UN’ALTRA SCUOLA 2

Rabiatou, in fondo all’aula, è una figurina saltellante e sorridente, color cioccolato al latte, con occhi e dentini bianchissimi e luccicanti, rivestita di maglioncini e gonnelline rosa shocking.
Eleonora è la biondina al primo banco, è alta un metroeventi, ma ha la voce di un ragazzo e urla sempre a tutti di stare zitti e cosa devono fare. Hussam, anche lui, è seduto in fondo, un faccino color oliva, tondo, silenzioso ma sempre sorridente. Il secondo giorno, quando entro in classe saltella tutto contento agitando le braccia per salutarmi. Davide sta sempre seduto bello dritto, attento, sorride annuendo vistosamente quando chiedo se hanno capito e alza la mano ogni dieci secondi per dare le risposte giuste e sbagliate alle mie domande. Zaccaria ha l’aria furbetta e sveglia sul faccino scuro, starebbe da dio in qualche film del neorealismo italiano anni 60, tipo Roma città aperta o Sciuscià. Sonia, è una biondina paffutella, secondo banco a destra, sempre con l’aria preoccupata, teme di non dare le risposte giuste, di non riuscire a scrivere in tempo gli esercizi, di non capire le spiegazioni. Francesco è già stato bocciato una volta, e rischia pure la seconda. In un’ora di lezione, riesce a stare zitto in tutto per circa per venti secondi. Il resto del tempo parla incessantemente, si alza, si gira, si allunga, si piega, si abbassa, si sporge. Piega fogli di carta per farne aeroplanini, cerbottane, palline di carta, poi si gira e le spara indietro verso la classe. Fa  cadere i libri, i quaderni, la gomma, la matita, spinge la compagna di banco, sposta il banco, muove la sedia, chiede se può uscire, chiede se può leggere lui, chiede se può andare alla lavagna a scrivere, dice che non ha voglia di fare i compiti. Anxhela è la santa bambina albanese compagna di banco di Francesco, silenziosa, impacciata, l’aria tesa, che chissà quali colpe deve scontare nella sua breve vita per sopportare questo terremoto quotidiano. All’appello dice che il suo nome non è Anxhela ma Angela. Gianluca, è un biondino di un metroecinque dagli occhi sempre sorpresi e ridenti e sta in banco con Mingrong, una ragazzona cinese, faccia di lunapiena, occhi sornioni. Sussurrano e ridacchiano per tutta l’ora, facendosi scherzi, piccoli complotti, alleanze, dividendo il libro e le scuse più fantasiose per non fare i compiti. Non sanno un tubo di francese, e suppongo anche di tutte le altre materie, ma sono molto allegri. Le loro risatine, lei con la mano davanti, lui più sbragato, sono il sommesso sottofondo di tutta la lezione. Edoardo ha l’aria seria, occhi verde scuro, attenti, intelligenti, profondi. È sempre preparato, fa i compiti, segue le spiegazioni con attenzione. Alla quinta ora del sabato, la peggiore, mentre i suoi compagni faticano a rimanere seduti e zitti per qualche decina di secondi di seguito, alza la mano e sommessamente mi sussurra: “Professoressa, mi viene il mal di testa con tutto questo rumore.” Valentina ha la faccia di un topino con gli occhiali, siede composta e attenta, non si muove, non parla, ma mi guarda come se da me aspettasse qualche prodigio, chessò, la trasformazione della cattedra nel cocchio di Cenerentola o della lavagna in uno schermo al plasma o la mia improvvisa metamorfosi in Albus Silente. Zhang sta piegato sul banco e lo copre quasi tutto. Ha i movimenti lenti e la stazza di un futuro lottatore di sumo, l’aria seria e compassata del saggio orientale, e una sorprendente vocina priva di erre. Matteo è nato sbruffone e sparaballe, ha l’aria strafottente dell’oste che ti vuol vendere il vino pessimo, di quello che ti tampona la macchina e dice chissenefrega, di quello che ti frega il parcheggio ma a cui qualcuno frega la fidanzata. Al momento però ha ancora le guance rosee e si impappina se viene rimproverato. Alessandro vuole fare il gioco del silenzio, perché tanto mancano venti minuti alla fine dell’ora, e vuole venire alla lavagna per spiegarmelo bene. Laura, durante la correzione delle frasi alla lavagna, si incanta a disegnare delle stelline. Ilaria alza la mano e dice che suo papà le ha detto che dove in francese, non si dice , ma che si dice in un altro modo, ma non si ricorda quale.  
Io li guardo, mi ingegno, gli spiego, gli domando, gli rispondo, mi arrabbio, urlo, parlo, rispiego, mi domando, mi chiedo, mi preoccupo, mi intenerisco, mi sorprendo, ma soprattutto mi viene da ridere.

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11 Risposte to “UN’ALTRA SCUOLA 2”

  1. DottorOsterman Says:

    Descrizione come al solito molto interessante e scritta benissimo.
    A very good job, Dipok.
    😀

    Mi fa venire in mente un mio amico insegnante, quando mi raccontava che in tutte le classi, comitive, riunioni di condominio (o comunque gruppi sociali di qualsiasi genere) che aveva frequentato in vita sua, riusciva sempre ad individuare il ripetersi più o meno degli stessi “tipi caratteriali”.

    Io per esempio da piccolo ero un tipo Edoardo.
    Anche se poi mi bastava stare attento e ricordavo tutto (dono di natura unito ad una curiosità innata).
    I compiti in realtà non li facevo neanche, ma la mia maestra ha sempre pensato il contrario.
    😉

  2. agomast Says:

    Tutta la mia simpatia va a Zaccaria.
    Non e’ semplice essere presi sul serio con un nome così.

  3. anonimo Says:

    io ero come Laura

    Rob

  4. cf05103025 Says:

    Bello bellissimo Dipòk,
    quasi mi sono commosso :.-)
    Mario

  5. lemmaelabel Says:

    sto con Hussam e Zangh, si si.
    E con la sorpresa di Dipo’
    🙂

  6. anonimo Says:

    Che bell’arcobaleno di bambinità 🙂 io sarei stato decisamente Anxhela 🙂
    smirki175

  7. anonimo Says:

    Ma quanti anni hanno questi amati pargoli?
    e.

  8. anonimo Says:

    molto bella questa tavolozza di colori 🙂
    mp

  9. dipocheparole Says:

    Doc: anche secondo me una classe rappresenta in nuce i tipi caratteriali che poi ritroveremo, cresciuti, alla riunione di condominio o in ufficio. Anzi, da piccoli sono ancora più evidenti e più schietti, poi, i caratteri si modellano, si adattano.
    Anch’io ero una piccola Edoarda. Solo fino alle medie, però, poi sono subentrate anche le altre personalità..:))

    Ago: povero Zaccaria:) devo chiedergli di dov’è.

    Rob: anch’io un pochino, ma non alla lavagna.:)

    Mario: grazie:

    lemmola: grande Hassam!:) L’ultima volta gli ho chiesto: ma perché non hai fatto i compiti? E lui, bisbigliando come se fosse un segreto: ..perchè io il francese lo so già..

    smirki: timidone:)

    e: gli amati pargoli sono tra la prima e la terza media: 11 – 13, 14 anni.

    Mp: all the colours of the world.

  10. anonimo Says:

    che magnifica tavolozza, dipok!

  11. anonimo Says:

    ero bri

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