CHICAGO: TROOPS HOME NOW! UNA MANIFESTAZIONE AMERICANA

Quando ieri sera, girando per la tivu, su La 7, sono incappata per caso in qualche scena del film “Morte di un Presidente”, sono rimasta senza parole.
Stavo rivedendo esattamente la manifestazione contro Bush e la guerra in Iraq, in cui ero capitata l’anno scorso, in marzo, a Chicago.
Mi sono anche chiesta se la mia manifestazione, quella a cui avevo più o meno partecipato, fosse vera o finta, o se magari ero capitata proprio sul set del film. Le persone sembravano le stesse, i cartelli gli stessi, gli striscioni uguali, le strade erano esattamente quelle di Chicago, quello che cambiava era il numero dei partecipanti: più di diecimila persone era quello che si diceva nel film, circa cinquecento quelle che avevo visto io dal vero. E poi, le date erano diverse: il film era stato girato esattamente un anno prima, nel 2006, io invece a Chicago c’ero stata l’anno dopo, nel 2007.
E poi ero sicura di non avere visto telecamere.
Per la scheda del film vi rimando qui: www.movieplayer.it/film/11319/death-of-a-president-mortediunpresidente
 
Per la mia manifestazione invece leggete qui sotto:
 
DSC02626Lunedì camminavo per la Michigan Avenue, The Magnificent Mile come la chiamano qui, una sorta di Quinta Strada newyorkese o di Champs-Elysées francesi, quando ho incrociato due tipetti che avanzavano reggendo un sacchetto che, da come si comportavano, sembrava contenesse patate bollenti o nitroglicerina.
Uno di loro, un piccoletto scuro con i baffi, mi si è avvicinato velocissimo, ha estratto qualcosa dal sacchetto e me l’ha schiaffato in mano mormorando qualche parola. Era un volantino arancione delle dimensioni di una cartolina. Ma non il solito volantino di pubblicità di quel negozio o del tal locale. Era un volantino che informava che in occasione del quarto anniversario dall’inizio della guerra in Iraq, all’incrocio tra la State Street e la Walton Street di lì a poco si sarebbe tenuta una manifestazione di protesta :
 
TROOPS HOME
NOW!
PROTEST @ 6 PM
TODAY !
RALLY – 24 W.Walton Street (&State Street)
Followed by a BIG anti – war
March down Michigan Ave!
Stop Funding War
and Occupation!
 
DSC02610Subito mi sono diretta verso il posto, percorrendo tutta la Michigan Avenue da sud a nord. Ad ogni incrocio di strada sostavano una quindicina di agenti di polizia per lato. In cielo, poco più avanti, volteggiava un elicottero. Non sapendo bene dove fosse il luogo della manifestazione, ho iniziato a seguire quello che sembrava un giornalista televisivo in giacca e cravatta con tanto di microfono con la sigla della tivu in mano, e il suo operatore con la cinepresa in spalla.
Ho cominciato a pensare che si trattasse davvero di una cosa grossa, ma la gente per la strada continuava ad entrare ed uscire tranquillamente dai negozi come tutti gli altri pomeriggi.
Finalmente, voci ad un microfono, urla e applausi di quello che sembra un comizio mi fanno prendere la direzione giusta. Altra polizia, questa volta i reparti in bicicletta, con i giubbotti gialli rifrangenti con la scritta Chicago Police, gente a piedi che con cartelli in mano si affretta verso il comizio, fotografi un po’ DSC02611dappertutto, non so se per turismo o per professione, traffico un po’ rallentato intorno ad un incrocio.
E finalmente capisco cosa accomuna T., la misera cittadina in cui abito, a Chicago: la partecipazione numerica di persone ad una manifestazione politica.
Devo dire che a Chicago le cose vanno decisamente peggio perché da una popolazione di quasi tre milioni di abitanti mi sarei aspettata qualcosa di più di un quattrocento, cinquecento persone, ma vanno sicuramente meglio quanto a numero di poliziotti: pochi, senza scudi, caschi e manganelli e notevolmente più rilassati.
I partecipanti sono all’interno del cortile di una scuola recintato sui quattro lati, anche se tutto intorno al recinto fervono le solite attività collaterali: manifestanti che vendono giornali di partito o che distribuiscono volantini di eventi più o meno legati allo scopo della manifestazione. Come abbiamo visto mille volte nei film o nei telegiornali, in America tutto è un po’ déjà vu, quasi tutti i manifestanti hanno un loro cartello quadrato, retto da un bastone, e girano in cerchio all’esterno del recinto ripetendo slogan. All’entrata del cortile, una poliziotta cicciona con enormi occhiali da sole, mi consegna un volantino firmato Chicago Police Department, con le regole da seguire durante la manifestazione e il corteo che ne seguirà. Tutti i partecipanti lo prendono in buon ordine. Traduco dal volantino:
 
 
ALL’ATTENZIONE DEI PARTECIPANTI ALLA MANIFESTAZIONE:
 
La città di Chicago e il Dipartimento di Polizia di Chicago rispettano i vostri diritti garantiti dal
Primo Emendamento. E’ nostro onore e nostra responsabilità proteggere oggi il vostro diritto a manifestare e
a parlare liberamente in un tempo, luogo e modo ragionevoli, che assicurino la sicurezza pubblica vostra e delle
altre persone. La sicurezza pubblica è il nostro primario interesse.
 
Seguono gli orari della manifestazione e il percorso che dovrà seguire il corteo lungo le strade precisando che si dovrà camminare, non si potrà né sostare né fermarsi lungo il percorso e che i partecipanti dovranno disperdersi entro le 21 e 30. Il volantino si conclude con un garbatissimo “Please have a safe march”, concentrato di cortesia angloamericana.DSC02644
Quando lo leggo, da italiana, non so se ridere pensando alle nostre manifestazioni, rimanerne ammirata come testimonianza di società e di democrazia avanzata dove vengono rispettati i diritti di tutti i cittadini o incazzarmi per quella che sembra l’enorme ipocrisia di una società in cui quello che dovrebbe essere un atto di protesta, viene comunque inscritto, come un accordo tra le parti, all’interno di un codice di comportamento dato per scontato e accettato da tutti. DSC02630
Colta da un cortocircuito emotivo/internazionale non so bene che reazione avere, anche perché ai partecipanti sembra tutto assolutamente normale, e così mi limito ad osservare.
Chissà come, le persone che prendono parte alle manifestazioni hanno qualcosa di simile in tutto il mondo. C’è una globalizzazione anche degli atteggiamenti, dei modi di vestire o forse degli sguardi che accomuna chi si prende la briga di scendere in strada, mettersi in spalla un cartello o prendere in mano uno striscione e sfilare in mezzo a reparti di polizia ed elicotteri volteggianti sopra la testa, per far valere le proprie idee o protestare contro qualcosa.
DSC02632Ci sono dei precisi codici di comportamento non detti e non scritti, anche in circostanze che vorrebbero essere di rottura, di ribellione e di non conformismo, perché nessuno andrebbe mai ad una manifestazione in giacca e cravatta anche se magari guadagnasse mille euro (o dollari) al mese come cameriere al Holiday Inn, avesse appena finito il proprio turno di lavoro, il che giustificherebbe l’abbigliamento, si trovasse a passare di lì per caso e fosse d’accordo con lo scopo della protesta. Sono benvenute invece le tenute stile povero diavolo morto di freddo ma incazzato, appena uscito da turno di lavoro massacrante, o giovane arrabbiato con cappuccio della felpa in testa e giaccone dimesso. In Italia poi vanno ancora molto le varianti colorite tipo capelli rasta, cappelli peruviani, fasce di lana per le orecchie e ancora le kefiah palestinesi, e in estate magliette con il solito Che Guevara o altri slogan rivoluzionari più o meno attinenti.
Qui a Chicago la variante insolita è invece la bandiera americana. Qui (come in Italia), chi protesta contro la guerra in Iraq è tacciato di antiamericanismo che come offesa in questo paese mi da’ l’idea che sia l’equivalente italiano dell’accusare la madre di qualcuno di meretricio, pertanto per scacciare ogni dubbio, i partecipanti sono pieni di bandiere americane, magari con cucito sopra il simbolo della pace. DSC02634
Sono poi tantissimi i cartelli che chiedono l’incriminazione di Bush per crimini di guerra, o perchè bugiardo, o, accusa gravissima non patriottico : “Impeach Bush for war crimes” o “Impeach Bush, liar, unpatriotic”
C’è perfino una piccola banda, vestita alla buona, con quello che hanno trovato in casa, come i tamburini delle guerre di secessione, in rosso, bianco e blu, i colori della bandiera, cappelli e sciarpe in tono, che con saxofoni, tamburelli, trombe e tromboni cerca di suonare una versione un po’ moscia di “El pueblo unido jamas serà vencido”. A parte un messicano, sono l’unica che sa le parole e faccio un figurone.
 
L’altra variante statunitense è l’andamento del comizio che , un po’ sullo stile dei sermoni dei predicatori americani, è interattivo e prevede la partecipazione attiva del pubblico: “La volete voi la pace?!?!” “SIIII !!!”, “Non volete la guerra?!?!?!” “NOOOO!!!!” “E quando la volete la pace?!?!” “ORA!!!!” “Quando??” “ORAAA!!” “Quando???” “ORAAAAA!!!” . E poi sullo stile di “We are The World” incitati dal Quincy Jones di turno : “avanti , fatemi sentire!! Quando?!?” “ORA!! ORA!! ORA!!”.
L’unica nota un po’ sovversiva è un gruppetto di ragazzi vestiti di nero con fazzoletti sul viso, passamontagna e bandiera nera anarchica con il simbolo della pace. Sono gli unici fuori dal coro. Gli anarchici devono avere vita dura in un paese così fondamentalmente nazionalista e legato alle proprie regole.
Prima di andarmene a prendere il treno vedo lo striscione più convincente: è uno striscione rosso, sostenuto da quattro ragazzi dallo sguardo determinato: “ONLY THE PEOPLE CAN STOP THE WAR” firmato dal Workers Party U.S.A.
Speriamo bene. In fondo la guerra in Vietnam l’ha davvero fermata la gente.
 
 
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9 Risposte to “CHICAGO: TROOPS HOME NOW! UNA MANIFESTAZIONE AMERICANA”

  1. anonimo Says:

    elena, post grandioso!
    (molto intrigante il volantino della polizia… mi ricorda -au contraire- molte cose!)
    🙂
    MP

  2. anonimo Says:

    Per piacere ci puoi mettere il tempo di lettura come negli articoli di Vanity Fair? Così decido se starci tutta la mattina o meno . :)) :prrrrrrrrrrr
    (marino sberleffante)

  3. dipocheparole Says:

    @ciao MP. il volantino lo conservo ancora.:)
    @Marino: allora: tempo di lettura per Marino che sillaba: 3 orette. Per tutti gli altri: 12 minuti.

  4. DottorOsterman Says:

    Vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse cosa vuol dire questo film.

    L’avevano già trasmesso (sempre su La7 mi pare) diversi mesi fa, e incuriosito mi sono messo a guardarlo.

    Interviste false a poliziotti veri (o verosimili), riprese di manifestazioni montate ad arte (come ha qui testimoniato egregiamente dipoche), in pratica un non-documentario che parla di un evento mai accaduto come se fosse successo davvero.

    Fatto sta che dopo un pò mi è presa una noia mortale (oltre ad avermi dato parecchio fastidio la regia che di proposito rimane continuamente in superficie sull’argomento “politica estera all’americana”, evidentemente per non far torto a nessuno).

    “Il film che ha sconvolto l’America”.
    Ma sconvolto di che?

    Non posso fare a meno di continuare a domandarmelo.
    Che senso ha un film così?

  5. anonimo Says:

    Grassie
    (marino riconoscente)

  6. anonimo Says:

    Ma perché, scusa, i mericani,
    ci hanno sempre ‘sti cartelli del casso che sono tutti uguali che sembrano tanto disiplinati e poi ci tirano in giro certe rivolverate certe mitragliate che ti dico io?!
    Cioè uno dice: son tanto lì a puntino sorridenti, anzi ridanciani esagerati, tutti lì che si applaudono benbene alla Covention con ‘ste face pulitine e poi si sparano dietro co’ le mitraglie fan saltare il coso dell’Oklaoma, orca,
    io non so

    Ernesto

  7. anonimo Says:

    anzi, tanto per dire, per fare il coltivato, dico che il Philip Roth ogni tanto la tirava giù ‘sta frase:
    “l’innata violenza americana”….

  8. anonimo Says:

    This is great info to know.

  9. dipocheparole Says:

    @thanks Charlotte.:) see you!

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