PIANEROTTOLO

Pinchi e Mimi aspettano sulle scale. A quest’ora la loro padrona, la signora dei gerani, di solito scende lentamente i gradini, con le brache azzurrine del pigiama che spuntano dalla vestaglietta di tela a disegnini, e appoggiandosi al corrimano, va giù a chiudere la porta del giardino interno, prima di andare a letto.
A volte la incontro quando torno a casa, sulle otto di sera, la saluto ad alta voce già dai primi gradini per non apparirle davanti all’improvviso, e lei, con un sorriso un po’ affannato, si sposta lentamente per lasciarmi salire le scale. Di solito Pinchi è in ritardo, e lei, con voce velata, lo chiama più volte dalla finestra interna. Lui allora corre, miagolando con la coda dritta, e la signora dei gerani chiude la porta, dopo aver messo la chiave fuori dalla porta, in quello che è il suo nascondiglio segreto: una vecchia acquasantiera di ceramica dipinta a fiori rosa, appesa alla parete del pianerottolo.
Il tintinnio della chiave nell’acquasantiera ormai significa che la giornata è finita, che è sera, e fino al telegiornale del mattino, alle sei, o alle sette? dall’appartamento a fianco non arriverà più alcun suono.
Mimi di solito non si vede. Ormai è sui venti anni, una vecchia siamese dagli occhi spenti e dalla coda mozza, che emettendo flebili miagolii, avanza storticchia sulle zampette, e preferisce restare tranquilla, sul cuscino in cucina.
Stasera invece, come orfani, sono qui tutti e due. Pinchi, perplesso e inquieto, gli occhi verdi sgranati e un po’ spaventati, miagola dai gradini più alti. Mimi, si alza dallo zerbino e come una piccola cieca, si avvicina lentamente per venire a strofinare il musetto sui miei piedi. Avranno mangiato? La nuora della signora dei gerani, venuta a fare un po’ di ordine,  avrà pensato ai due mici?
Dalla porta socchiusa entro piano nella casa buia e silenziosa. Odore di muffa, di chiuso e di marcio. Un secchio arancione per lavare i pavimenti abbandonato in corridoio. Stampe ingiallite di fiori alle pareti. Un grande specchio barocco, ceramiche dipinte, una sedia coperta da un cuscino damascato, un tavolino coperto di lettere e un telefono a muro con accanto, a grandi lettere, una lista di numeri di telefono. La luce della cucina, un neon intermittente, si accende dopo qualche secondo e illumina una vecchia zuppiera sulla credenza, oggetti di rame alle pareti, vasi, vasetti, sacchetti e barattoli su mobili e sedie, tendine di pizzo ingrigito alle finestre. Una vecchia poltrona amaranto davanti alla televisione, il ticchettio di due sveglie e di un orologio appeso alla parete. Cercando tra scaffali, e armadietti ingialliti, trovo un grande vaso di croccantini e ne verso un po’ nelle ciotole dei gatti.
I due mici si girano a guardarmi mentre esco e spengo la luce.
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3 Risposte to “PIANEROTTOLO”

  1. anonimo Says:

    non ho capito un paio di cosette: ma sei entrata in casa tua piena di muffa a prendere i croccantini o sei entrata in quella della signora assente? e se assente, come mai la porta era socchiusa? e si entra così in casa d’altri? e se non c’era, dove stava la signora dei gerani? e i gerani dov’erano? e della nuora che ne è stato? se la sono mangiata i gatti? e se i croccantini erano invece esche avvelenate per i topi? mai che ti fai gli affari tuoi tu, eh?!!
    (marino poirrot)

  2. anonimo Says:

    Praticamente avrei scritto anch’io lo stesso commento di marino, però lo ha già scritto lui, cavolo. Allora mi sforzo di pensare qualcos’altro e penso che se la letteratura ha, tra i suoi compiti, quello di far nascere delle domande, tu, cara mia, sei bravissima.
    Giovanni colombo

  3. dipocheparole Says:

    ma tu senti questi due!!:)))
    ma altro da chiedervi non ce l’avete?
    Io che volevo scrivere un pezzo triste, di solitudine e sperdimento e vecchiezza e loro stanno lì a chiedersi perché la porta era socchiusa! ah ma domani vi frego io…

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