MORTI PER TELEGIORNALE

Questo pezzo lo pubblicai qui un anno fa.
Non è cambiato niente, la gente continua a morire sul lavoro come sempre.
Però forse c’è un motivo di ottimismo per come finirà la vicenda e per come andranno le cose in futuro. Speriamo.
 
Occhi verde chiaro spalancati, sguardo diretto, viso aperto, un eloquio lucido, preciso e trasparente nel descrivere i fatti e le circostanze dell’incidente in cui ha perso, finora, quattro colleghi ed amici bruciati tra le fiamme e di cui lui, per ora, rimane l’unico testimone quasi illeso, se non fosse per una lieve serie di bruciature sulla fronte. Mi viene spontaneo chiedermi, al processo con quale serie di falsità riusciranno a smentirlo. Al momento è l’incarnazione del testimone ideale: chiaro, leale, e sereno.
Antonio Boccuzzi ha cercato di spegnere un piccolo incendio che si era sviluppato in un reparto della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino, in cui stava lavorando insieme ad almeno un’altra decina di operai la notte del 5 dicembre, correndo a prendere un estintore.
L’estintore era vuoto, imprecando l’ha buttato ed è corso al telefono del reparto, il telefono non funzionava. Si è precipitato allora a prendere il bocchettone dell’acqua e mentre apriva il rubinetto e aspettava che l’acqua gonfiasse il tubo di gomma, senza fiato e con gli occhi dilatati dalla paura, si guardava intorno cercando di capire dove fossero i colleghi. Le fiamme improvvisamente con un gran colpo soffocato sono diventate alte, caldissime, incandescenti, fluttuavano alte, come le dita rosse di una mano.
Gli amici gridavano. Uno di loro avvolto dal fuoco è uscito improvvisamente dall’incendio e l’ha chiamato “Toni, Toni”. Antonio guardava la sua faccia bianca e gonfia e non capiva chi fosse, le sue scarpe continuavano a bruciare mentre lui, con la sua felpa, tentava di soffocare il fuoco sul corpo dell’amico. Allora è corso fuori, sul piazzale davanti al capannone, nel buio ha afferrato la bicicletta, il fuoco sordo e accecante divorava i suoi amici e le loro grida, lui ha urlato, correva e urlava, correva e chiamava gli altri, quelli dell’altro turno, correva e urlava.
La moglie di Antonio Schiavone è seduta davanti al presepe, a casa sua. Antonio è stato il primo a morire, bruciato vivo. Lavorava alla ThyssenKrupp da più di dieci anni. Lei è rimasta con tre figli, il più piccolo ha due mesi e ogni tanto, attraverso il microfono puntato al vestito, si sente il suo pianto in un’altra stanza della casa.
 Lei non piange, è composta, seria, e guarda fisso nella telecamera. Con brevi frasi lucide e definite, conferma le parole dell’amico sopravvissuto a suo marito: i turni di lavoro infiniti, gli straordinari, anche fino a 15 ore di lavoro continuate, non 16, perché dopo 16 ore scatta per legge un giorno di riposo, la manutenzione trascurata della fabbrica in chiusura, la sicurezza del luogo di lavoro lasciata all’iniziativa degli operai, qualcuno deve riempire gli estintori usati nei tanti piccoli incendi che si sviluppano nella fabbrica in dismissione, ma non si sa bene chi e quando debba farlo, e soprattutto se lo fa, la produzione ne risente e alla dirigenza non va bene.
Nessuno si è fatto vivo con lei dalla dirigenza della ThyssenKrupp. “Nessuno?”, chiede l’intervistatore. “Una telefonata? Un telegramma? Un biglietto”. No, nessuno.
 
Poi, le cifre. In Italia nel 2006 i morti (di cui si sa qualcosa) per incidenti sul lavoro sono stati 1302. Annualmente i morti per incidenti stradali sono intorno ai 5000. Per incidenti domestici siamo sugli 8000. Per terrorismo cosidetto islamico (vittime tra i civili), dal 2004 ad oggi i morti italiani sono 17. Per influenza aviaria, se non mi sfugge qualcosa, in Italia non è morto nessuno, a parte i famosi cigni di Storace.Di morbo della mucca pazza mi pare un’unica ragazza che aveva però vissuto per anni in Gran Bretagna. E anche in Gran Bretagna non hanno riempito i cimiteri di morti da mucca pazza, comunque.
I numeri li ho presi dalla rete qua e là.
Quando guardate il telegiornale e poi vi viene paura di andare in vacanza in Marocco o in Egitto, di mangiare pollo, o bistecche alla fiorentina, pensateci.

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4 Risposte to “MORTI PER TELEGIORNALE”

  1. anonimo Says:

    è un mondo difficile e l’abbiamo fatto così noi umani, sarebbe ora che la smettessimo..
    bah
    mp

  2. sgnapisvirgola Says:

    Ieri sera ho seguito ballarò. Non ricordo da quanto tempo non piangevo davanti alla tv eppure ieri sera non sono riuscita a trattenere la commozione quando queste madri, mogli e figlie hanno riconosciuto e baciato i piedi dei loro cari, come unica parte del corpo riconoscibile e visibile. Bisogna ammettere che questa vicenda per sua enormità, ricorda Marcinelle per certi aspetti, abbia sconvolto gli animi umani, ma non è da meno il padre di 5 figli, di 37 anni rimasto schiacciato sotto una pressa, o del ragazzo morto per esalazioni in una cisterna, o dei due operai morti sui binari perchè non hanno sentito e visto gli allarmi.
    E’ un bollettino di guerra: 1 morto ogni 7 ore circa. E’ evidente che il sistema proprio non funziona. E poi vorrei sapere altrove nel mondo come stanno le cose, certamente peggio. Ma la nostra, non dobbiamo dimenticare, è una repubblica fondata sul lavoro che deve essere diritto per tutti. Perchè ce ne siamo dimenticati?

  3. dipocheparole Says:

    @mp e sgnapis: sì, sarebbe ora che la smettessimo, ma preferiamo dimenticarci quotidianamente di tante cose.

  4. lemmaelabel Says:

    già dipoché: c’è da fare.

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