DAL CORRIERE DEI PICCOLI AL NULLA

Da un po’ di giorni ogni tanto passo per questo bel blog: http://abbracciepopcorn.blogspot.com/ .
Ieri scrivo un commento al post del 17 agosto in cui si parla di fumetti, di Hugo Pratt e del “Corriere dei Piccoli”, ricordando che anch’io da bambina ero una lettrice del Corrierino, ancora prima che con un referendum tra i bambini lettori si decidesse di cambiare il nome da “Corriere dei Piccoli” a “Corriere dei Ragazzi”. Molti bambini si lamentavano di venire presi in giro dai compagni per leggere un giornale da piccoli e votarono per il “Corriere dei Ragazzi”.
Comunque, al di là del nome, non cambiò nulla, le firme erano le stesse, quelle dei più grandi disegnatori di quel periodo: Hugo Pratt, Sergio Toppi, Jacovitti, Mario Uggeri, Dino Battaglia, Aldo Di Gennaro. Pratt pubblicò a puntate proprio sul Corriere dei Piccoli la sua “Una ballata del mare salato” e forse fu proprio a partire dal Corrierino che si fece conoscere al grande pubblico.
Alla fine degli anni 70 però, l’Editore o chi per lui, (Wikipedia attribuisce la scelta nefasta al marketing del Corriere della Sera), decide di cambiare un’altra volta nome, che diventa l’orrido “Corrierboy”. Da lì in poi la decadenza.
“Corrierboy” voleva essere un “Corriere dei Ragazzi” con un occhio al pubblico ggiovane. Nasceva in quel periodo la classe sociale dei ggiovani e l’editore evidentemente non voleva essere da meno. Nel “Corrierboy” cambiò tutto: fumetti, contenuti, grafica e testata. I lettori non gradirono, per fortuna, e a poco a poco il giornalino sparì.
Secondo Giuliano, l’autore del post di cui sopra, la trasformazione del “Corriere dei Ragazzi” in “Corrierboy” fu un segno dei tempi: “…correvano ormai gli anni 80, uno spartiacque importante perché cominciava la tv commerciale in Italia. Qui si fa tanto parlare di ’68, e il ’68 è ormai roba di quarant’anni fa.
Chi si ricorda più di cosa diceva Fellini guardando i suoi film fatti a pezzi su Canale 5?
Quest’Italia qui non è figlia del ’68, quelli che hanno fatto il ’68 sono tutti pensionati da un pezzo. Quest’Italia è figlia di Canale 5 e di Wanna Marchi, ormai da un quarto di secolo.”
Sono d’accordo con Giuliano, e aggiungo che per noi che siamo figli del secolo scorso, e che soffriamo, (e chi soffre come me sono sicura che mi capisce), ora che le idee e i modi nati negli anni 80 sono merce e pratica comune, la grande sfida sarà conviverci.
Quello che mi chiedo però è questo:  avrà detto così anche mio nonno, classe 1880, per le idee nate negli anni 20? Insomma, la mia domanda è: ogni generazione pensa, avrà pensato, penserà la stessa cosa o per la nostra è Peggio?
 
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18 Risposte to “DAL CORRIERE DEI PICCOLI AL NULLA”

  1. cf05103025 Says:

    io che son di una generazione, o due, precedenti vedevo sul Corriere dei piccoli questi signori qui e mi divertivo un mondo:

    Quelli che citi tu, i fumetti di Pratt, etecetera, mi piacevano più che mai; per anni ho continuato a comperare fumetti, però del sig.Corrierboy, manco seppi che esisteva.
    Illuminante a 250 watt questo post.

  2. cf05103025 Says:

    Quello è Capitan Cocoricò con Bibì e Bibò.

  3. anonimo Says:

    Letto il tuo post mi prenede la nostalgia, così vado a ricercare il mio vecchio libro che raccoglie alcune storie del corriere dei piccoli, apro a caso:
    “Nell’Ucraina a poche miglia dal confine, vive gaio con un figlio ed una figlia Simon Takko zoccolaio. In bottega da sett’anni gli lavora un certo Gianni, nato a Nur oltre il confine, al di là delle colline.
    Luca il figlio di Simone è di Gianni l’amicone: buoni enrambi, sani e belli sono come due fratelli. Ma sui monti ecco addensarsi nere nuvole di guerra: il buon Gianni dee recarsi a difender la sua terra.
    La Selvonia arma in segreto e l’Ucraina minacciata lancia al popolo un decreto che mobilita l’armata.
    Luca il figlio di Simone vuol servir la sua bandiera, e in silenzio si dispone a partire a notte nera…”
    Sta’ a vedere che le tavole del corriere dei piccoli sono un po’ come i libri di nostradamus….
    Polidoro Piripicchi.

  4. dipocheparole Says:

    @Mario: bellissimi Bibi e Bibò:) In effetti il Corriere dei Piccoli nasce ai primi del novecento. Non che tu sia di quell’epoca, voglio dire, ma insomma, ;)) ha fatto la sua storia..
    @Giuvà: Ormai quello che succede è talmente assurdo che anche il Risiko sembra divinatorio.

  5. cf05103025 Says:

    Ti assicuro, Dipòk,
    che Cocoricò c’era quand ero piccolo, poi c’erano pure il Marchese e Tamarindo,
    il signor Bonaventura di Sto,
    e il sor Pampurio arcicontento del suo nuovo appartamento…

    Mario

  6. DottorOsterman Says:

    L’onda dei ricordi suscita spesso delle corrispondenze interessanti.

    La tua domanda mi fa venire in mente il divertente libro “Il più grande uomo scimmia del pleistocene” di Roy Lewis.
    Che dire, forse le questioni e le differenze di giudizio tra le diverse generazioni, da un certo punto di vista sono sempre le stesse.

    Personalmente conservo anch’io un bel ricordo della narrativa a fumetti legata alla mia infanzia, ma indipendentemente dalla palese mancanza di prospettiva di certi editori (aspetto di cui sono stato testimone in prima persona, dato che ho lavorato per lungo tempo nel settore), preferisco comunque evitare di ripetere continuamente “ai miei tempi”, visto che questi sono i miei tempi.
    Che mi piaccia oppure no, non ce ne sono altri.
    “L’acqua passata non macina più”, recita un vecchio adagio.

    Intendiamoci, non rinnego nulla del passato, lo tengo stretto nel mio cuore. Ma cerco anche di non dimenticare di vivere nel momento presente.

    Questo, secondo me, oltre a far mantenere un punto di vista obiettivo, è un modo efficace per evitare di invecchiare precocemente.

    Se non altro per il fatto che (parlando del tema in questione) autori e disegnatori creativi e intelligenti, grazie al cielo, ci sono anche adesso.
    😉

  7. habanera2 Says:

    Non mi andrebbe di svelare troppo la mia età ma ricordo anch’io Capitan Cocoricò, il signor Bonaventura, il sor Pampurio arcicontento ed altri personaggi dell’epoca.
    Era il mitico Corriere dei Piccoli dei tempi in cui dei piccoli si aveva ancora rispetto e non li si bombardava continuamente con il turpiloquio e la violenza.
    Cara Elena, ci siamo già incrociate su Abbracci e pop corn ma non conoscevo ancora il tuo blog.
    Ci sono arrivata, finalmente, attraverso Altri appunti di Remo ed è stata una gran bella scoperta.
    H.

  8. dipocheparole Says:

    @Caro Doc: al di là dell’argomento fumetti e autori, quando ho parlato di sofferenza per i modi e le idee nati negli anni 80, pensavo proprio a Canale 5 e a Wanna Marchi. Non perché Rete 4 o la Rai o qualunque altro imbonitore televisiv/parlamentare siano meglio, ma perché parlare degli anni 80 riferendosi a Canale 5 spiega tante cose dell’Italia di oggi. Canale 5 è un simbolo del cambiamento e dell’affermazione di idee e valori che tantissimi, forse, anzi senza forse, la maggioranza degli italiani, ahimé, oggi danno per scontati e che per me scontati non sono, anzi.
    Di questo parlo quando parlo di sofferenza e del dover forzatamente convivere con persone che sono mie contemporanee ma allo stesso tempo anni luce lontane da me. Hai ragione quando dici che questi sono i nostri tempi, e anch’io tengo molto ad essere ben radicata nel presente e a non lasciarmi sfuggire nulla di quello che ho intorno. Forse non ho ancora l’età per dire “ai miei tempi”, anche se un sacco di miei coetanei lo dice già da una decina di anni, ma non posso fare a meno di chiedermi se la rivoluzione che abbiamo vissuto negli ultimi quarant’anni di storia italica e mondiale sia più rivoluzione di quella che vissero i nostri bisnonni, nonni e padri. E non parlo solo di tecnologie: mio padre, che era del 1921, da piccola mi raccontava che quando era bambino per le strade, la sera, passava un omino con un lungo bastone e in cima una candela per accendere i lampioni. Credo però che, se fosse vissuto abbastanza, si sarebbe meravigliato meno di internet che di certi nuovi comportamenti. Mia madre, che è del 1930, in effetti, non solo usa il cellulare, ma manda pure i messaggini.

  9. dipocheparole Says:

    @Habanera: ciao!
    io forse arrivo un po’ dopo perché bibì e bibò li conosco solo per sentito dire.
    grazie dei compliments e benvenuta:)

  10. DottorOsterman Says:

    Comprendo benissimo quello che intendi dire, ma non metterei insieme i vari aspetti di un cambiamento globale senza tenere conto delle differenze espressive che ne costituiscono la base.

    Il ragazzino che come me andava a cercarsi i primi fumetti “alternativi” dell’epoca perché il corriere dei piccoli diventava corrierboy, era lo stesso che già aveva smesso da tempo di vedere la tv dei ragazzi perché ormai trasformatasi in bim bum bam o, peggio ancora, in piccoli fans.
    Chi ha una coscienza critica può riconoscere comunque la differenza.
    E chi non ce l’ha, non ce l’aveva ieri come oggi.

    Mi dispiace doverlo dire, ma penso proprio che la maggior parte delle persone preferisca lasciar pensare qualcun altro al posto suo (e per questo scopo la televisione va benissimo), piuttosto che mettere in funzione la poca materia grigia che la natura gli ha messo a disposizione.

    Ma se, tornando al discorso iniziale, posso notare che la narrativa a fumetti ben fatta, abbia seguito (anche durante gli anni 80 ed oltre) un suo iter ben preciso e tutto sommato molto interessante (del resto, come ho detto, fumetti interessanti si possono trovare anche oggi), lo stesso non credo si possa affermare per la televisione.
    Essendo il media generalista per eccellenza, è rimasta chiusa in se stessa per decenni, fino a diventare (o meglio, a rafforzare) quello che in fondo è sempre stata.
    Un’anacronistica forma di comunicazione, assolutamente auto-referenziale.

    Lo capì molto bene (e quasi in maniera profetica) Eduardo De Filippo già negli anni ’70 (quindi molto prima di Wanna Marchi & co.), quando, nel famoso aneddoto in cui venne chiamato al telefono per un’intervista, alla sua domanda “Chi è?” gli dissero “La televisione”, al che lui rispose “Un attimo che le passo la lavatrice”.
    😀

    La tv non parla d’altro che di se stessa.
    E’ un morto che cammina.
    Uno zombie che rumina, nutrendosi dei suoi stessi rigurgiti.
    Basti notare come tuttora stia tentando disperatamente di “tenersi al passo coi tempi”, senza riuscirci.
    Continua imperterrita a creare una pletora di non-personaggi del tutto assurdi, come Fabrizio Corona (tanto per citare l’esempio secondo me più indicativo del “modello di pensiero” più in voga del momento), per poi essere quasi costretta dal reale cambiamento in atto, a cercare spunti su internet che si rivelano essere delle enormi bufale.

    Come il filmato della macchina che sprofonda in un crepaccio sull’autostrada durante un terremoto (che girava in rete da anni e si sapeva benissimo essere un montaggio composto da uno studente di effetti speciali) o il nuovo allarme lanciato per il pericolosissimo “i-doser” (meglio conosciuto come “droga sonora”), ma che invero trattasi di cavolata a dir poco galattica.

    Per il resto, ogni tanto anche a me capita di vedere dei gruppi di ragazzotti “alla moda” e concludere che la loro generazione sia composta da microcefali, ma poi non posso fare a meno di pensare che l’identica osservazione avrebbe potuto benissimo farla mio padre osservando me a diciott’anni, pieno di borchie e coi capelli lunghi, in mezzo al pogo durante un concerto dei Ramones.
    😉

  11. PrimoCasalini Says:

    Però bisogna dirla tutta, anche se non è piacevole. D’accordo prendersela con l’ignorantaggine, ma cosa facciamo, tutti noi, oltre che lagnarci della situazione?
    Generalmente facciamo della culturaggine individualistica, e parlo soprattutto della rete, in cui mi sono stufato di vedere tanti blog ognuno colla sua bibliotechina Anobii e colla sua lista dei post migliori del giorno. Ma che si mettano insieme e si diano un progetto! Un gruppo qualificato di cinque persone può fare molto, basta uscire dalla sottocultura blogghiera basata sui commenti a complimentosità generalizzata. Tutto per far salire quel benedetto contatore che altrimenti non si schioda in modo spontaneo. E allora lo si fa in modo spintaneo. Noi ci stiamo provando in due blog (tu sai quali sono) e i risultati sono superiorim alle previsioni. Però vorrei vedere altri gruppi muoversi in quel senso: si fatica meno e si ottiene di più. Ma non lo vedrò: l’individualismo lagnoso prevarrà sulle individualità forti però concordi. E ognuno si lagnerà nel suo blogghettino di come va male il mondo…

    grazie e saludos
    Solimano

  12. dipocheparole Says:

    @Doc: parto dal fondo del tuo commento, dicendo che non penso assolutamente che i ragazzi oggi siano microcefali per il fatto di vestirsi da emo o da imitazione del punk anni 70. Ai tempi di mio padre si usavano i calzoni alla zuava e ora i pantaloni col cavallo basso: non cambia nulla.
    Quello che magari preoccupa è che i riferimenti anche per i ragazzi, oggi siano comunque gli anni 60, 70 o 80 e che abbondino le cover, le cover band, i rifacimenti di vecchie canzoni e che il mercato inglobi tutto senza pietà. Rimane il dubbio se questo significhi una preoccupante mancanza di idee e di originalità o se tutto sia da riportare alla estrema difficoltà per l’individuo di non farsi appunto ingoiare dalle leggi del mercato.
    Tu dici che “chi ha una coscienza critica può riconoscere comunque la differenza.
    E chi non ce l’ha, non ce l’aveva ieri come oggi.” Ti do ragione, ma paradossalmente, con tutti i mezzi di cui si dispone oggi, credo che proprio per l’invadenza e lo strapotere di questi mezzi, sia ancora più difficile formarsi una coscienza critica.
    Mentre scrivo comunque, ho l’impressione che di questo argomento potrei tranquillamente dire anche il contrario perché sono talmente tante e complesse le influenze, le variabili e così multiformi le esperienze che di questa epoca mi sembra quasi impossibile dare dei giudizi definitivi e provati.
    Forse bisogna limitarsi a osservare e navigare a vista mantendosi coerenti con le proprie idee.

  13. dipocheparole Says:

    @Primo Solimano: posso essere d’accordo sull’inutilità della lagnanza e sul fastidio generato dal blog salotto, con lo scambio di visite complimentose, i rimbeccamenti, le frecciate, i litigi, le invidie, la puzza sotto il naso con i nuovi arrivati, l’arredo del blog con i link giusti, la bibliotechina, i pezzi migliori, il presenzialismo per farsi conoscere e sotto a tutto la corsa al contatore. Tutto come in un vero salotto, dove al posto della libreria con i bei volumi rilegati da esibire c’è Anobii, al posto delle fotografie sul buffet ci sono i link con la gallery, e sui divani c’è seduto il letterato di turno.
    Non vedo invece la grande utilità del riunirsi in quattro o cinque a scrivere in un unico blog. Parli di risultati e di minor fatica. Dipende da cosa si vuole ottenere: non so che risultati vi aspettiate e quale sia la fatica di cui parli. E’ apprezzabile avere un progetto, ma non so quale sia il vostro. Forse sono io che non l’ho capito o forse non è così evidente.
    Io ho aperto il mio blog e semplicemente ci scrivo. Senza link, senza bibliotechina, senza gallery. Esco poco e faccio complimenti solo a chi, a mio parere, li merita. Chi passa di qua e si ferma è benvenuto. Per il resto non credo di fare né cultura né culturaggine individualistica. Sono solo una che si guarda intorno e scrive quando le va.

  14. DottorOsterman Says:

    Infatti.
    Forse avrò usato dei termini non idonei (la mia osservazione sui ragazzotti era solo una battuta), ma è proprio quello che intendevo sottolineare anch’io.

    Tra il prendere una posizione netta per i “bei tempi che furono” o schierarmi con il “nuovo mondo che avanza”, preferisco limitarmi a “navigare” esattamente come dici tu.

    Anche perché se si osserva bene, in tutte quelle variabili multiformi a cui giustamente accennavi, qualcosa di buono lo si può sempre (e comunque) trovare, dato che la storia dell’uomo in fondo è sempre uguale e sempre nuova.

    Potrei dire che la mia è una sorta di filosofia alla Giambattista Vico, ma con un innato ottimismo di base.
    😉

  15. cf05103025 Says:

    Per non sembrare colui che rimembra ancor, chiagnendo, quel bel tempo fatale di fumetti belli e puri, dico solo che il tempo attuale, per i media, tv, in paesi vicini pare scorrere diversamente, Francia e Germania hanno creato ARTE,
    in Inghilterra hanno la BBC,
    senza pubblicità, che offre spesso ottimi o dignitosi programmi. Insomma, io do ragione a Dipok: guardiamoci bene intorno, lo sbracamento, l’ottusità, il criptofascismo e le maffie dominano questo paese.
    La vecchia massima che affermava che conviene tenere il popolo nell’ignoranza perché lo si domina meglio funziona bene e sempre.
    Ed è proprio con gli anni ’80 che scoppia alla grande e palesemente l’ascesa del nuovo sistema sbraco & furto pubblico & perché non ci facciamo i soldi co la politica?

    MarioB.

  16. anonimo Says:

    Sono stata una lettrice accanita del corriere dei piccoli per anni (storie preferite: gianconiglio e la stefi) ma poi crescendo mi sono persa i passaggi della metamorfosi fino alla scomparsa. Molto interessante. Riguardo alla domanda, sì, io penso che più o meno ogni generazione abbia qualche difficoltà a convivere con quelle che la seguono.
    Barbara

  17. anonimo Says:

    Io invece ogni tanto passo di qui. Tutto ok?

    Pierfr..

  18. dipocheparole Says:

    @Doc: anch’io sono per Giambattista in fondo, e navigo a volte con ottimismo a volte no, cercando di tenere salde un tot di convinzioni.
    @Mario: qui un po’ c’abbiamo ragione tutti, perché per fortuna pensiamo un po’ tutti le stesse cose. Mai che mi entri un commentatore da lapidare!:)
    @Barbara: welcome:)
    gianconiglio e la stefi credo che vengano dopo i miei Corrieri dei Piccoli. La stefi non era la sorellina di valentina mela verde?
    @Pier: tutto bene. e lì? scrivimi, scriviamoci:)

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