LINEA DI CONFINE

Il mattino dopo Dipòk si alzò presto come da tempo non accadeva.
E, mentre in piedi davanti alla cucina a gas, fissava l’acqua nel bollitore, non pensò minimamente che stava per presentarsi al suo appuntamento con Paul Auster. Perfino quell’espressione, il suo appuntamento, le suonava strana. Quell’appuntamento non era suo, ma di Elena, e lei non aveva idea di chi fosse questa Elena.
Però di sicuro sapeva che tutte e due, lei e Elena, alla mattina bevevano il tè. Lo aveva capito trovando nell’armadietto della cucina quattro, cinque scatole di miscele diverse. Per quella mattina, aveva scelto l’Earl Grey. L’essenza di bergamotto le sembrava stimolante, e mentre beveva lentamente il tè, guardò fuori dalla finestra. C’era un gran vento che muoveva le cime degli alberi che scorgeva dietro i tetti.
Stava attraversando la linea? C’è sempre una linea sottile, Dipòk lo sapeva. E scoprirla era pericoloso. Scoprirla voleva dire esserci pericolosamente vicino. O averla già attraversata senza rendersene conto. Era pericoloso?
– Più pericoloso di cosa? le disse William Wilson sorridendo, mentre sorseggiava il caffè appoggiato alla porta.
– Non so, non so bene. Non ho detto che è più pericoloso. Ho detto che forse è pericoloso, rispose Dipòk incerta.
– Se ti chiedi se qualcosa è pericoloso, stai per forza pensando che qualcos’altro è meno pericoloso, disse William Wilson.
– Non so. Sai, non sono sicura che fare tutto, così, come viene sia il modo giusto.
– So a cosa stai pensando, – disse William guardandola, – stai pensando alla linea di confine.
– Sì, è vero, disse Dipòk, abbassando gli occhi e mandando giù una lunga sorsata di tè. Sentì il calore entrarle dentro e diffondersi nelle viscere, come se all’interno fosse vuota. Sono vuota, pensò, sono vuota anche dentro. Ma quel calore era davvero confortante. In fondo era confortante anche pensare di attraversare la linea di confine. Mettere un fine a tutte quelle regole. E chi le aveva stabilite poi, quelle regole. Forse si trattava solo di spostare la linea di confine.
Appoggiò sul tavolo la tazza vuota. Bene, pensò, pare che io stia andando all’appuntamento con Paul Auster.
paulandumbrella2bx9

Sempre deliberatamente ispirato da La città di vetro, da Trilogia di New York, di Paul Auster, Einaudi.

 

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4 Risposte to “LINEA DI CONFINE”

  1. anonimo Says:

    atmosfera deliziosamente giapponese, che non si ispira solo ad auster, ma secondo me lo rende anche migliore…
    sehr gutt :))

    mp

  2. anonimo Says:

    Adesso mi aspetto tutto il resto, devo sapere come va a finire!
    e.

  3. cf05103025 Says:

    spero per l’ombrello,
    cioè che sia in buono stato di conservazione, o conversazione,
    lui
    Mario

  4. dipocheparole Says:

    @mp: giapponese per via del té?:)
    @e.: eh, non lo so neanch’io però come va a finire!:)))
    @Mario: l’ombrello sta benone. Vedi che lo tiene in mano Paul alias Mister Quinn, alias Mister Wilson, alias..etc etc

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