VI STA SIMPATICO?

Vandoosler tornava dal mercato. Fare la spesa stava diventando una delle sue mansioni. Non che gli desse fastidio, al contrario. Amava girovagare per le strade, guardare la gente, carpire frammenti di conversazione, mettersi in mezzo, sedersi sulle panchine, contrattare sul prezzo del pesce. Vezzi da sbirro, riflessi da seduttore, uno stile di vita. Sorrise. Gli piaceva quel nuovo quartiere. E anche la nuova casa. Aveva lasciato il suo nuovo alloggio senza alcun rimpianto, contento di poter ricominciare. L’idea di ricominciare l’aveva sempre attirato molto di più dell’idea di continuare.
Giunto in vista di rue Chasle, Vandoosler si fermò a considerare compiaciuto quella nuova zona della sua esistenza. Come ci era arrivato? Una serie di coincidenze. Quando ci rifletteva, la sua vita gli sembrava un tessuto coerente, anche se fatto d’ispirazioni disordinate, sensibili alla fugacità del presente e di nessuna tenuta sul lungo periodo. Di grandi idee, di progetti fondamentali ne aveva avuti eccome. Ma non ne aveva portato a compimento nessuno. Non uno, aveva sempre visto le sue più ferree risoluzioni soccombere alla prima sollecitazione, le sue promesse più sincere sfilacciarsi alla minima occasione, le sue parole più vibranti dissolversi nella realtà. Non c’erano santi. Vandoosler ci aveva fatto l’abitudine e quasi non se la prendeva più. Basta esserne consapevoli. Efficace e a volte perfino eroico nell’istante, sulla media durata si sapeva sconfitto in partenza. Quella rue Chasle, così curiosamente provinciale, era perfetta. Ancora un posto nuovo. Per quanto tempo? Un passante gli lanciò un’occhiata. Probabilmente si stava chiedendo cosa ci facesse lì fermo sul marciapiede con la borsa della spesa. Vandoosler immaginò che quel tizio avrebbe saputo spiegare per filo e per segno perché viveva lì, e magari anche tracciare un quadro del proprio futuro. Mentre per lui sarebbe stato difficile semplicemente riassumere il proprio passato. Una magnifica rete di circostanze, ecco come lo vedeva. Di azioni slegate, d’indagini riuscite o mancate, di occasioni prese al volo, di donne sedotte, di eventi formidabili ma passeggeri e di piste troppo numerose per prestarsi ad una sintesi, fortunatamente. Certo, non era stato indolore. È inevitabile. Per conoscere il nuovo bisogna disfarsi del vecchio.
 
 Da Chi è morto alzi la mano di Fred Vargas, Einaudi
 
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11 Risposte to “VI STA SIMPATICO?”

  1. anonimo Says:

    Efficace e a volte perfino eroico nell’istante, sulla media durata si sapeva sconfitto in partenza.

    Mi sta assai simpatico.

    Robilant

  2. DottorOsterman Says:

    La sua è una condizione comune a quella di chiunque si consideri solo di passaggio in questa rappresentazione (o farsa) che chiamiamo vita.
    Come me.

    Perciò posso dire che mi sta sicuramente simpatico. Da “syn-pàthos”.
    Si patisce insieme.
    😉

  3. lemmaelabel Says:

    “Mentre per lui sarebbe stato difficile semplicemente riassumere il proprio passato”
    Colgo la caratteristica necessaria per saper far questo: essere maestri della seduzione.
    Mi sta simpatico?
    Mi seduce.
    🙂

  4. anonimo Says:

    come disse qualcuno, in fondo, alla morte è importante arrivarci vivi.

  5. anonimo Says:

    ecco, ricominciare ogni tanto dovrebbe essere un diritto costituzionale! 🙂
    ciao elena
    mp

  6. dipocheparole Says:

    Anche a me sta simpatico, ovviamente, senò mica lo mettevo qui.:)
    Averlo come socio in affari o come fidanzato, magari sarebbe meno simpatico, perché uno che “..di grandi idee, di progetti fondamentali ne aveva avuti eccome. Ma non ne aveva portato a compimento nessuno.” dopo un po’, nella vita quotidiana, è da strozzare.
    Mi piace l’idea che ognuno di voi abbia preso il pezzetto o il concetto che gli piaceva.
    Il mio pezzetto è: “L’idea di ricominciare l’aveva sempre attirato molto di più dell’idea di continuare.” E anche: “Per conoscere il nuovo bisogna disfarsi del vecchio.” Ma forse una è conseguente all’altra.

  7. cf05103025 Says:

    io questa Mme. Vargas mica mai la lessi,
    e questo suo bel tipino mi sta discretamente sugli ammenicoli,
    se l’incontro gli do un cazzotto in testa,
    e il brano non mi colpì
    nè pe’ lo stile nè pel personaggio,
    ecco,

    sono un po’ nervoso

    MarioB.

  8. anonimo Says:

    Invece il mio pezzetto è questo:

    “Quando ci rifletteva, la sua vita gli sembrava un tessuto coerente, anche se fatto d’ispirazioni disordinate, sensibili alla fugacità del presente e di nessuna tenuta sul lungo periodo.”

    Praticamente una polaroid da cui faccio ciao ciao con la manina.
    Giovanni

  9. dipocheparole Says:

    @Mario: ah Mario! lo sapevo che a qualcuno il Vandoosler stava sugli ammenicoli! :))
    Però devi leggere la signora Vargas. E’ vero non ha un gran stile, ma scrive dei gialli un po’ surreali che secondo me ti piacerebbero. Suggerisco di cominciare con “Sotto i venti di nettuno”. Einaudi.

  10. dipocheparole Says:

    @Giovanni: eh, ognuno ha il suo pezzetto. Mi sembrava infatti un brano che non poteva lasciare indifferenti.

  11. cf05103025 Says:

    Grazie Dipòk,
    quasi quasi mi disinnervosisco e recomi da un mio amico il quale lesse tutto della Vargas, mi fo prestrare il detto libro,
    grazie
    Mario

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