IL SIGNOR TOTO

Lettura domenicale dagli archivi del giro del mondo.
Giappone 144
Il Signor Toto in Giappone deve aver fatto i miliardi.
"Toto" è il nome del costruttore o della ditta che in Giappone ha prodotto tutti i gabinetti con cui sono entrata in contatto ravvicinato negli alberghi, per le strade e nei luoghi pubblici: negozi, bar e ristoranti durante il mio soggiorno giapponese.
I giapponesi dimostrano per i gabinetti una passione smodata, che appare così diffusa e così sentita, che non riesco a trovare un omologo nazionale italiano.
C’è da chiedersi come facessero prima della nascita del signor Toto, o in quali condizioni miserevoli fossero i loro gabinetti prima del suo avvento, per avere poi deciso di cambiarli tutti unanimemente.
Non so se arrivare a definire il Toto uno status symbol, perché, in effetti, il prezzo non è proprio stracciato e alla portata di tutti, perché va dai 70.000 ai 130.000 yen, come dire dai 500,00 ai 900,00 euro. (l’ho visto in vetrina, non e’ che voglio comprarmene uno).
Un bel po’ di più dei nostri gabinetti della ideal standard degli anni del nostro boom economico negli anni 60. Ma paragonare il nostro ideal standard ad un Toto, è come paragonare una Panda ad una Ferrari.
Intanto devo fare una premessa: come ho già detto altrove, la pulizia e la cura dei bagni giapponesi non hanno nulla a che vedere con quella dei nostri. Anche nella più infima osteria, ho trovato un bagnetto profumato, con i soliti quattro rotoli di carta igienica, un mazzolino di fiori e il Toto.
Di sicuro i giapponesi hanno una cura per i particolari, un gusto per le belle cose e un senso della pulizia e dell’ordine che da noi non esistono. O di sicuro è molto diverso, e certamente non si avverte nella gestione della cosa pubblica.
Insomma per farla breve, il Toto è un gabinetto de luxe e superaccessoriato. Giappone 077
Da noi, nei gabinetti moderni, esistono al massimo due possibilità: più acqua o meno acqua.
Il Toto, invece, è governato da una centralina elettronica con disegnati dei culetti stilizzati dove l’utente può scegliere: se vuole lavarsi davanti, dietro, in mezzo, a spruzzo, se vuole tanta acqua o poca acqua e altre opzioni che non sono riuscita a decifrare perché le istruzioni erano solo in giapponese. Inoltre, il sedile è meravigliosamente riscaldato, di solito ci sono appunto almeno quattro rotoli di carta igienica perché non si sa mai, un dispenser di coprisedile di carta, e un altro dispenser di detergente/disinfettante con le istruzioni per lavare il sedile prima di sedersi nel caso che qualche straniero sporcaccione l’avesse fatta fuori.

Ma la finezza insormontabile, in cui ritrovo tutta quella giapponesità così palpabile, fatta di timidezza, riserbo, gentilezza e rispetto per il prossimo, è un riproduttore acustico di scrosci d’acqua. Insomma un registratore elettronico di sciacquoni che si attiva con una fotocellula, passandoci davanti la mano nel momento del bisogno, appunto, e che va a coprire i rumori molesti.Giappone 142
Del riproduttore sonoro di sciacquoni, avevo già letto tempo fa a proposito delle grandi ditte giapponesi che avevano rilevato enormi costi nella fornitura d’acqua di cui non avevano saputo darsi spiegazione. Fatte le debite indagini, avevano scoperto che le timide e riservate impiegate giapponesi, quando andavano al bagno, per coprire eventuali rumori, usavano tirare l’acqua più volte. Fatti due conti, constatato che, moltiplicato il numero delle impiegate per le pipì fatte ogni giorno e i litri d’acqua sprecati ogni volta, si spendevano un sacco di soldi, i dirigenti avevano deciso di comprare questi dispensatori di suoni idraulici.
Questi registratori sono però una finezza che non ho trovato dappertutto. Probabilmente un optional del Toto.

La sorpresa è stato trovarlo all’interno di un tempio zen a Kyoto. Un tempio nel pieno centro della città, nel quartiere antico di Gion, uno dei quartieri superstiti, rimasto quasi illeso dopo i bombardamenti americani della seconda guerra mondiale. Tra l’altro ho scoperto che un buon 80/90% delle grandi città giapponesi è andato distrutto durante la guerra o nei molteplici incendi nel corso della storia, e che una buona parte dei templi è stata ricostruita tale e quale era prima della guerra e utilizzando gli stessi materiali. Dicevo, che in questo splendido quartiere, dove vivono tuttora le geishe, e si ritrova nelle strade, nelle costruzioni, nell’architettura e nell’armonia delle cose, lo spirito dell’antico Giappone, c’era questo piccolo tempio zen, il Giappone 129Kenninji, in cui mi sono persa per ore, meditando di diventare buddista, farmi monaca e vivere lì per sempre.
Un luogo incantato, fatto di silenzio, di passi leggeri di piedi scalzi sui pavimenti legno, di sommesso gorgogliare di fontanelle d’acqua e di prospettive insolite e armoniose: un giardino zen, con il ghiaino tirato a righe concentriche, che si intravvede tra le foglie rosse di un acero e i riquadri di carta di una parete scorrevole. Un piccolo acquario con un pesce rosso che si muove lentamente davanti ad una finestra aperta su un altro giardino dove diresti che ogni piccola pianta, ogni arbusto, ogni filo d’erba ha un senso nel suo colore, nella sua forma e nella sua posizione, ed è stato piantato lì, cresciuto e curato amorevolmente perché tu lo dovessi scoprire.
In questo piccolo tempio, il bagno, dove, come in tutti i bagni giapponesi, si entrava cambiando le ciabattine date in dotazione all’entrata, e infilandone delle altre, aveva il suo "Toto", e accanto al Toto sfiorandolo appena con una mano, gorgogliava l’optional.
E così, in un tripudio sonoro e molto zen, di cascatelle cristalline e di tintinnanti acque purissime, anch’io, come le timide e ritrose impiegate giapponesi, ho fatto la pipì.

 
Annunci

21 Risposte to “IL SIGNOR TOTO”

  1. cf05103025 Says:

    Cara Dipok,
    piacevolissima & ironica narrazione!
    Sono anch’io sensibilizzato agli usi e modi giapponesi poiché un mio figlio è tornato, da poco, dopo sette mesi di studi in Giappone, e mi ha fatto un testa così di ogni sorta di cosa nipponica, ma più che gradevole.
    Esso è innamorato dell’ Impero del Sol Levante, e credo che presto ci tornerà.

    Per far ‘na citazione, mi par di ricordare che Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli, raccontasse dei cessi pubblici ( o orinatoi) in calcestruzzo, di fabbricazione torinese, marca U.RENZI, unica opera pubblica del regime fassista situata nel paese lucano in cui fu confinato…
    MarioB.

  2. anonimo Says:

    per aggiungere un particolare, in Giappone ho trovato eccezionali anche i bagni dei treni, delle sale operatorie in confronto ai nostri eurostar!
    (grazie, mi hai fatto ritornare per qualche minuto nel sol levante… che nostàlghia) :-))

    mp

  3. DottorOsterman Says:

    Bene.
    Adesso non vedo l’ora di andarmene in Giappone per meditare e fare i miei bisogni.

    Non necessariamente nello stesso momento, è ovvio.
    ;D

    P.S.: Però ho una curiosità.
    La parola “Toto” in giapponese, è un nome proprio come il nostro Totò, una dedica al famoso gruppo musicale, una locuzione derivata dal latino, o altro?

  4. agomast Says:

    E di farti gheisa non ti e’ proprio venuto in mente, vero?

  5. anonimo Says:

    Elena-san, tu sai quanto condivida il tuo entusiasmo per il Giappone e la sua tradizione, nella quale le due anime dello zen e del bushido, apparentemente antitetiche, si fondono in una mirabile sintesi. Mi piacerebbe parlare di Mishima e della sua tetralogia “Il mare della fertilità”, che devi assolutamente leggere. Ma al momento non riesco a togliermi di mente un lottatore di sumo seduto su di un cesso Toto, mentre sfiora con leggiadra mano la fotocellula dell’optional…

    Yukio Robilant

  6. cf05103025 Says:

    Guarda caso sto per uscire ed andare a chiacchierare con un giapponese di nome Kiri,
    mah,
    Mario:)

  7. EligRapHix Says:

    Come dire che Cotugno ha il nome di un gabinetto… (ero tentata di usare un altro termine, ma odio la scurrilità). Questo in fondo si ricollega con quello che ho sempre pensato delle sue canzoni…

  8. cf05103025 Says:

    Ma lo sai, Dipok, che col simatico giovane ventenne giapu di nome Kiri, (amico di mio figlio) che aveva cucinato, lui, un ottimo curry di carne patate e carote con una sorta di dado aromatico, poi abbiamo parlato molto dei Toto e di altri tipi di cessi?
    Dico davvero :-))
    Poi, però e per fortuna, abbiamo sconfinato in bellezze italiche artistiche, cadendo poi in baratri di camorra, maffia e di peggio,
    ci consolò un ottimo Grignolino

    MarioB.

  9. dipocheparole Says:

    @Mario: mi ha assai piacere di avere in qualche modo contribuito alle conversazioni col giovane nipponico! Strano che cucinasse carne al curry, (sicuro che non fosse indiano?). Prova a chiedergli cosa diavolo ci provano i giap a giocare con i pachinko, se ti capita ancora sottomano.:))
    @Doc: non lo so da cosa arriva il nome Toto, forse una pars pro toto?, ma sarebbe riduttivo per l’universo.:)))
    @Robily: mi segno il titolo e poi ti saprò dire. 🙂
    Con l’orribile visione del lottatore di sumo seduto sul toto mi hai rovinato la leggiadra visione del tempio zen. ti odio.
    @ciao ago, ciao elig:)

  10. anonimo Says:

    Anch’io ti amo.

    Rob

  11. cf05103025 Says:

    Madonnamia, Dipok, era una specie di dado lungo al curry, lui dice che in Giappone lo usano molto, anche mio figlio; il giovinotto è di Nara, non di Mumbai, poi ha cotto il riso, comprato in un Asiamarket, qui vicino, in una pentolona dopo averlo lavato.
    Poi io gli cucinerò delle tagliatelle con ragouth fatto da me e quindi delle scaloppine di maiale aromatiche, con vino bianco, a mio modo. Ecco.:-))

  12. harveyz Says:

    che soggezione, questi bagni, dipoche.
    le ciabattine rosse sono come le lanterne rosse?

  13. anonimo Says:

    @Mario: che fame. vengo anch’io. RIcordati di chiedere al nipponico dei pachinko.
    @Rob: idem:)
    @Harvey: coniglia, le ciabattine rosse sono per i visitatori del tempio. In ogni luogo si entra in ciabattine in Giappone. Queste erano particolarmente lussuose.

    Dipok fuorisede (sarei in vacanza) (ma forse torno)

  14. anonimo Says:

    complimenti, un bellissimo post zen.

    ciao
    sergio garufi

  15. cf05103025 Says:

    Parlato stamani con Kiri di pachinko, dettomi di gioco d’azzardo con biglie.
    Ah! Risposto io.
    Già avevo esso veduto alla tibbusione, già.
    Dettomi grande piaga pe’ famiglie. Portatogli mio acquerrello essendo suo compleanno oggi, lui contento, poi partirà per qualche dì a Parigi, po’ un anno in quel de Napule a studiare vieppiù. Ecco, io relazionato.
    MarioB.

  16. cf05103025 Says:

    ahh, dimenticavo:
    anche nippo/dado lungo al curry da scioglier in acqua acquistato presso Asiamarket in Torino, via Gagliari, ecco

  17. harveyz Says:

    sono sacre, insomma.
    ciabatte sacre. non come i ciabattoni che siamo noi itagliani.

  18. dipocheparole Says:

    @sergio garufi: benvenuto! quale onore ospitarla nel mio umile blog! (Dipok-Elena-san versione geisha, con inchino, kimono e ciabattine ricamate:))).
    @Mario: ti ringrazio per avere relazionato con Kiri, ma la prochaine fois devi chiedere a Kiri perché cavolo i giap passano le ore davanti al pachinko se non ci si guadagna niente. Da quello che ho visto io, non sono come giochi d’azzardo, tipo i videopocker o cose simili, ma come i nostri flipper: si guarda la pallina girare. Insomma devo capire perché. (sono curiosa curiosa curiosa).
    @Harvey conigliamia: noi siam proprio trucidi ciabattoni, e loro in confronto eleganti colibrì. (colibrì? come mi è venuta?)

  19. DottorOsterman Says:

    Che io sappia la moneta di scambio del pachinko sono le sfere stesse con cui si gioca.
    Se ne compra un secchiello quando si comincia a giocare. Poi, se qualcuna casualmente entra nei fori vincenti ne fa vincere altre, che potranno successivamente essere giocate di nuovo, oppure cambiate con il loro equivalente in denaro.

    Ma quest’ultima operazione non può essere effettuata all’interno del locale dove si gioca.
    Qui le sfere vengono convertite in fiches, da cambiare a loro volta in soldi contanti all’esterno del locale stesso, presso sportelli predisposti a tale scopo.

  20. dipocheparole Says:

    grazie Doc! Infatti pur guardando e riguardando i pachinkatori non riuscivo mai a capire dove fosse il business. Vedevo solo queste palline di ferro che entravano, giravano e uscivano e l’ottundimento dei giocatori davanti alle macchine, in mezzo al frastuono delle biglie e della musica heavy metal sparata a tutto volume. Sono Pazzi Questi Giapponesi. (e loro diranno lo stesso di noi).

  21. lariflessiva Says:

    *sospiro*

    Sublime.
    Il signor Toto è un genio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: