MAORI

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Lettura domenicale tratta dalle “lettere da lontano”, le mail dal giro del mondo. Questa arriva dalla Nuova Zelanda. Si parla di Maori, di Pakeha, di Kauri, di opossum e infine di tradizioni. Tanto per non dimenticarsi che fuori di casa c’è un mondo.
DSC00963L’autista del pullman Paihia/Auckland è un degno rappresentante della comunità dei Pakeha, come i maori chiamano gli europei arrivati nella loro terra nei primi anni dell’800. Alto, magro, roseo, un che del Principe Carlo d’Inghilterra, di quel biondo stoppa che mi fa pensare a degli avi inglesi o scozzesi. Diverso insomma, dall’autista dell’andata: un maori piccoletto e tarchiato, con i capelli ricci, scuri e gli occhi azzurri, in calzoncini blu corti e calzettoni bianchi, la divisa della Northliner Express, che tanto ricorda il passato coloniale inglese e a me in particolare il colonello Alec Guiness del Ponte sul fiume Kwai.
I Pakeha, all’inizio arrivarono soprattutto dall’Inghilterra, dalla Scozia, dall’Irlanda, ma anche dalla Dalmazia perché i dalmati erano abili nell’estrazione della resina dagli alberi giganti chiamati Kauri e considerati sacri dai maori. E a vederli, queste meraviglie di alberi, alti 30 metri, con diametri che raggiungono i 10 metri, perfettamente diritti, come un muro di legno vivente, e in grado di raggiungere i 1000 anni, non gli si può dare torto.
I Neozelandesi vanno molto fieri dei buoni rapporti di convivenza che hanno saputo raggiungere con la comunità dei maori, i quali diversamente dai tranquilli e sognanti aborigeni australiani, grazie alla loro tradizione di guerrieri, hanno saputo difendere i loro diritti fin dagli inizi (forse perché hanno subito dichiarato le loro intenzioni mangiandosi qualche marinaio del Capitano Cook o qualche volenteroso missionario anglicano). DSC01047
In realtà, sua maestà Vittoria, la regina d’Inghilterra, con il trattato di Waitangi del 1840, autoproclamandosi sovrana della Nuova Zelanda, ma facendo firmare il trattato anche ad una maggioranza di capi tribù maori, con grande abilità fece diventare la Nuova Zelanda parte dell’Impero britannico, avvalendosi dell’opera di convincimento e diplomazia dei primi missionari e dei primi suoi rappresentanti su litigiosi capi tribù maori, e avvalendosi anche di una traduzione non proprio corretta del trattato dall’inglese al maori, sulla quale tuttora si discute e che ha provocato innumerevoli controversie anche nella compravendita delle terre che gli europei acquistavano dai maori, tanto che ancora oggi chi compra un terreno nelle zone dei primi insediamenti può andare incontro a problemi di rivendicazione da parte dei discendenti degli antichi maori.
Insomma, qui I maori sono quasi allo stesso livello dei Pakeha, anche se noi europei, come sempre, quando siamo arrivati qui abbiamo portato malattie, alcool, fucili e introdotto animali che sono andati a modificare per sempre l’equilibrio di questo paradiso terrestre dove non esistevano animali predatori. Prova ne è l’abbondanza di uccelli che non sanno volare come il simbolo nazionale: il pacifico kiwi.
Quell’animalino carino che si chiama opossum, per esempio, introdotto in nuova zelanda dagli australiani, qui lo odiano perche’ si mangia di tutto, ne hanno circa 70 milioni di esemplari, e se lo incontrano guidando lungo una strada di campagna, lo riducono volentieri in frittata. In compenso, sempre in tema di salvaguardia della fauna, i maori quando sono arrivati qui dalle isole della Polinesia, hanno trovato molto facile cacciare e mangiarsi il povero Big Moa che era una specie di piccione terrestre e indifeso, alto 3 metri, che non sapeva volare, ma pare che fosse molto buono arrosto. E se lo sono mangiato fino a che si DSC00885e’ estinto, intorno al 1700. Da allora credo che i maori si siano buttati sul fish and chips e sul burger king perche’ sono tutti abbastanza in carne: omoni grandi e grossi e donnone alte, imponenti, dalla pelle ambrata, a volte ricoperti dei tatuaggi tradizionali, dagli occhi grandi e liquidi della gente polinesiana , un che di sognante e ironico nello sguardo e tutti con le gambe rigorosamente a X.
I maori sono ormai solo un 14 % della popolazione neozelandese, nella scala sociale sono un po ‘ sotto la media degli europei, ma, fieri delle loro origini e delle loro tradizioni, si danno molto da fare per affermare i loro diritti e per tenere viva la loro cultura e la loro lingua che e’ comunque ovunque nelle diciture ufficiali, al pari dell’inglese. DSC00880
A livello turistico, la tradizione maori ha una grande rilevanza, e dappertutto vengono organizzate visite e ricostruzioni di villaggi maori, cene tipiche e danze antiche, dove viene riproposta la famosa Haka, la rituale danza tribale che noi conosciamo perche’ la squadra degli All Blacks la ripropone all’inizio delle partite di rugby e che aveva lo scopo di intimorire i nemici. E in effetti, a vederli danzare, questi pezzi di uomini, dandosi grandi manate a braccia e gambe, roteando gli occhi, tirando fuori la lingua, tatuati di segni misteriosi e urlanti suoni minacciosi, incutono un certo rispetto.DSC00655
Poi, finita la rappresentazione ad uso e consumo dei turisti, le armi vengono riposte, il villaggio maori viene smontato, gli abiti tradizionali ripiegati, e guerrieri e danzatrici se ne tornano a casa a guardarsi le news delle 7 alla tivu. Il giorno dopo poi li vedi in giro in t shirt e pantaloncini mentre si bevono una coca dal Mc Donalds, o alla guida di qualche taxi o alla cassa del supermercato Woolworth. A quel punto mi chiedo sempre quanto valore e quanto senso abbiano per un maori ad Auckland, per un italiano a Sydney, per un marocchino a Milano o per un pakistano a Londra, insomma, per tutti quelli che, per un motivo o per l’altro vivono fuori posto, lontano dal loro mondo nel tempo e nello spazio, mantenere vive le proprie tradizioni, la propria lingua i propri usi e costumi, attribuendo a questi aspetti la propria identita’ di persone. Mi chiedo insomma se non sarebbe piu’ semplice accettare il nuovo e la nuova vita ed integrarsi, ma in effetti cosi’ perderemmo molte di quelle specificita’ e diversita’ che rendono il mondo bello e vario, o se invece sia giusto mantenere e tramandare, a volte contro tutti e contro tutto, la lingua dei Baschi in Spagna, il velo islamico a Parigi o il matrimonio combinato a Manchester.
Io, la risposta non ce l’ho.

 

 
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3 Risposte to “MAORI”

  1. notedisambigue Says:

    Non avrai la risposta, come non ce l’ho io, ma descrivi con stile esaustivo e leggero usi e costumi di altre civiltà.
    Brava. 🙂

  2. anonimo Says:

    io tendo ad accogliere le usanze dei posti dove vado, penso che questo il modo più giusto di assorbire la diversità del pianeta.
    Come si dice, paese che vai usanze che trovi, se le usanze te le porti appresso finisce il gioco (e il divertimento e la crescita, etc.etc.)

    ciao e come sempre complimenti :))

  3. dipocheparole Says:

    @ciao alcmy, grazie:)
    @mp: anch’io durante un viaggio, però non so come mi comporterei se dovessi vivere in pianta stabile in un altro paese. ciao:)

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