THE PORTRAIT OF ONLYFEWWORDS

A me gli oggetti mi durano un sacco.
E non solo gli oggetti: anche i vestiti, i mobili, gli elettrodomestici, i muri delle case, le porte e le maniglie.
E poi, chessò, le matite per il trucco, il latte detergente, la crema idratante, le penne, le borse, le pentole, le padelle, i piatti, i libri, le scarpe, le sedie, i cuscini, il materasso, le lampade, l’automobile.
Non è che sono una fissata piena di manie, di quelle che dicono ocio qua e ocio là (occhio a questo e occhio a quello), non faccio così senò mi sporco, non faccio colà senò si rompe, e attento che senò mi spettini, e piano che senò si rompe, ma non so come e perché, ma pare che le cose mi durino in eterno.
Aggiungete il fatto che in tutta la mia vita ho perso soltanto: un guanto di lana beige a disegni jacquard, un orologio Omega, peraltro d’oro, con quadrante e cinturino di camoscio blu, (ma sono sempre rimasta dell’idea che me l’abbia fregato la signora dall’aria proba e onesta a cui avevo affidato la borsa prima di fare il bagno sugli scogli delle cinque terre) e una forbicina per le unghie, e capirete come sia facile che io sia circondata di cose apparentemente nuove, ma in realtà antiche.
Io stessa sembro apparentemente più nuova di quello che in realtà sono, e da un po’di anni evito in tutti i modi di dire la mia età per sfuggire alla solita espressione di stupore del mio interlocutore e al suo sguardo che improvvisamente si fa più acuto, indagatore, e curioso esaminatore non solo di zampe di gallina e di cedimenti strutturali, ma anche di abbigliamento, di modi e scelte di vita.
Invecchiare di solito non piace a nessuno, ma ci sono stati dei momenti in cui avrei voluto che i miei oggetti acquistassero un’aria vissuta, anzi, che finalmente diventassero così malridotti da poterli buttare via, che la mia casa cadesse a pezzi così da decidermi a cambiarla, e che la mia faccia e il mio aspetto, dimostrassero finalmente gli anni che hanno, per appartenere, almeno per una volta nella vita, a qualcosa: la classe delle donne della mia età.
Aaaah, che sollievo sarebbe, pensavo, non sentirmi dire per l’ennesima volta: ma tu sei sempre uguale, tu non sei mai cambiata, tu sembri sempre la stessa. Come se la vita mi fosse passata accanto e io fossi rimasta seduta lì a guardarla, attenta a non farmi spettinare.
 
Ma se io allora, un giorno, invece, vi dicessi: vieni, su vieni, e lentamente, in silenzio, una sera vi portassi, attraversando una lunga serie di scuri corridoi, fino alla pesante porta di una stanza remota. La chiave aprirebbe la porta con uno scatto che riecheggerebbe per i corridoi, questa cigolerebbe, girando sui cardini, e rivelerebbe una stanza vuota, ampia, buia, polverosa, rivestita di una logora tappezzeria. Avanzeremmo piano, allora, verso un alto paravento, ricoperto di uno spesso drappo color porpora e oro. L’oro manderebbe lievi bagliori alla luce della lampada che alzerei sopra le nostre teste, le assi di legno del pavimento scricchiolerebbero sotto i nostri passi, e sarebbe solo l’ultimo rumore prima che, con un unico, ampio gesto, strappando via il drappo, io rivelassi un magnifico schermo al plasma di duecento pollici.
I soccorritori, richiamati dalle vostre ultime urla, non saprebbero mai dire quale estrema terrificante immagine abbia provocato quell’espressione di puro orrore, che rimarrà stampata, per sempre, sulle vostre facce.
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6 Risposte to “THE PORTRAIT OF ONLYFEWWORDS”

  1. anonimo Says:

    Non per immodestia, ma capita anche a me quella cosa del “ma non cambi mai” e devo dire che un po’ mi intristisce perché io cambio, eccome se cambio e sono cambiato! Evidentemente conosco persone che frequento poco e forse superficialmente. Che sia il destino dei solitari quello dell’eterna giovinezza?
    (marino condannato alla giovanilità)

  2. dipocheparole Says:

    @marino: ecco! era proprio quella cosa lì: eccome se cambio!

  3. anonimo Says:

    clap, ri-clap e stra-clapclapclap!!!
    per forma, contenuto, significato e… consonanza piena!!
    supersuper :))))
    mp

  4. LineadiSenso Says:

    “Aggiungete il fatto che in tutta la mia vita ho perso soltanto: un guanto di lana beige a disegni jacquard, un orologio Omega, peraltro d’oro, con quadrante e cinturino di camoscio blu”

    soltanto? l’omega d’oro fa per 50 oggetti persi di ordinario valore 🙂

  5. dipocheparole Says:

    @mp:)
    @lds: negli oggetti smarriti non è importante la qualità ma la frequenza!:)
    e poi son quasi sicura che me l’ha rubato la signora proba.

  6. anonimo Says:

    La quasi introvabile schiuma wella (facevo chilometri per andare dal barbiere che me la procurava) mi garantiva un’aspetto giovanile e sbarazzino, grazie al quale tutti mi dicevano “ma non cambi mai, cazzarola, sei sempre uguale!”. Poi mi sono stufato di usare la schiuma wella e i miei capelli sono diventati quasi tutti bianchi e finalmente vengo trattato e considerato come un signore rispettabile di mezza età!
    Che volevo dire con questo? Boh, non ne ho idea…
    Giovanni

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