GIRO DEL MONDO

Ok. Ho deciso di mettere qui tutti i pizzini scritti durante il viaggio intorno al mondo.
Tanto l’ho fatto, anche se a volte mi chiedo quando diavolo è successo e se ero proprio io.
E se dal vero, ovvero quando parlo con qualcuno, e  per sbaglio, perché io proprio non ne parlo, viene fuori del viaggio, tutti finiscono per guardarmi come una marziana, almeno qui non mi sentirò addosso le occhiate di nessuno.
Sì, ho fatto il giro del mondo, va bene!? Posso?!  E’ vietato forse!?
Mi sono prenotata l’aereo come avevo fatto per anni per migliaia di clienti, ho lasciato un lavoro che non sopportavo più, ho fatto la valigia e sono partita. 
E se pensate che costi tanto, vi dico che conosco chi ha speso molto, ma molto di più per comprarsi la cucina o la macchina (utilitaria) nuova. E se pensate che ci voglia tanto tempo, vi dico che il tempo, prima, durante e dopo avrà tutto un altro valore. E se pensate che ci voglia coraggio, vi dico che il coraggio serve per fare altre cose. E se pensate che io non sia mica tanto normale, vi prego di guardarmi e riconsiderare la cosa: non mi vesto con sahariane caki e anfibi antiserpente, non ho capelli rasati, zaino in spalla e spray al peperoncino, né birkenstock, foularini indiani e ampi abiti di garza indiana. Non ho tatuaggi , piercing al capezzolo o all’ombelico, non ho neanche i buchi nelle orecchie.
Non sono né agguerrita, né audace, né temeraria, né incrollabile, e neppure dovevo dimostrare niente a nessuno, tantomeno a me stessa. Ero e sono una donna normale, disarmata, con una valigia con le rotelle. Volendo la valigia si poteva anche portare come uno zaino, ma poi mi facevano male le spalle e la schiena.
E se pensate che sia difficile farlo, vi dico pure che basta salire sull’autobus per l’aeroporto, poi su un aereo, poi su un treno, poi su un pulmann, poi su un autobus.
Ecco, sì, si cammina tanto. Un paio di scarpe l’ho buttato che ero ancora a Melbourne. Ma in fondo, quando sono partita, erano già vecchie.
Qui intanto si parla di Los Angeles, Hollywood.

LOS ANGELES, HOLLYWOOD

DSC02055Sono io che sbaglio tutto, perché con la mia testa italiana cerco sempre un centro che non c’è, un nucleo originale che forse c’era ma è stato spazzato via da altre sedimentazioni, una storia che non è una storia unica, ma è la storia di tanti, un equilibrio che non è mai esistito.
E così, in questi paesi che sto percorrendo, che, a parte il Giappone, sono paesi che hanno solo una storia recente fatta di immigrazione, (recente per la prospettiva italiana), mi ritrovo sempre spaesata e stranita a cercare involontariamente qualcosa che non c’è.

Los Angeles è la rappresentazione massima del qualcosa che non c’è: la città che non esiste.
In realtà ci sono dieci milioni di persone che abitano 88 cittadine che sono delle autostrade dove ad un certo punto si addensano negozi, centri commerciali, ditte ed abitazioni per poi sfilacciarsi in altre strade fatte di autorimesse, parcheggi e altri negozi più poveri che poi diventano altre strade fatte di villette e case che poi ritornano ad essere autostrade.
In certi punti la cosa è più definita e l’abitudine e il tempo sono riusciti a dare un nome preciso alla zona, ed ecco Downtown (che è come dire "giù in città "), Hollywood, Beverly Hills, Pasadena, Venice o Santa Monica, tanto per citare i quartieri turisticamente più rilevanti di questa immensa conurbazione.
Io però, ci ho messo due giorni a capire che Beverly Hills era questo stradone a sei corsie che è il Santa Monica Boulevard che corre per una ventina di chilometri dall’oceano Pacifico, da Santa Monica appunto, fino a Hollywood ed oltre. Uno stradone come quelli delle nostre periferie, da cui poi si dipanano una serie di strade laterali residenziali dove hanno sede le famose ville dei divi e dei ricconi di Los Angeles.DSC02058
Qualcuno di voi mi ha rimproverato di sdrammatizzare tutto in queste mie lettere da lontano, e di mostrare solo il lato per niente turistico: la polvere, il sudore e la spazzatura delle città e dei luoghi che visito. Ma che ci posso fare se la Melrose Avenue, citata dalla guida della Lonely Planet come una via piena di boutique, in realtà è uno stradone a sei corsie, con ai lati concessionarie di auto, ditte e brutti fabbricati, sporca, trafficata di camion e auto e vecchie corriere, punteggiata di qualche negozio carino ma, soprattutto, di bottegucce un po’ squallide di abbigliamento cheap e stravagante e dalle vetrine luride ricoperte di graffi e di graffiti? (tra l’altro lavare i vetri dalle finestre degli alberghi o delle abitazioni alle vetrine, non sembra l’occupazione preferita dalla Nuova Zelanda, all’Australia agli Stati Uniti).
Per trovare i negozi eleganti, bisogna invece andare sulla Rodeo Drive, una specie di Via Spiga milanese, ma senza i bei palazzi antichi: ed ecco allora un’infilata di boutique luccicanti e tirate a lucido delle grandi firme della moda internazionale, al 90% italiane, guardie private alle porte, e rari turisti giapponesi.
Anche sulla Melrose Place ci sono un sacco di negozi eleganti, soprattutto di antiquariato: mobili antichi di provenienza europea ed orientale, gioiellerie, tanti negozi di lampadari antichi, (pare che a Hollywood vadano tantissimo i lampadari di cristallo enormi a più bracci) e di mobili ed arredi appunto hollywoodiani: come enormi divani e poltrone in tessuto bianco, sostenuti da un’intelaiatura di ebano nero scolpita in forma di cigno, preziosi tappeti ed arazzi coloratissimi di trenta, quaranta metri quadri, scrivanie gigantesche, tavoli smisurati di legno massiccio, riproduzioni di piroghe indiane, marmi e capitelli corinzi trafugati chissà dove, insomma tutto quello che ci si aspetta da una villa hollywoodiana.
Il tutto esposto in grandi vetrine che nessuno guarda perché nessuno passeggia per le strade.

DSC02032Questa mattina, in giro per le stradine tra Beverly Hills e Hollywood, eravamo in dieci: io, due, tre spazzini, qualche passante con i cagnolini, (qui i cani sono sempre almeno due per padrone, preferibilmente Yorkshire o Chihuahua), e qualche sperduto turista giapponese.
E appena fuori della Melrose Avenue, in una delle tante stradine laterali, che cosa non erano le ville ragazzi! Non le ville dei divi, e neanche le case delle persone normali: le ville di chi vive a Beverly Hills, villette a metà strada tra la casetta di marzapane, il pueblo messicano, la baita di montagna e la fattoria normanna dal tetto spiovente di ardesia.DSC02062
Giardini curatissimi fatti di vialetti erbosi e ombreggiati di ficus giganti, palme sottili ed altissime, le palme della California, aranci, mandarini, nespoli giapponesi, magnolie, aiuole di fiori tropicali e giardini sassosi di cactus. E poi frontoni in stile partenone, palizzate fucsia, cancelli estrosi in ferro battuto, vetrate istoriate. E le auto parcheggiate lungo i vialetti delle case: niente al di sotto della Maserati o della Ferrari.

Però, appena un paio di chilometri più in là, verso est sulla Hollywood Boulevard, appena dopo la "Walk of Fame", la passeggiata lastricata delle stelle con i nomi dei divi del cinema, superato il Chinese Theatre con le impronte di mani e piedi di famosi attori, e il Kodak Theatre, il teatro della notte degli Oscar, riecco la faccia sporca di Los Angeles e di Hollywood. Negozietti di tattoo, di parrucche improbabili, di brutti souvenir, di biancheria sexy e negozi per adulti, e una varia, dolente umanità.
Del resto anche al cinema c’è sempre il backstage, e qui siamo a Hollywood.
DSC02099

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6 Risposte to “GIRO DEL MONDO”

  1. dipocheparole Says:

    Beh, non è che ce l’avevo con voi eh..
    :)))

  2. anonimo Says:

    no no, lo so, è che almeno a me mi hai fatto venire in mente che, dopo tanto viaggiare, mi sono un po’ troppo fermato. sarebbe ora di ripartire, in effetti.
    giovanni

  3. cf05103025 Says:

    bel pizzino assai,

    ma te quando eri a LosAngeles non l’hai visto il fantasma di Chandler che aggiravasi sconsolato co’ cicca penzola in bocca lungo la Milton Avenue verso le 6 del mattino, di tra le nebbie marine levantisi dell’Oceano?
    Io sì.
    MarioBì

  4. anonimo Says:

    molto bello (e che bello viaggiare!)
    😉
    MP

  5. dipocheparole Says:

    Grz, come sempre.:)
    @Mario: Chandler no. Però ho visto Rick Deckard. Nella prossima puntata..:)

  6. anonimo Says:

    bravissima nn potevi descrivere meglio los angeles ovvero una vera e proprio schifezza………. tanti km ho fatto per vedere questa meraviglia,.? una realtà stupenda se la vogliamo vedere è sotto i ns occhi l’ italia : pulita curata cultura nella qualità di vita e di gusti gastronomici l’ america siamo noi e tutti ci vogliono copiare viva l’ italia

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