SPECCHIO DOPPIO

Giornata di pulizie.
Spolvero con lo svuiffer, finalmente senza i cinquantadue starnuti. Via la scopa elettrica per il pianerottolo, su per lo zerbino con le stelle, giù per la rampa di scale, che la signora Nilda semina ovunque terra di gerani, e peli di morbido gatto, e petali rossi a forma di cuore. Tiro poi il mocio Uileda di qua e di là. Raccolgo farfalline di tarlo, ne conto buchetti perfetti e polverina cannella sulla gamba del tavolo rotondo. Tolgo dagli angoli arabeschi argentei di ragno.
Controluce sulle piastrelle del bagno, sciolgo cirrocumuli di calcare e nembi saponosi. Pulisco perfino sotto il lavandino: rifiuto secco e rifiuto umido, flacone del fertilizzante, detersivo verde per i piatti, acetone, barattolo di acquaragia, viacal, bimbumbam, alcol, alcol n.2, guanto arancione morto, ex scodelle del micio, ex spazzole del micio, pentolino incalcarito, pannospugna di riserva, paglietta informe, vasetti di vetro, catino giallo, catino arancione.
Sposto il comodino, cadono due libri, un campioncino di profumo, un orecchino, una penna. Lanugine bluette di coperta sul parquet.
Raccolgo la carta in un sacchetto: contenitore delle uova, scatola del dentifricio, giornali, giornali, recensione del film di venerdì, giornali, scatola di cartone, biglietti del treno, pubblicità dell’euronics, buste aperte, giornali, giornali, vecchie fotocopie, ma quando le ho buttate via. Attacco perfino quattro chiodi: una foto, uno specchio marocchino, una cornice turca, un disegno di un amico.
Torno in bagno: una lunga foglia gialla pende dalla piantina in alto: troppa acqua? poca acqua? la guardo passando con la spugna sul doppio specchio rotondo con pantografo.
Lo specchio si svita, ha un capogiro, mi guarda, mi gira tra la mani, scivola, riflette, si appiglia, volto la testa, mi abbasso, allungo le dita, il braccio, un ginocchio, rimbalza, si rigira, si invola, è per terra. Specchio. Specchio, no. Specchio desolato. Specchio disgraziato. Tu non sai. Ma son sette anni. Cos’hai fatto. Che t’è successo. Non oso vedere. Non oso guardarti. Sopra sei perfetto, ma sotto. Sotto. Sotto. Sotto come sei. Come sarai. Lo sollevo, mi guarda, abbassa gli occhi, lo giro.
E’ rotto.

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3 Risposte to “SPECCHIO DOPPIO”

  1. cf05103025 Says:

    E’, secondo me, che te lo specchio mica l’hai trattato bene prima, magari era offeso che non c’avevi spifferato & sillabato:
    Specchio specchio de le mie brame..te sei il più bello del reame!
    Ecco!

  2. anonimo Says:

    Però la più brava e bella del reame sei sempre tu, cavolo.
    Giovanni

  3. dipocheparole Says:

    @Mario: per fortuna si è rotto lo specchio che ingrandisce. Oddio varrà doppio? 14 anni di disgrazie, visto che ingrandiva?
    @Giovanni! pure bella?:)

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