UN ANNO

Il cellulare suonò la sveglia, e Dipòk allungò a tentoni la mano sotto il cuscino per spegnerlo. I sogni rimasero per un attimo intrappolati tra il braccio e il lenzuolo, ma non appena Dipòk socchiuse l’occhio destro per guardare l’ora sul display bluette, si dispersero riluttanti nella stanza in penombra. Che sogni erano stati, si chiese. Ricordava un’idea di felicità. Forse poteva recuperarli, se solo avesse avuto un po’di tempo, un po’più di tempo. Forse aveva tempo. Dunque. Forse doveva andare a lavorare? Era domenica, era lunedì? Che giorno era? Frugò, un po’annaspando, nella memoria delle ultime ore e non riuscì a ricordare assolutamente niente. Bene, disse, sempre peggio, sempre peggio andiamo. Ma cosa diavolo, cosa diavolo ho fatto ieri. Ieri, ieri, ieri, ieri, ma che giorno era. Non ricordava assolutamente nulla, il giorno prima era un muro bianco, vuoto, e si perdeva nel nulla, in alto, in basso, ai lati.
Si sentì pesare sul cuscino, un corpo schiacciato dal sonno sul fondo di un mare tranquillo, torbido, buio. Scivolando, provò ad andare al giorno prima ancora. Niente. Ma che mi importa, pensò, abbandonandosi. Oggi va così, pensò, oggi va così, non ricordiamo niente, non siamo niente, non siamo più nessuno. Un ultimo scrupolo. Ma sarà possibile che decido di non essere niente e nessuno. Certo che è possibile, le disse William Wilson, è proprio quello che ho fatto anch’io. Dipòk gli sorrise: è un anno sai, un anno che cerco di farlo. Un anno giusto oggi, gli disse guardando i suoi occhi, grandi, chiari, allungati verso le tempie. Che strana forma, pensò, le ricordava qualcuno. Ma allora ti ricordi che giorno è oggi, le rispose lui. O forse lo pensò lei. Certo, è il quattro di novembre, disse. E subito pensò, ma che stupida, allora lo so bene che giorno è oggi, come posso dimenticarlo, è un anno che cerco i motivi per alzarsi al mattino.
In quel momento squillò il telefono. Dipòk si alzò di colpo sulle braccia, completamente sveglia. Gettò un’occhiata al telefono sul comodino. Da mesi nessuno chiamava più su quell’apparecchio. Molto tempo dopo, quando fu in grado di ricostruire gli avvenimenti di quella mattina, si sarebbe ricordata di aver guardato l’orologio vedendo che erano le dodici passate e chiedendosi come mai qualcuno la chiamava a quell’ora. Con ogni probabilità, pensò, sarà una bella notizia. Tese il braccio sinistro e alzò il ricevitore mentre suonava per la seconda volta.
– Sì?
– Pronto?- disse la voce.
– Chi parla? – domandò Dipòk.
– Pronto?- ripeté la voce.
– Io la sento . – disse Dipòk. – Chi è?
– Sono Paul Auster. – disse la voce. – Vorrei parlare con Elena.
– Qui non c’è nessuno che si chiami così.
– Elena, sto cercando Elena.
– Spiacente. – disse Dipòk. – Le avranno dato un numero sbagliato.
– E’ cosa della massima urgenza, – disse Paul Auster.
– Non posso farci niente, – disse Dipòk. – Qui non c’è nessuna Elena.
– Lei non capisce, – disse Paul Auster. – Non c’è quasi più tempo.
– Non c’è più tempo per cosa? Per cosa non c’è più tempo?
– Per il romanzo. Il mio romanzo. Ho bisogno di aiuto. E’ indispensabile, adesso. Senza indugio.-  sussurrò Paul Auster con un tono di disperazione.
– Cosa è indispensabile? – disse Dipòk.
– Che lei mi aiuti. Che mi aiuti a scriverlo insomma. Anzi. Che lo scriva lei. Io non posso. Non posso più, non ce la faccio.
– E con chi desidera parlare?
– Sempre con la stessa persona. Elena.
Questa volta Dipòk non esitò. Sapeva cosa stava per fare, e ora che il momento era arrivato, lo fece.
– Sono io – rispose. – Sono Elena.

Paul Auster 13Deliberatamente ispirato da La città di vetro dalla Trilogia di New York di Paul Auster, Einaudi

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11 Risposte to “UN ANNO”

  1. anonimo Says:

    gran libro quello di auster e gran penna la tua!
    (un anno di cosa?)
    :))

  2. anonimo Says:

    buon compleanno blog di dipòk, dipoche, pochette, elenasan
    e poi altri nomi
    perché quanti più nomi hai
    più t’annulli

    Robilant

  3. anonimo Says:

    solo un anno? ne dimostra di più! :)) :p
    buon anniversario scribacchina!
    (marino appena tornato che vorrebbe ripartire)

  4. dipocheparole Says:

    @mp: un anno di blog! oggi. (festa delle forze armate e del mio blog.)
    @Robily: dici che sia meglio che sparisca del tutto?:)
    @Marino: cominciavo a preoccuparmi!

  5. anonimo Says:

    auguri, auguri, auguri!
    Giovanni

  6. anonimo Says:

    bene, un anno certamente non sprecato: progetti per il futuro?
    ;-)))
    mp

  7. cf05103025 Says:

    Dipòk, sei brava tu!
    Anche mr.Auster, sì, però lui non lo conosco, te sì.
    Ecco, perché Wilson sta sempre lì, intorno a te? Ti fila?
    Secondo me con ‘ste manie sue di cambiar nome, vuol ingannar il mondo fingendo di cercare un’alterità dubbia.
    Anch’io sono dubbioso.

    MarioB.

  8. anonimo Says:

    Posso dirti che tra tutti i tuoi pezzi questo è quello che mi piace piu di tutti? Mi ha completamente smossa, e anche molto molto commossa. Brava brava brava
    e.

  9. dipocheparole Says:

    @giovanni: grz grz grz:)
    @mp: scrivere il romanzo di Paul Auster ovviamente.:))
    @mario: leggi Paul, a me piace assai. Con William ci filiamo sì.
    @E: Anche a me piace, ma forse sono stata troppo oscura e smuove di più chi lo sente un po’ suo. grz:)

  10. cf05103025 Says:

    ssì, cara Dipòk, è una mia grave carenza, ma sono un letto e dispersivo, rimedierò!
    Mario

  11. lemmaelabel Says:

    Siiiiiiiiiiiiiì, dipo’, sì !
    così si fa!

    E dì a Paul che non si preoccupi: Elena c’è 😉

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