L’ENTUSIASTA

Non sono mai stata un’entusiasta. Una di quelle persone che ti dicono: ti porto io dove si mangia la pizza più buona della regione. E ti fanno fare trenta chilometri per mangiare una Margherita. Oppure di quelli che dicono: devi assolutamente andare a vedere quel film, è me ra vi glio so. O di quelli che tornano da un viaggio e decantano tramonti rosseggianti e acque trasparenti, ma come essere in vasca da bagno eh?

In realtà, quando qualcuno mi chiede se mi sono divertita alla festa o alla cena del tale, non so mai bene cosa rispondere. Così, mentre lui aspetta la risposta, io, dentro di me, sto dispiegando la mia scala storica di valutazione, come una mappa su un tavolo. Divertita? Cosa vorrà dire divertita? Che abbiamo fatto gran risate come magari in quel periodo, venti anni fa, che ci si trovava al Bassanello tutte le sere? No, di sicuro non intende quello, e poi, comunque, risate non ne ho fatte. O intende che ho apprezzato la cucina, l’atmosfera, la compagnia? L’atmosfera? Boh. Ecco, sicuramente intende la compagnia. Che magari ho conosciuto persone interessanti. Ma come faccio a dirgli che, come al solito, per tutto il tempo mi sono chiesta come cavolo ero finita lì? E che però almeno si è mangiato bene, i gamberetti erano ottimi, e pure il dolce, però forse divertirsi non è quello. Così mentre in un crescendo di ansia sociale, sento che dovrei dare una risposta, ma so che la risposta non è quella giusta, e nemmeno voglio deluderlo, o impegnarmi in sofismi e distinzioni, in fondo nessuno vuole sapere se ti sei divertita alla festa di Paolo, perchè è un po’ come quando si chiede: come stai? e tu, anche se hai un principio di gotta e un aneurisma sul punto di scoppiare, mica devi andarlo a dire al primo che te lo chiede. Ma non voglio neanche dire una cosa per un’altra, anche perchè direi: oh mi sono divertita un casino, con quella faccia che odio, e che cerco di mettere su quando voglio fare l’entusiasta: il sorriso teso, le sopracciglia tirate in su, gli occhi che cercano di sprizzare energia, e un tono di voce vivace e più alto del normale. Una fatica immensa. Per poi lasciar cadere tutto il palco appena l’altro si gira, diventare catatonica e sussurrarmi: oddioddioddioddio. E così, alla fine, con un’aria serissima dico: sì sì. Punto.

Anni fa, feci impazzire un amico siciliano, con il quale, insieme ad altri sette, otto amici, avevamo affittato un appartamento al mare in quelli che erano i suoi luoghi di nascita prima di salire al nord.
Posti splendidi, niente da dire, e lui che faceva del suo meglio per farci vedere i paesi più pittoreschi, per farci visitare le spiagge più isolate, per farci mangiare gli arancini più buoni, il pesce più fresco e il gelato più fatto in casa. Alla sera quando si tornava a casa, in macchina, tra tutti, guarda un po’, era sempre a me che chiedeva: allora, com’era il gelato, ti è piaciuto? E io: sì, buono. E com’era la chiesetta? Eh? Gli affreschi! Hai visto che roba? E io: sì, carina. E il panorama? Hai visto che panorama? E fin dove si vedeva tutto, da lassù! E io: sì, sì. Bello. E il giorno dopo eravamo da capo. Lui a portarci in giro, sempre più disponibile, sempre più gentile e attento e io che mi guardavo intorno, visitavo chiese e monumenti, mi sedevo sulla sabbia, mangiavo il fritto misto, leccavo il gelato, e dicevo: sì, bello, carino, buono. Sempre con la faccia di Buster Keaton e il tono della voce automatica che fa gli annunci dei ritardi in stazione. In realtà, mi rendevo conto della sua crescente ansia e irritazione, ma che ci dovevo fare? In fondo sono figlia di mia madre che tuttora pensa che come stai? si deve chiedere solo se si va in ospedale a trovare un malato grave, che ci si bacia sulla guancia solo a Natale e forse al compleanno, e che quando mi saluta mi dice: arrivederci. Insomma, non sono preparata. Non ho le parole, nè i gesti adatti.

Ci ho messo gli anni a capire come fare, per esempio, per rispondere ad un invito. Allora, vieni a cena da noi sabato prossimo? Ah certo, molto volentieri, grazie. Invece di: ah… sì, grazie. Oppure, come rispondere quando non si ha voglia di fare qualcosa: vieni a bere l’aperitivo? Grazie, guarda, come se l’avessi preso, ma sono terribilmente di fretta, facciamo un’altra volta, volentieri. Invece di: no, … grazie.

Ci ho messo praticamente una vita, invece, per riuscire a formulare la frase giusta per andarmene. Da una cena, da un incontro, da un bar. Mi è venuta incontro l’usanza di qui, il congedo buono per tutte le stagioni e tutti gli ambienti: bene, io vado avanti. (Con la variante dialettale: bon, mi vo vanti.) Il giorno in cui ho scoperto l’uso di queste parole magiche, mi si è aperto un mondo: finalmente potevo alzarmi, dire: bene, io vado avanti, ciao, e andarmene, senza dover spiegare che non ne potevo più di stare lì seduta o che avevo voglia di tornarmene a casa a guardarmi il telegiornale o che non avevo assolutamente voglia di berne un altro, e che, no, non volevo essere riaccompagnata perché volevo poter passare da Bolle di sapone per comprarmi una matita per gli occhi, e insomma, potevo alzarmi e andarmene senza far finta di andare al bagno e poi uscire scappando senza salutare nessuno o facendo finta di aver visto qualcuno dall’altra parte della strada. Bon, mi vo vanti e via.
Ragazzi, un sogno.

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20 Risposte to “L’ENTUSIASTA”

  1. effettopauli Says:

    Fantastico
    G.

  2. anonimo Says:

    ‘cause you’ re very cool

    Robilant

  3. LineadiSenso Says:

    eheh 🙂

    vo vanti anca mi

    LdS

  4. cf05103025 Says:

    Provai ‘na sorta di gran piacere d’affinità in ‘sta cosa del:
    bon, mi vo avanti…..
    E’ che il pezzo è bellissimo, te c’hai la capacità fluida, come piacevol corrente, di porger cose da psico ‘nalisi & autoeducazione come fosse affare naturalissimo. Brava Dipok!
    MarioB.

  5. dipocheparole Says:

    @tutti: grazie:))

    @Robily: not so cool!..

  6. Wynck Says:

    Una persona in gambissima ( e pazza ) mi disse qualche tempo fà: và a leggere nel blog da dipocheparole.splinder.com : “sei tu con un corpo di donna da come scrive e parla, sei tu al Nord Italia da come descrive i tuoi posti al sud, sei tu da come sorride della sua solitudine di frontre al coro che sghignazza, e sei tu con la tua bellezza fisica se tu fossi donna”.

    Lì per lì ci risi sopra ma rimasi curioso e così venni e da allora non mi sono perso un post e …devo dire che le persone in gamba ( e pazze ) esistono. E geniali.

    La gotta e l’aneurisma di Harry del Lupo della Steppa, i gamberetti che adoro, stesse risposte a chi mi offre il caffè ( “sono già a tre…” dico per dire no ) e non parliamo del bacio sulla guancia: manco a Natale per me e se proprio devo mia madre e i miei fratelli.

    Sorrido al siculo che prova a farti vedere la Sicilia rustica ( in tutti i sensi ) e le cose buone da mangiare e vedere come a Napoli la pizza, il mandolino e ‘o Vesuvio: è una cosa che dico pure io a volte ma solo per le belle cosce nordiche della di lei ma poi una volta lì con tutto il rispetto per la Sicilia io penso che le sue cosce meritino più rispetto e attenzione delle granite con briosche e delle spiagge gratis incontaminate e via discorrendo.

    Non parliamo poi dei miei congedi agli inviti a convivii Rotaryani, scientifici, politici e sociali: faccio un patto prima essendo riconosciuta da tutti la miapassione epr il calcio e dico “Comunque vengo io alle 14 e 30 vado qualsiasi pietanza ci sia sul tavolo che alle 15 comincia la partita in Tv ” e la sera ho sempre una partita di uefa, Champions e League da vedere ( e non sono nè juventino nè interista nè romanista nè milanista: ma solo ed esclusivamente manchesteriano unitediano e rosanero…) e poi il Gran Prix ( sono maclariano probabilmente da piccolo per motivi colorati…) .

    Arrivato a casa ovviamente se c’è la partita svogliatamente ormai la guardo ( tranne l’ultima: la finale Chelsea-manchester è stata unica…) e di norma o vado a dormire o mi fumo qualche sigaretta dopo il caffè fatto da me a casa senza fare un accidenti di niente.
    E comunque non uso mai la scusa idiota di aver lavoro da finire perchè io di lavori da finire non è ho mai: sono tutti già finiti prima di cominciare e il resto è solo una formalità e chiacchera.

    Per il resto, DPP ( DiPocheParole: ironicissimo visto il fiume in piena che sei ) non posso che ringraziarti a nome di tutti i miei Rhom per il complimento unico e migliore quando hai detto da me: bella Wynck.

    Ecco, si, sei bella DPP.

    Wynck detto L’Unno

  7. dipocheparole Says:

    @Wynck: che dire? posso solo risponderti : miiiinchia Wynck!:))))

  8. proteus2000 Says:

    Dunque, ricapitoliamo:
    sei padovana, scrivi bene, fai l’impiegata, sei un po’ abulica…
    Niente, volevo offrirti una pizza (mi capita spesso di passare dalle tue parti), ma ciò che scrivi nell’ultimo post non è incoraggiante.

  9. proteus2000 Says:

    Avevo postato un commento, ma non l’ha preso. Riprovo (vediamo se mi ricordo cosa avevo scritto):


    Dunque, ricapitoliamo: abiti a Padova, fai l’impiegata, scrivi bene e sei un po’ abulica.

    Niente, volevo offrirti una pizza, ma ciò che scrivi nell’ultimo post non è incoraggiante.

  10. LineadiSenso Says:

    diosanto, c’ha pure un manifesto ‘sto blog. ‘n’avanguardia quindi.

    LdS

  11. dipocheparole Says:

    @Proteus: non sono di Padova, non faccio l’impiegata, non sono abulica, forse scrivo bene.
    E comunque anche il tuo invito non è incoraggiante.
    @Lds: io lo vedevo solo come una dichiarazione di intenti, ma se vuoi possiamo anche definire il blog
    d’ avanguardia. Non saprei avanguardia di cosa però…:)))

  12. proteus2000 Says:

    Non ne indovino una 🙂

  13. cf05103025 Says:

    Le ‘vanguardie ci hanno sempre qualcosa di bellicoso già nel nome che, ora e da un bel po’, forse, me scuccia assaissimo,
    ‘vanguardie. mah….
    Ai tempi del Fassio c’eran dei giovinottini, poveretti, tutti ‘mbardati nelle lor orbaciose divise che se chiamavano:
    ‘vanguardisti

  14. dipocheparole Says:

    @Mario, io son poco bellicosa, va, lasciami col mio blog davanguarda che non faccio male a nissuno !:) (perché quando ti leggo mi viene da parlare come te, poi?)

  15. anonimo Says:

    Mario, credo che il fastidio che provi di fronte al termine e al concetto di “avanguardia” derivi dal clichè formatosi nel secolo scorso. Il novecento è stato il secolo delle cosiddette avanguardie, ma anche il secolo dei proclami e dei manifesti strillati. Specialmente in Italia. Siamo abituati ad associare il concetto di av. a quei tromboni dei futuristi e a quell’ossesso del Marinetti. Ci viene quindi in mente, a ragione, il fascismo e lo squadrismo. Ma mentre dal punto di vista letterario il futurismo è oggettivamente sgradevole, la sua pittura presenta diversi punti interessanti. E poi il surrealismo, cos’era in principio se non avanguardia?

    P.S. ma l’icona accanto al tuo nome rappresenta forse un toast trafitto da una baionetta del diciannovesimo secolo? in tal caso altro che vanguard…

    Robilant

  16. LineadiSenso Says:

    l’avanguardia è per sua stessa definizione con lo sguardo avanti,
    quindi: un manifesto + bon, mi vo vanti
    fanno avanguardia 🙂

    LdS

  17. cf05103025 Says:

    gentil Robilant, lo so,
    sembra un mia ubbia quella di prendersela con la parola avanguardia, infatti lo è;
    io non ce l’ho con le avanguardie artistiche, ho ‘na forma di sindrome allergica per coloro che troppo la sbandierano, ancor oggi, a onore o difesa di tante opere.
    Ma è ‘na mia patologia, non fateci caso.
    Invece nell’iconcina mia sta n’opra mia polimaterica de circa ventanni fa ch’è fatta d’un libro di storia universale trafitto da bajonetta: ed esso sanguina, poveraccio.
    Come s’arguirà è n’opra simbolica.
    Grazie de l’attenssiòn!

  18. anonimo Says:

    ehehehe, letto e quoto quasi tutto (ad esempio non mi comprerei, ancora, una matita per gli occhi, :-)) )
    beh, vado avanti, a dopo!
    (medita partenze)

  19. dipocheparole Says:

    … un toast trafitto da una baionetta del diciannovesimo secolo…
    sto ancora ridendo.
    :)))))

  20. dipocheparole Says:

    oh, ma vi rendete conto che questo blog ultimamente viene letto da una cinquantina di persone al dì? così almeno dice il numeretto.
    Io comincio a spaventarmi. Tutta questa gente che legge i miei pizzini.

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