INVECCHIARE

Da un annetto, forse anche due, ma la pubblicità si è fatta più battente da qualche mese, e i profani come me se ne sono accorti solo da poco, sono in commercio dei cosi, degli aggeggi, non so come chiamarli, forse videogiochi, che simulano il gioco vero, o altre attività umane.
Si sta in piedi su una pedana, e ci si muove come se si giocasse a tennis, a baseball, a golf, come se si facesse pugilato. Si tengono in mano altri affari e si dirige un’orchestra sulle note della Carmen. In una pubblicità, un’intera famiglia felice, suona una musichetta fingendo di avere in mano degli strumenti: un flauto, un violino, una batteria, forse una chitarra, non ricordo.
Il mio primo pensiero vedendo la trista famiglia che si diletta ad agitare le braccia tenendo in mano dei cosi di plastica, è stato: ma e se si comprassero davvero gli strumenti ‘sti imbecilli? Ma e se davvero imparassero a suonarli? Ma e se davvero alla bambina di casa fosse dato in mano un flauto invece di un telecomando, sarebbe troppo impegnativo? E imparare a giocare a tennis sul serio? Però, pensandoci, la stessa riflessione la potrei fare per le chat, Facebook, Myspace, e pure i blog. Tutte quelle forme di comunicazione virtuale che, in qualche modo, sostituiscono la comunicazione reale: occhi negli occhi, carne e ossa, sangue sudore e lacrime.
E mentre scrivo, so già che quando rileggerò questo pezzo tra un tre, quattro anni, mi sembrerà orribilmente obsoleto.
Non sono pronta per invecchiare così rapidamente. Eppure sta già accadendo.
 
Invecchiare oggi non vuol più dire ammalarsi, avere le rughe o andare in pensione.
Aggiorniamo la definizione. Se ci si ammala, oggi, c’è la medicina, le rughe si spianano in mille modi, e chi ha una pensione, al momento, è economicamente messo meglio di un giovane precario. Perlomeno la pensione, anche se misera, gli arriva tutti i mesi.
Invecchiare invece oggi, secondo me, significa non riuscire più a riconoscersi nel mondo che si ha intorno. E quando non ci si riconosce più nel mondo che si ha intorno, si perde interesse, si fa molta più fatica a mantenere il passo con i cambiamenti, e progressivamente, si molla la presa, ci si allontana da tutto e ci si accascia sul bordo della pista.
Poiché i cambiamenti oggi, e già nell’ultimo secolo, per mille motivi, e per mille fattori che concorrono a crearli, seguono una progressione geometrica, se ne deduce che, per mantenere il passo, in futuro, ma anche ora, dovremo sempre più aggiornare, minuto dopo minuto, le nostre competenze, le nostre conoscenze, le nostre informazioni. E saremo tenuti a farlo, scremando sempre di più, la valanga di informazioni, di competenze e di conoscenze che quotidianamente ci rotola addosso.
E questo accadrà in tutti i campi. Accadrà nel campo del lavoro: chi, lavorando in qualche ditta, per esempio, non ha dovuto sopportare mesi di travaglio, nel momento in cui la dirigenza ha deciso di cambiare sistema informatico? Accadrà nel campo delle semplici relazioni umane: ce lo imporranno, ce lo stanno imponendo, le correnti di immigrazione. Accadrà anche nella normale vita quotidiana: quando entrando alla Asl, un giorno non capiremo più come si paga il ticket alla macchinetta o non sapremo, per non esserci collegati la mattina stessa al satellite, che la macchinetta non esiste più, anzi che la Asl è stata abolita, anzi che non c’è più un governo, anzi che non c’è più il paese Italia, anzi che il governo universale, dalla sua sede orbitante ha deciso che dorimpoi si torna indietro. Anzi che si va avanti.
Allora getteremo la spugna. Strapperemo il chip che ci hanno impiantato sotto pelle. Ce ne torneremo a casa, sentendoci stanchi, deboli e inesorabilmente vecchi. Saliremo agilmente le scale. Entreremo in casa e ci guarderemo allo specchio. Lo specchio ci rimanderà l’immagine di una ragazza, o di un ragazzo, in splendida forma, gli occhi vivaci, i denti smaglianti, i capelli lucenti. Avremo venti anni ma ce ne sentiremo cento. Anzi, avremo cento anni ma ne dimostreremo venti. In ogni caso, ne avremo abbastanza, saremo fuori da tutto. Saremo invecchiati.

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8 Risposte to “INVECCHIARE”

  1. smirki175 Says:

    per me lo spartiacque sono stati i pantaloni a vita bassa 🙂 …prima ero riuscito bene o male a tenermi aggiornato sulle novità, a sentire che non era eccessivo lo sforzo di capire il nuovo…ma coi pantaloni a vita bassa non ce l’ho più fatta, lo sforzo di comprensione era al di sopra delle mie capacità ed il rifiuto di capirli mi ha felicemente esiliato fuori dal tempo, mi ha aperto la soglia dei primi cenni di una saggezza senile gioiosa del proprio isolamento e del proprio rintronamento 🙂
    a parte l’ironia su un tema così parziale ma sintomatico, non è poi così male lasciarsi scivolare fuori dai tempi, se i tempi pretendono di imporci modelli in fin dei conti disumani…ogni individuo ha propri ritmi interiori dettati dall’essenza biologica-emozional-spiritual-animale che è radicata ancestralmente in lui/lei fin dall’inizio della specie “uomo”…quando le imposizoni ambientali tradiranno completamente quei ritmi, distorcendoli irreparabilmente, allora potremo metterci il cuore in pace, perchè non si tratterà più di “umanità”, ma sarà sorta una nuova specie e allora sarà una nuova storia 🙂

  2. lemmaelabel Says:

    Parole vere, le tue. Sarà così. Non ho niente di consolatorio da dire, da dirmi.
    E c’è una cosa alla quale mi sarà doloroso rinunciare e , quindi , alla quale non vorrei mai rinunciare:

    “occhi negli occhi, carne e ossa, sangue sudore e lacrime.”

    ecco. lemmaunpotriste

  3. anonimo Says:

    dice invecchiare è brutto… lo so, ma trova un’alternativa a non morire giovane!
    🙂
    mp

  4. lemmaelabel Says:

    bello, mp! 🙂

  5. anonimo Says:

    mi sento ufficialmente vecchia.
    e.

  6. cf05103025 Says:

    Te m’hai messo la malinconia, caspita.
    Che devo dire io che potrei esser tuo padre?
    Anzi facciamo finta che sono tuo padre.
    Cioè, vorrei dire, vivendo nell’epoca del Grande Ripieno, mica quello degli agnolotti, cioè non di ‘na misticanza maravigliosa & profumata di roba da mangiare,
    è logico che uno col passar dell’età si sente disorientato per l’eccesso di novità, ma mica deve farsene un cruccio.
    L’affaire fastidioso è quando non stai più sulle gambe, quando dici oggi sto bene, un giorno su ventiquattro, e li conti,
    quando alla sera ti fai solo ‘na minestrina,
    oppure dici: stanotte ho dormito bene dopo sedici di sballamenti notturni.
    L’affaire fastidioso & doloroso degli umani e vedersi e sentirsi rosicati dall’età.
    Bisognerebbe girare, come quel monaco zen vagante, co’ la cassa da morto sulla schiena.
    Peccato che pesa.

  7. dipocheparole Says:

    @smirki: tu non puoi capire invece quanto siano comodi per la pancia i pantaloni a vita bassa!
    @lemma: si vero. Dai non essere triste pure tu.:))
    @mp: già. molto realistico. ma lo sai no, muore giovane chi è caro agli dei.:))
    @e. : eddai pure tu! che giornataccia!!
    @mario: beh, proprio mio padre non credo che potresti essere! forse tecnicamente, ma un po’ troppo ragazzino! comunque, sì hai ragione, ma oggi mi girava così.

  8. settemaggio Says:

    ho paura che siamo già vecchi….e forse anche un po’ saggi anche se non serve a niente e a nessuno

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