, fitta, circondata da una rete piena di avvisi: attenzione, proprietà privata, cani addestrati alla difesa. Attenzione, proprietà privata, telecamere di sorveglianza.  Poi piccoli condomini a due piani, balconi sottolineati da cordoni di plastica colorata e luminosa, alberi di natale accesi dietro le finestre. E su tutte, ville e villette, case e condominii, piccoli Babbi Natale rossi, del tipo sai l’ho preso per i bambini, appesi a piccole scale a pioli, nell’atto furtivo di scavalcare finestre e balaustre.
Poi, il miracolo. Alla fine di una stradina di villette, di condominietti, di garage in lamiera, di cortiletti recintati, di stradine private con divieto d’accesso ai non residenti, di allarmi appesi sotto i terrazzini, l’inaspettato, l’inaspettabile: un grande campo di erba.
Erba verde, fitta, fatta di fili d’erba verdi. Non erba medica, né erba gatta. Erba. Erba alta, rigogliosa, senza infestanti, ma senza cura. Un grande campo di erba, senza ragione, senza scopo, senza recinzione, senza vialetti, senza siepi, senza fiori, senza porte da calcio, senza coltivazioni da orti, senza animali, conigli, vacche, pecore, canguri, opossum, senza giochi per bambini, senza bambini, senza panchine, senza cani, merde di cane, siringhe, cartacce, bottiglie, spazzatura, senza cestini per l’immondizia, senza cassonetti, senza percorsi salute, senza stradine, senza alberi, senza un cazzo di niente se non erba. AAAHHHHHHH!!!!!!!!!!

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6 Risposte to “ERBA”

  1. agomast Says:

    Un campo di erba potrebbe indurre a pensieri tipo ce la fumiamo tutta ora o un po alla volta nel weekend?
    Ma siccome io non la fumo ho pensato che Adriano Clentano ne farebbe un bel disco, di questo post.
    Per il mal di testa consiglio di bere borgogna,la sera prima.

  2. anonimo Says:

    “oliva caduta nella candeggina”… ma come ti vengono!?
    :))))

    medita partenze

  3. dipocheparole Says:

    @ago: stasera Barolo.

    @mp: mi guardo allo specchio e mi vengono naturali..:)

  4. anonimo Says:

    Mi sono persa con te in quell’inquietudine…
    e.

  5. dipocheparole Says:

    @e: ciao! ma tu sei e. o sei e.? el. o er.? 🙂

  6. anonimo Says:

    Sono Erika, in effetti non ha senso che continui a firmarmi solo e.
    Abitudine.
    A presto!

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