1 AGOSTO

Certo che anche tu, però. Che idea decidere di andartene proprio il primo di agosto.
Quando tutti vanno in ferie, le fabbriche chiudono, le autostrade si intasano e tutti stanno in colonna a fare l’esodo.
Se fossi stato qui il due agosto, e poi il tre e pure il quattro sono sicura che ci avresti riso su.
Un po’ come quando dicevi di questo o quel nipote: ma che idea ha avuto di sposarsi a fine luglio con il caldo che fa, e costringere tutti a mettersi in viaggio per andare al suo matrimonio. Ma non poteva sposarsi ad ottobre o a novembre, con il fresco e le castagne.
E invece il tre agosto di tanti anni fa, ventitre, già ventitre anni fa, invece di essere lì a riderci su insieme, eravamo in viaggio per riportarti indietro, a casa, dov’eri nato ma dove non ti piaceva tornare.
Guarda che piattume, dicevi, guidando e guardandoti intorno, quando alla fine eri costretto da qualche Natale, Pasqua o ricorrenza a tornare a far visita ai parenti. Guarda che paesi squallidi, tutti in fila sulla strada, con i cimiteri pure, in fila sulla strada. Guarda che facce poi, che brutta gente. E che nebbia, d’inverno. E che caldo, d’estate. E poi neanche un albero. E colline neanche a parlarne. Ma sarà mica una campagna questa? Solo cascine, zanzare e puzza di stalla da bassa padana. E la mamma si arrabbiava e si girava verso il finestrino, perché invece lei, lì, ci sarebbe tornata. Non forse a viverci, ma ci sarebbe tornata più spesso.
Quando morirò, ci dicevi, non spendete soldi per portarmi a C.
Ma smettila, dicevamo noi. Ma lo sapete quanto costa, tra trasporto e autostrade? Non vale la pena. E’ che abbiamo la cappella di famiglia e bisogna sfruttarla, senò rimarrei qui.
Fate così: voi mi vestite bene, mi mettete il cappello e gli occhiali da sole e mi mettete seduto in macchina, a fianco dell’autista. Chi vuoi che se ne accorga. Magari sarò un po’rigido, ma, se qualcuno chiede, potete sempre dire che ho il sonno pesante.
Alla fine, a questo pensavo quel giorno guardandoti là dentro, nella macchina davanti, con autista e tutto, a cui alla fine avevamo dovuto affidarti. E sembrava uno scherzo, uno dei tuoi, come quando dicevi: dai, aiutami a spostare la colonna in soggiorno che la mamma così può vedere la televisione dalla cucina. E, tra tavolini e soprammobili, appoggiavi le mani alla colonna e cominciavi a spingere: oooh issaaaa.
E mi veniva quasi da ridere, dietro gli occhiali da sole, e mi immaginavo che da là dentro o da là sopra, o da qui di fianco, o da dove sei finito da allora fino ad oggi, ma sicuramente non lontano da qui, mi guardassi, con il tuo sorriso buono, allungassi il braccio per farmi una carezza, che io allora cercavo sempre di evitare, ma non lo farei più, ti giuro, papà, non lo farei più, e mi strizzassi l’occhio.
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4 Risposte to “1 AGOSTO”

  1. anonimo Says:

    che bel ricordo, sembra ieri e sembra mai, ma comunque è sempre troppo presto… i miei genitori sono partiti per non si sa dove da tanti anni e a volte mi sembra di girarmi e vederli lì a fare le cose che ero abituato a vederli fare.. mah.
    condivido il modo lieve di ricordare e di raccontare il ricordo.
    ti abbraccio :-))

    medita partenze

  2. anonimo Says:

    insomma, avete deciso di farmi aprire i rubinetti???
    (post bellissimo grazie) M.

  3. anonimo Says:

    Mi hai fatto venire un cuore grosso cosi…bellissimo. Sei sempre più brava.
    un abbraccio
    e.

  4. dipocheparole Says:

    grazie a tutti.
    🙂

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