L’ONDA: OFFERTA SPECIALE

Ora li chiamano l’Onda.
Questo bisogno, da parte dei giornalisti, di voler dare un nome a qualsiasi fatto, evento, situazione, per ridurre ogni movimento della vita ad un titolo di richiamo sul giornale o nel servizio televisivo, ancora una volta semplifica, etichetta e riduce a notizia il fermento di questi giorni nelle scuole e nelle piazze.
E quando qualcosa è ridotto a notizia, oggetto di interviste del tipo: ma tu cosa pensi della riforma? con il microfono o il taccuino sbattuto sotto gli occhi di qualunque ragazzo, con la faccia e l’abbigliamento da giovane, strappato dai margini di un corteo, è destinato a seguire il destino di tutte le notizie di questi anni: apparire, fare clamore, essere lette o guardate dapprima con due occhi, poi con uno, poi sfiorire, e infine sparire.
In Italia, l’opinione pubblica, come ha detto giustamente Eugenio Scalfari qualche mese fa, non esiste più. Non c’è più un’opinione pubblica consapevole che leggendo, informandosi e alla fine meditando e mettendo insieme le notizie raccolte, si fa, appunto, una sua opinione.
Esistono invece, tante opinioni private, frammentate, che riflettono solo l’interesse di chi le esprime.
Esiste un grosso ventre sociale che divora, sbrana, mastica, digerisce ed infine espelle qualunque fatto, qualunque notizia, senza avere né il tempo né la voglia di versare una lacrima, provare un fremito di indignazione, misurarsi con un sentimento di rabbia che duri più dello spazio di un momento. Il momento in cui guarda la notizia. In cui apre il giornale, ascolta i titoli del telegiornale, smanetta in internet saltando da un sito all’altro. Buttando lì un commento, là un’invettiva, qui un insulto. Poi, è già ora di passare ad altro.
Perché le notizie incalzano, le notizie si consumano come qualunque altra merce, come le offerte per la telefonia, come le pubblicità dei modelli di automobile, come le mode degli yogurt o dei flaconcini che rinforzano le difese dell’organismo.
In tutto il mondo le notizie premono tra le pagine dei giornali, tra le schermate della rete, e i programmi tivu per conquistare la prima pagina, poi arrivano, durano lo spazio di un dibattito, retrocedono alla seconda pagina, alla terza, al titolo di coda, e sono già passate. In tutto il mondo la televisione ha cambiato la società e la politica.
E’ successo, e succede, anche in Italia. Ma in Italia succede di più, molto di più, perché l’Italia non è un paese normale. In Italia il capo del governo è il padrone delle televisioni, e dei giornali, e succede di più, molto di più, e in un altro modo, perché in Italia, da sempre, tutto viene metabolizzato e ridotto a farsa, a operetta.
Quello che in altre nazioni sarebbe impensabile e inaccettabile, in Italia viene ingoiato, metabolizzato da enzimi millenari fatti di opportunismo, trasformismo, cialtronaggine, indifferenza, e tradotto in forme accettabili, compatibili con il carattere nazionale.
E il carattere nazionale non è quello della saga dei nibelunghi, non è quello dello sturm und drang, dell’epica o della chanson de geste, ma quello della commedia, dalla Divina dell’Alighieri a quella di Pasquale Festa Campanile.
Tutto in Italia viene ridotto a una poltiglia casalinga, buona da mandare giù a cucchiaiate, un paio alla sera prima dei pasti nel tinello di casa.
In questo modo, casalinghizzandolo, tutto può diventare plausibile, accettabile, condivisibile, e quella nostra grande dote che è lo spirito di adattamento, la capacità di saper trasformare con poche risorse le situazioni sfavorevoli in favorevoli, diventa la peggiore condanna.
 
In molti in questi giorni hanno parlato del ritorno dei giovani alla politica, di rinascita, di freschezza, di determinazione, di opposizione morale, esistenziale. In tanti hanno urlato dai microfoni durante i cortei e le occupazioni, che la lotta continuerà.
Io, purtroppo, penso che andrà diversamente.
Il governo non dovrà sforzarsi, com’è appena successo due giorni fa a Piazza Navona a Roma, a fare come ha suggerito Cossiga qualche giorno fa in un’intervista al Quotidiano Nazionale: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno (…) Infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà, e mandarli tutti all’ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà. Ma picchiarli, e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì”.
E neanche servirà che Berlusconi, per preparare la strada, annunci : “Non permetterò occupazioni delle scuole e delle università, ha detto qualche giorno fa, e convocherò il ministro Maroni per dargli istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine. (…) La realtà che conosciamo in questi giorni e in queste ore è una realtà di aule universitarie piene di ragazzi che intendono studiare. Poi ci sono questi manifestanti, organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso dai centri sociali come succede a Milano.” Per poi smentire il giorno dopo, e lasciare così tempo alla gente di fare le sue libere associazioni e accettare l’idea che la polizia intervenga nelle università e nelle scuole, seguendo la solita, facile catena di pensieri, opportunamente guidata e sapientemente incoraggiata :occupazioni, studenti, estrema sinistra, centri sociali, disordine, Genova, black block, devastazioni, polizia, ordine.
Non servirà niente di tutto questo, nessuno si dovrà disturbare né a infiltrare, né a tramare, né a picchiare, perché sono sicura che appena arriveranno le verifiche di fine quadrimestre, i compiti in classe per intenderci, le prime insufficienze, le prime avvisaglie di vacanze natalizie, appena rimbalzeranno le prime richieste ma tu cosa fai a Capodanno?, le prime vetrine illuminate e inghirlandate con i cellulari ultimo modello, i televisori al plasma, l’idea della vacanzina a Sharm el Sheik, del week end a Parigi, dei tre giorni in montagna a casa di zio, o se proprio non gira una lira, dei primi film panettone, o della spesa per il cenone con i parenti, sparirà tutto.
Resteranno gli insegnanti precari di cinquant’anni, i dottorandi, i ricercatori a ottocento euro al mese e quelli già con un piede sull’aereo che se li porta via, i docenti universitari messi in cattedra non per merito, ma per favoritismi o nepotismi, le maestre une e trine, gli insegnanti che si fanno il mazzo e quelli che invece non gliene frega più niente, i genitori attenti e quelli che i professori ce l’hanno con mio figlio, gli studenti che vorrebbero imparare e quelli che tirano a campare, già assopiti a vent’anni, resteranno pure i bambini, con gli occhi pieni di fiducia, ma insomma, resteranno, resterete, resteremo i soliti italiani.
Mi dispiace per voi, ragazzi.
 
 
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11 Risposte to “L’ONDA: OFFERTA SPECIALE”

  1. smirki175 Says:

    Analisi molto precisa quanto sconsolante, purtroppo. Aggiungerei una considerazione sul fatto che gli italiani sono un popolo “antico”, e detto così può apparire un aspetto positivo, ma il rovescio della medaglia subito pronto a sbucare fuori è che sono anche un popolo “vecchio”. La nostra lunghissima tradizione culturale e storica è al tempo stesso un patrimonio ed un fardello: siamo come un anziano disincantato che nella sua lunga vita ha visto tutto e il contrario di tutto, e stenta ormai a sbilanciarsi su scelte decise e nette, perchè la sua attitudine a ponderare le mille sfaccettature del reale lo tiene invischiato in una tela riflessiva che può diventare soffocante. Questo non accade, o accade meno, ai popoli giovani, che affrontano il mondo con pragmatismo e freschezza, rischiando e facendo scelte. Naturalmente non è una regola matematicamente vera (vedi le clamorose eccezioni di Cina ed India, ma anche qui il discorso sarebbe complicato) però è un aspetto della questione, a mio modesto parere…ciao 🙂

  2. DottorOsterman Says:

    Concordo totalmente sulla tua impietosa (quanto precisa) disamina.
    Se poi ci aggiungi anche la querelle (orchestrata ad arte) sulla nuova trasmissione “venerabile italia”, il quadro è completo, direi.
    Ma più che un quadro, mi sembra una crosta.

  3. harveyz Says:

    di analisi sconsolate, come sono state definite qui, io ne ho piene le tasche. si può affossare tutto e il contrario di tutto.
    sarà anche vero che i giornali vivono di titoli e poi via, si passa ad altro, ma chi ci lavora – non tutti per carità, come in ogni mestiere – ci mette l’impegno a capire, a guardare i fenomeni o semplicemente a raccontarli. il punto è che non leggiamo con attenzione. e questo non è colpa dei giornali. colpa dei giornali semmai è adeguarsi alla tv, rincorrere il gusto stanco del lettore.

    infine non credo nemmeno a scalfari, quando dice che non esiste un’opinione pubblica. certo che esiste. non esisteranno più i forti movimenti ideali, ma chi ha protestato in questi giorni l’ha fatto per delle ragioni serie.

    e credo che quando c’è qualcosa di serio, qualcuno si indigni ancora.

    scusami, dipoche, era solo per discutere con te, e con il tuo post intelligente.

  4. dipocheparole Says:

    @smirki: vero smirki. Questa credo sia una delle cause del nostro carattere. QUanto a Cina e India, sono antichi pure loro, ma sono popoli composti di così tante parti diffuse su un territorio così grande che forse la loro vecchiezza si stempera più facilmente.
    @doc: ci mancava pure quella.
    @harvey:
    Non do la colpa di tutto ai giornalisti. A certi sicuramente. Quelli che rincorrono il colpo grosso quotidianamente e che lasciano cadere i discorsi, per cui si limitano a dire che il politico X dice giallo, il politico Y dice blu, e non cercano di dimostrare se la verità sia giallo o blu.
    Sicuramente non leggiamo con attenzione i giornali, come ho scritto infatti, la grande maggioranza butta un occhio distratto e per lo più se ne frega di tutto quello che va oltre la porta di casa sua.
    Quanto all’indignarsi, sono sicura che esiste ancora qualcuno che provi questo antico sentimento e che sappia protestare per motivi seri, senò non saremmo qui a parlarne. Ma non è certo la maggioranza. E soprattutto non fa opinione pubblica.
    Nessuna scusa, mi fa piacere discuterne.:)

  5. anonimo Says:

    riprendo dall’ultima frase del (condiviso) post: mi dispiace per voi, ragazzi, che per riuscire a farvi un’idea lontana della realtà reale delle cose dovete (dovrete, dovreste) superare tante barriere e squarciare tanti veli di maya, ma tanti e al titanio!
    Noi potremo dirvela tutta ogni volta, fino a seccarci la gola, ma dovete (dovrete, dovreste) essere voi a prenderein mano la vostra vita..
    ciao elena 🙂
    mp

  6. anonimo Says:

    Scusa l’off topic, tu ci sei su face book? Se sì, ti mettersti in contatto con me, per favore?
    Grazie,
    Giovanni

  7. dipocheparole Says:

    @giovanni: ci sono per sbaglio e sotto falso nome, ma odio facebook e non lo uso. Contattami scrivendomi alla mail di splinder, sotto la lista dei commenti c’è il bottone “contattami”, così ti do la mia mail. (ora sono curiosa!:))

  8. cf05103025 Says:

    Scusa Dipòk, non ho tempo, ma dico solo che Scalfari è un mostro sacro che ha detto molte sciocchezze, sovente, coltivando benissimo il suo orticciolo di sinistchic, buona ultima quella dell’opinione pubblica.
    Che è l'”opionione pubblica”?
    Prima mi si dia una specifica definizione, poi ne discutiamo.
    Io so che l’opinione pubblica la si costruisce, ad arte e spesso, la si conia col potere dei partiti e sui giornali, la si falsa, qualora esistesse, il consenso o il dissenso possono essere forgiati e organizzati, lo dice la storia del ‘900.
    Poi basta, devo scappare, so solo che Cossiga è un uomo molto malvagio, detestabile, orribile.

    Mario

  9. anonimo Says:

    D’accordo, in parte. Che il concetto di “opinione pubblica” sembri costruito ad arte proprio per essere manipolato è vero. Sembra piuttosto la riduzione dell’idea di “coscienza dei propri diritti” che negli ultimi due secoli sembrava dovesse farsi strada nella nostra civiltà, ma che adesso sembra essere destinata a regredire verso una dimensione appropriata a un ovile. E’ il sogno di ogni disegno dispotico. Un sogno che presso di noi sembra realizzarsi più velocemente e meglio, proprio per il carattere che ci distingue. Noi creiamo il grottesco ed affoghiamo nel grottesco, perché di grottesco si muore. Grottesco come Cossiga che nella sua mala senescenze confessa candidamente la strategia del potere dal dopoguerra in avanti.
    Grotesque for ever

    Robilant

  10. anonimo Says:

    stupido splinder… scusa ma nn riesco a registrarmi…
    gpannacci@alice.it
    mi scrivi, per favore?

  11. agomast Says:

    E’ un bel post, scritto molto bene e argomentato in modo pulito. Se poi gli italiani sono così ( e lo sono. anche di piu’) be’ allora sono così e basta.L’opinione pubblica e’ qualcosa che dovrebbe esitere per due o tre cose al massimo ma questo vale per me che quando trovo due persone che sono d’accordo gia’ mi viene il prurito. E non vorrei mai che qualcuno fosse d’accordo con me, sarebbe poco serio.Conto sul fatto che tu non lo sia, naturalmente.

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