CORRENTI

Tempo fa, leggendo questa notizia :

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/06_Giugno/28/paparelle_oceano_correnti.shtml

e soprattutto guardando la foto dell’oceanografo Curtis che nuota nella piscina del giardino di casa sua circondato dalle papere di gomma colorata, mi venne in mente la storia che scrivo qui sotto.
La trovo molto adatta al ferragosto. E poi questa volta c’è il lieto fine, via.

Non ci fosse stata mamma quella volta, che guardando la tivu mi disse: “Ehi Curt! Hai visto ‘sta cosa delle scarpe che sono cadute in acqua? Ma non è la stessa roba che fai tu? Seguire le correnti e cose così?”
Lei era in cucina, mi ricordo benissimo, stava preparando uno di quei sandwich che mi piacciono tanto, quelli con il wurster e tanta senape, il formaggio e le cipolline, gli stessi che faceva a papà tanti anni fa. Io ero davanti alla finestra e guardavo la signora Jones che, dall’altra parte del vialetto, in canottiera e calzoncini rossi, stendeva la biancheria in giardino.
Non ero proprio senza lavoro, ma in facoltà, qualche mese prima, mi avevano detto che sarebbe stato meglio se mi prendevo una pausa. A mamma non avevo detto nulla. Già era preoccupata per me da quando quella sera mi aveva visto arrivare con la valigia in mano. Non le avevo detto di Joanna, e lei non mi aveva chiesto nulla. Mi ero ripreso la mia stanza in cima alle scale, col tempo avevo poi sistemato le mie cose nella rimessa e tutto era continuato. Come una volta.
Io la sera mi mettevo lì con i miei libri, le cartine e le mie penne, e lei guardava la tivu, fino a che mi diceva sorridendo: “Ok Curt, io vado a dormire. Non fare tardi con i tuoi pesci”.

Il difficile era far passare le giornate. Certe mattine avrei voluto starmene a letto, sprofondare per sempre nel mare.
Lo sognavo spesso il mare. Mi chiamava. Acqua torbida, verde, trasparenze cupe. E quelle figure ondeggianti, sopra di me. Chi, o cosa, diavolo fossero non l’ho mai capito. Invece dovevo alzarmi, fingere di dover correre a prendere il treno per le lezioni in facoltà e invece scendere alla stazione prima dell’Università. Da lì, se era bello, camminavo fino alle banchine del porto, e per tutto il giorno guardavo le navi, i rimorchiatori, le gru, i container.
Quella volta delle scarpe era caduto un container in acqua durante una tempesta, e le scarpe avevano cominciato il loro viaggio per gli oceani seguendo le correnti. In fondo quello era sempre stato proprio il mio lavoro: seguire le correnti. Nel lavoro e nella vita, non avevo fatto altro. Fino a che Joanna non se n’era andata, e fino a quel maledetto giorno in cui mi avevano trovato nudo nella piscina. Il Preside, poi, mi aveva chiesto perché diavolo avessi rovesciato venti chili di pesci rossi nella piscina olimpionica vanto dell’Università. “Volevo nuotare tra i pesci”, avevo risposto.
Ma il naufragio delle scarpe era stato la mia salvezza. Mamma mi aveva dato l’idea, proprio quel giorno. Fino ad allora nessuno aveva pensato di studiare le correnti seguendo i relitti, e quando tornai dal Preside e gli spiegai che cosa avevo in testa, lui mi guardò come mi guardava prima di quella faccenda dei pesci rossi. Insomma, non come si guarda un idiota.
Poi, sono arrivate le papere. Trentamila papere, tartarughe, castori e rane.
Tutte disperse in pieno Oceano Pacifico, cadute da un container. Quella sera andai giù da Fred, ordinai due birre e festeggiai. Fred mi guardò un po’ strano, anche lui sapeva dei pesci rossi, ma ormai era acqua passata. Ormai, dopo le scarpe, ero una celebrità. Mi chiamavano in giro per tutto il paese a fare conferenze e parlare di relitti, naufragi e di correnti marine.
Ho conosciuto anche una donna: Perla. È stato via mail, lei aveva letto di questa cosa della ricompensa per chi trovava una paperetta. Ne aveva trovata una in spiaggia mentre era in vacanza nei dintorni di Esperance, in Australia.
Di notte continuo a sognare il mare. Ora però lo sogno azzurro, trasparente, luccicante. Io nuoto leggero, in profondità, alzo gli occhi e sopra, in superficie, vedo quelle piccole figure lievi, ondeggianti, gialle, nella luce del sole.

 

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2 Risposte to “CORRENTI”

  1. anonimo Says:

    che notizia carina! E carino anche il racconto. Io avrei voluto essere fra le paperelle finite in indonesia.
    Quack!

  2. dipocheparole Says:

    Quack Giuvà! se non ci fossi tu qui ad agosto!:)))

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