VIA DI FUGA

Riassunto delle puntate precedenti:
Per una serie di ragioni, tra le quali quella di poter scrivere sotto falso nome, Dipòk ha scelto uno pseudonimo, che è appunto Dipòk. La sera in cui conosce Quinn, alias William Wilson, capisce che di lui può fidarsi, e decide di confidargli il suo vero nome: ma un colpo di vento, forse, porta via le sue parole.
Una mattina, mentre Dipòk cerca, come ogni mattina, i motivi per alzarsi, una strana telefonata mette fine ai suoi pensieri: uno sconosciuto, che si rivela poi per essere Paul Auster, sta cercando una certa Elena. Dipòk dapprima non capisce, sta per riattaccare, ma Paul Auster chiede, insiste, supplica quasi. Ha bisogno di aiuto, ha bisogno di Elena per finire il suo libro. Dipòk, esita, ma alla fine accetta: – sono io, risponde, sono Elena. –
Il mattino dopo, Dipòk è presa da mille dubbi: deve o no attraversare la linea di confine? William Wilson la rassicura: lui l’ha già attraversata. O forse, si tratta solo di spostarla.
Dipòk decide di andare all’appuntamento di Elena con Paul Auster.
 
Solo quando aveva già la mano sulla maniglia della porta, Dipòk ebbe il sentore di quello che stava facendo. “Pare che io stia per uscire, – disse fra sé.- Ma se esco, dove sto andando esattamente?” Aprì la porta e guardò per terra. Le sembrò di non avere mai guardato la sottile striscia tra il marmo dell’ingresso e le mattonelle del pianerottolo. “Se attraverso ora quella soglia forse non tornerò indietro. Una fuga, una fuga all’infinito tra le piastrelle, – pensò – questo è quello che vorrei fare. E come mi piacerebbe poter sentire qualcuno che mi dicesse: “ma dove vai, torna indietro. Il tuo posto è qui! “ E come mi piacerebbe anche sentire davvero, per una volta, una volta sola, che il mio posto è questo. Allora chiuderei la porta, mi girerei, piano. Lentamente, sorridendomi nello specchio, mi toglierei sciarpa e cappotto. Mi guarderei intorno, e con un gesto sicuro appoggerei la borsa sul tavolo. Poi avrei tutto il tempo, tutto il tempo per qualunque cosa. E il tempo sarebbe amico, finalmente. Le ore sarebbero quelle giuste: né troppe né poche, le mattine sarebbero alleate, e le notti avrebbero una fine. Tutto andrebbe bene. Tutto andrebbe a posto, forse.
L’aria sulla porta di casa era fredda. Dipòk si strinse il cappotto davanti. Un movimento leggero, un soffio caldo, da dietro, William le si avvicinò, piano, e le appoggiò le mani, forti, sulle braccia: “Non ti dirò che il tuo posto è questo. Lo sai.” “Lo so, – rispose Dipòk in un respiro, appoggiandosi un poco a William – lo so, – ripeté, abbassando gli occhi. “E anche tu non lo vorresti. Sai anche questo.” “Sì, lo so bene. – sospirò Dipòk, continuando a guardare la fuga sul pavimento, ma sentendo il corpo di William, il suo calore dietro di lei, le sue mani, salde, sulle sue braccia. E non mi dirai di non andare, perché il mio posto sarà dovunque io sarò, – pensò Dipòk. “Proprio così” sussurrò William sorridendo e respirando tra i suoi capelli.
Dipòk alzò la testa e attraversò la soglia.
 
Sempre pervicacemente ispirato da La città di vetro, da Trilogia di New York, di Paul Auster, Einaudi.

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9 Risposte to “VIA DI FUGA”

  1. dipocheparole Says:

    Non si capisce niente neh? 😦

  2. lemmaelabel Says:

    sì sì, eccome! 🙂

    Vuoi la profondità negata. Non sai se
    > un rinato viola, da rosso e blu notturni,
    > sia sufficiente per mutare il nome al tratto
    > sottile, che disegni come se fosse di prospettiva fuga.

  3. anonimo Says:

    Io ho un’altra opinione: hai appena attraversato la tua Shadow Line. Ora andrai all’appuntamento con Auster che ti chiederà di aiutarlo a finire il suo romanzo: ha appena 4 giorni di tempo prima che il suo editore gli porti via tutto quello che possiede, per una malaugurata clausola nel contratto.
    Tu dovrai rispondere: “Signore, ho già sentito questa storia da qualche parte”, altrimenti lui ti sposerà, e tutto questo solo per imitare Dostoevskji. E’ questo che vuoi? credi che dopo lascerà il caro William Wilson vagare liberamente per le tue stanze?

    Robilant

  4. lemmaelabel Says:

    bello, Robilant 🙂

  5. anonimo Says:

    grazie, lemmaelabel. a che servono gli amici altrimenti?

    :-)))))

  6. dipocheparole Says:

    @lemmola: bellissimi versi. sembrano scritti per me!:)
    @robilant: stupendo! questa di Dostoevskji non la so, però se Paul Auster mi chiede di sposarlo quasi quasi ci penso e ne parlo con William. (che poi lui lo conosce meglio di me:))

  7. anonimo Says:

    oltre la linea di confine chissà chi trovi di meglio, paul auster serviva per fare il passo più importante della vita, oltre il point of no return..
    (boh)
    🙂
    mp

  8. dipocheparole Says:

    @mp: ma infatti è esattamente quello! Dipòk sta andando da Paul Auster, e per farlo deve attraversare la linea di confine, il point of no return. Che altro hai capito? uff lo sapevo che non si capiva!:)

  9. anonimo Says:

    io volevo dire che troverà qualcun altro, auster è stata solo la molla che la ha spinta oltre la soglia (anche a me non si capiva :-D)
    ciaooo mp

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