UN’ALTRA SCUOLA

Una piccola scuola media di un paesotto in mezzo a quella che fino a una ventina di anni fa si sarebbe potuta dire campagna, e che invece oggi è un’infilata di terre dall’aspetto poco agreste, solcate da autostrade, statali e provinciali, e costellate di capannoni, centri commerciali e autoconcessionarie, appena sotto la Pedemontana, sul fronte del Piave.
Una chiesona in stile similgotico-romanico nella piazzona del paese, il Municipio, le Poste, il bar Centrale, la farmacia, una pratica rotonda dove si fronteggiano il monumento all’emigrante e il monumento ai caduti.
Una miriade di cartelli bianchi di segnaletica locale intorno alla rotonda, indica la biblioteca, la scuola elementare, la scuola media, lo stadio, le poste.
E nonostante i cartelli, sarei pure stata capace di perdermi, anzi mi sono persa, ieri mattina, arrivando a S. e cercando la mia nuova scuola, dopo aver percorso una quindicina di chilometri in quasi un’ora di traffico impazzito, sotto una pioggia battente e con i finestrini annebbiati dall’umidità.
Alla fine entro nel piazzale della scuola, inondato di pozzanghere, parcheggio e, a pelo, arrivo in orario.
Come in una casa come si deve, mi si fa incontro la bidella, una signora gentile e premurosa che mi stava aspettando, e mi fa strada verso la piccola Sala Insegnanti al primo piano.
 
Tutto nasce qualche giorno fa, quando inaspettatamente, ricevo la telefonata della segreteria:
 
– Pronto?
– Buongiorno, parlo con la signora Dipòk?
– Sì, buongiorno.
– Senta, lei sarebbe disponibile per una supplenza di francese presso la nostra scuola per due  settimane da mercoledì prossimo?
– Come? .. di fr..? eh? Di cosa? Ehm.. scusi, ha detto di francese?
– Sì, di francese.
– Ma io, vede…, io veramente, ho fatto domanda per l’inglese.
– Sì, sì, ma ho visto dal suo certificato di laurea che ha fatto anche due esami di francese, e quindi lei può insegnare francese.
– Beh sì, in effetti.
– Allora, che fa? Accetta?
– Beh..
– Accetta?
– Beh, sì, accetto.
 
Mai avrei pensato, anni fa, quando ancora lavoravo in un altro mondo, che le cose potessero essere così semplici, e pure così complicate, e pure così assurde nel mondo della scuola.
E se io fossi una’irresponsabile, una depravata, una tossica spacciatrice, un’orchessa mangiabambini, una schizzata o più semplicemente, se io dopo ventiquattro anni dall’ultimo esame di francese non mi ricordassi più nulla?
E invece funziona così. E così, con meraviglia sempre maggiore, dopo avere sentito per anni parlare di precari che da sempre attendono invano una cattedra, di insegnanti con mille specializzazioni, con tanto di attestato della Ssis (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), di liste infinite nei Provveditorati, di gente che per una supplenza, prende il treno da Potenza o da Acitrezza, e si fionda in qualche paesino sperduto del Friuli o della Val d’Aosta, vive per mesi in agriturismo o fa quotidianamente decine di chilometri pur di accettare una supplenza, magari solo di una decina di giorni, per aumentare il punteggio nelle graduatorie, improvvisamente, dopo aver pensato da sempre che il mondo della scuola fosse semplicemente irraggiungibile per chi aspirasse all’insegnamento, scopro che non è niente vero.
Scopro per esempio con stupore, che davanti a me, l’ultima arrivata, un paio di mesi fa, con una semplice lettera al Dirigente Scolastico di una trentina di scuole dei dintorni, davanti a me, dicevo, in lista non c’è nessuno. Scopro che sì, per l’inglese le cose sono più difficili, ma che trovare un insegnante di francese, ora che anche questa lingua è obbligatoria nelle scuole medie, è praticamente impossibile.
E così, voilà, parbleu et oh là là, son qui. sì, insomma, c’est moi! Oui, je suis Dipòk.
(continua)
 
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14 Risposte to “UN’ALTRA SCUOLA”

  1. lemmaelabel Says:

    Oh! t’es DipoK! Mais biensure! :))

    (accidenti alla tastiera basic!)

  2. anonimo Says:

    Bellissimo 🙂 Mi ha messo di buon umore questo articolo e sono tanto contento per te!!! Speriamo che sia solo la prima di tante cose belle a venire nel futuro prossimo!!!
    smirki175

  3. anonimo Says:

    a roma questo si chiama culo!
    in francese come si dice?
    ehehehe :-)))

    medììt partans

  4. DottorOsterman Says:

    “Al âne ne fait pas de commande”
    ;D

  5. lemmaelabel Says:

    Ecco, vedi? il Dottor Osterman ce l’ha l’accento circonflesso sulla tastiera!
    umpf!

  6. anonimo Says:

    E’ come se a me mi chiedessero di insegnare, tipo, filosofia. Che fra l’altro ci ho pure l’abilitazione e tutto.
    Dai, che che siamo gente piena di risorse. Buona fortuna!
    Giovanni

  7. cf05103025 Says:

    Oh, ma chere Dipochètte,
    finalmant toi t’ensign le fransè, muà, bien sur,
    je le hablo muy bien cun sertenes inflessiùn piemuntèise,
    quand t’mniràs a Turin a l’è sicùr k’at dagu na lessiùn spessiàl d’makeronnemànt!

    J’ai etè, une fois, il y a quelques annèes, lì nei press, per quaik dì, a Castelfranco Veneto, ou j’ai vu un casin des voitures e des camions que quas me rubatavi via subit, si non foss que li voisin ce stev na vill bellissimm ca c’affrescaie nu pittore magniffico , o Virunese, ca fec des pittur daspertùtt, c’est a dir, que la Villa du Palladio se ciamava forsitan la Villa Barbaro Maser, que la ciamaven ainsì perque el paron x’era un barbaro, voilà.
    Il avait, toutafait, du bon vin.
    MariusBus

  8. anonimo Says:

    Les folies de Pochette
    chapitre I: Pochette comme Justine.

    (de robilant)

  9. dipocheparole Says:

    @lemma: mais oui! no te preocùpe, tanto mica me recuerdo dove che i va i acenti.

    @smirki: grazie caro:)

    @mediiit partans: je ne le sais. Culò forsé. 🙂 Domanda al Doc che me par ch’el sappia de pì de mì.

    @Giovanni: mi capisci a me?! :))

    @mariusBlanc: tu m’a fèt rire un sac avec cet grammelotto. Ti me par quel del Nome de la Rose, comme ch’el se ciamèa? Nol iera QUasimodo, che quel xe el gobo de Notredame, se te te rappell, scrivimeo.
    La Villa Barbaro c’est a Maser, che xe qua visin. E comunque qua ghe xe ormai plus de machines che de strade. altroché.

    @de robilant: je préfére etre Dipòk alors, t’assicur!! Justine n’est pas par mi! Dipòk c’est tost!:))

  10. cf05103025 Says:

    El poverazo del Nom de la rose s’apelaba Salvatore,
    el lo brusiaron come ‘retico,
    entànt, ke ‘l stava ‘n’te le flame terribilia, miserus, el criava sicut en mat:
    Penitentia agite penetentia agite!!!

  11. anonimo Says:

    Une petite école en campagne…trés chic!
    e.

  12. dipocheparole Says:

    @Mario: è vero! Salvatore! povero salvatore. Così finiscono i linguisti..
    @e.: hai visto chell elegans!:)

  13. anonimo Says:

    (…) La-bas nous avons il Diavolo. Eh eh. Ugly comme Salvatore. My little brother. Penitenziagite! (…)

    :)) (Marino citante)

  14. dipocheparole Says:

    @Marino: eheheh bello bello:))

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