PAUL AUSTER E LA NEVE

Dipòk chiuse la porta di casa e scese lentamente i primi gradini.
Dalle grandi finestre lungo le scale, la luce entrava chiarissima e abbacinante, e proiettava la sua ombra sottile sul muro.
Dipòk scendeva lasciando scivolare leggera la mano guantata di pelle nera lungo il corrimano circolare, assorta nel seguire la spirale dei gradini.
Il marmo bianco delle scale era quasi trasparente nel pulviscolo lucente del mattino, il mondo pareva invisibile oltre i vetri. Un mondo rilucente, nitido, perfetto in quel bagliore.
Dipòk si domandò se durante la notte non fosse nevicato, socchiuse gli occhi, cercando di guardare oltre i vetri e prendendo dalla borsetta gli occhiali da sole. La neve. Da quando tempo non nevicava. Si fermò in ascolto e si accorse che dalla strada non arrivava nessun rumore. Arrivò in fondo alle scale. Nel grande atrio risuonarono solo i suoi passi, la luce dalle vetrate era accecante. Dipòk aprì piano il pesante portone di legno e si fermò trattenendo il fiato. Sfrigolando lievemente, la neve che si era addossata al portone, cadde ai suoi piedi, abbassando solo di un leggero strato il muro di neve candida. Il cielo, le strade, gli alberi, le automobili, perfino le persone, tutto era di un candore assoluto. Dipòk abbassò gli occhi a guardarsi le scarpe décoletté di camoscio nero, e quando li rialzò, vide dall’altra parte della strada, una grossa macchina nera che, in una nuvola di vapore, si stava fermando. Ne scese velocemente un tipo alto, bruno, sui quarant’anni, con un pesante cappotto scuro e la barba di due giorni. Guardò verso di lei, l’aria preoccupata, e ansioso, agitò un braccio: “Elena, Elena! È lei vero? Elena venga! Sono io. Sono Paul Auster.” Dipòk alzò piano una mano, guardò davanti a sé la neve, abbassò gli occhi a guardarsi ancora le scarpe, e quando li rialzò si vide davanti Paul Auster: “Elena, venga, non c’è un attimo da perdere! Lei permette? Lei permette, vero?” disse. E senza che lei riuscisse a capire né potesse ribattere, si sentì sollevare tra le braccia di Paul Auster, si vide attraversare il vialetto e la strada, la punta delle scarpe a sfiorare la neve candida, e infine si sentì depositare sui sedili posteriori della macchina mentre l’autista, con un sorriso imbarazzato, teneva aperto lo sportello.
 
Sempre meno ispirato da La citta di vetro, da Trilogia di New York, di Paul Auster, Einaudi

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14 Risposte to “PAUL AUSTER E LA NEVE”

  1. alanina Says:

    lo dicevo, io.

    a

  2. anonimo Says:

    uh, oh!
    bri

  3. dipocheparole Says:

    @a: dicevi che?:)
    @bri: uh che??:)

    meno criptocommenti!!!:))

  4. sgnapisvirgola Says:

    Un dolce rapimento. Che bella scrittura!:)

  5. lemmaelabel Says:

    Dipòk e Lui, in bianco e in nero.

    (ah, quelle scarpine!)

  6. anonimo Says:

    Un bel bianco e nero, davvero.
    Si attendono gli sviluppi dostoevskiani.

    Robilant

    P.S. sul ghiaccio invece cosa usi le infradito di gomma?

  7. dipocheparole Says:

    auf.. cominciavo a temere che Dipòk & Paul non vi piacesse più!

    @sgnapis: sgna sgna sgna grazie!:)

    @lemmola: sono contenta che si capisca che è in bianco e nero!! Dipòk e Lui, non mi verrà mica fuori una storia con Paul Auster?!

    @Robily: ma Dostò dove l’ha scritta quella storia là? io mica la conosco accidenti!
    Sul ghiaccio sì, infradito, flip flop, scivolano meglio.:-DDD

  8. cf25302015 Says:

    ehm, tra le braccia di Paul Auster!!
    🙂
    tanti auguriiii
    bri

  9. anonimo Says:

    ma vanno insieme alla cena di natale o alla messa di mezzanotte?
    ehehe, buone feste, mitica amica :))

    mp

  10. cf05103025 Says:

    Esso era un piacevolissimo racconto, fin dall’inizio di scale e brillantezze e trasparenze nevose.

    Poi Paul Auster in macchina si chinò, le sfilò gentilemente le scarpine e le donò un meraviglioso paio di polacchine, che all’altezza delle belle caviglie portavano una fine scritta ricamata in cuoio più chiaro; leggevasi:
    alla mia cara Dipòk

    Mariocalzolario:-)

  11. anonimo Says:

    Buon Natale Dipòk, e grazie per tutte le volte che mi hai tenuto compagnia coi tuoi scritti preziosi 🙂

  12. dipocheparole Says:

    @bri: già!!!:)) auguri a te bri.

    @mp: è tutto da decidere! buone feste amico emmepi.

    @Mario: Dipòk si sfilò piano gli occhiali da sole e si abbassò leggermente a guardare le polacchine. Alzò lo sguardo e incontrò gli occhi di Paul Auster. Gli occhi le brillarono. Lui la fissò per un momento e poi girandosi verso il finestrino disse piano: ehm… nevicava.

    (In realtà, però, .. c’è un errore qui… Quale? :)))

    @smirki: Buon Natale a te Smirki e grazie.:))

  13. anonimo Says:

    lo dicevo io che lì a tarvisio prima o poi nevicava.

    un po’ più di concentrazione per favore, neh.

    ahahahah.

    a.

  14. dipocheparole Says:

    @alanina: non nevica e soprattutto siamo a New York!! che diamine,,!

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